Fiat, la Polonia sorride anche senza Panda

A Tychy restano la Lancia Y, la vecchia Panda e la Ford Ka. E la produzione del motore bicilindrico, che ridurrà  le emissioni di un terzo e sul quale la Fiat punta per il futuro. A prescindere da Pomigliano, il peso della Polonia nel Gruppo aumenta

Antonio Fico - Rassegna.it • 22 giu 10 • Lavoro, economia & finanza nel mondo • 6 Viste • Nessun commento

In Polonia aspettano l’esito del referendum di Pomigliano con il fiato sospeso, e forse un po’ sperano che, all’ultimo momento, qualche cosa giri storto per la fabbrica italiana. Da quelle parti non hanno apprezzato la scelta della Fiat di spostare la produzione della nuova Panda in Italia. Il destino della fabbrica polacca di Tychy è diventato addirittura materia di scontro elettorale, con i candidati alla presidenza impegnati a fare la faccia dura con la multinazionale italiana.

Scene di guerra tra poveri. La lettera degli operai polacchi
Un gruppo di lavoratori della fabbrica Fiat di Tychy ha scritto ai colleghi di Pomigliano d’Arco che oggi, con un referendum interno, dovranno decidere se accettare o meno le condizioni della Fiat per portare la produzione della Panda in Italia. Chiedono ai colleghi italiani di non cedere alle richieste della Fiat. In questa lettera di solidarietà , gli operai di Tychy descrivono con crudezza i rapporti con la proprietà : “La Fiat gioca molto sporco coi lavoratori. Quando trasferirono la produzione qui in Polonia ci dissero che se avessimo lavorato durissimo e superato tutti i limiti di produzione avremmo mantenuto il nostro posto di lavoro e ne avrebbero creati degli altri. E a Tychy lo abbiamo fatto. La fabbrica oggi è la più grande e produttiva d’Europa e non sono ammesse manifestazioni di dissenso”.

La notizia del trasferimento della nuova Panda in Italia lascia sgomenti i lavoratori polacchi. “Da quel momento su Tychy è calato il terrore. Fiat Polonia pensa di poter fare di noi quello che vuole. L’anno scorso per esempio ha pagato solo il 40% dei bonus, benché noi avessimo superato ogni record di produzione”. Dalle parole che rimbalzano dalla Polonia non vi è traccia della fabbrica ideale di cui parla Marchionne. Certo Tychy è iperefficiente e iperproduttiva, ma i diritti dei lavoratori sono stati accantonati. Le relazioni industriali sono inesistenti. “Tra noi e la direzione – si legge nella missiva – non è mai esistito colloquio, solo una rapida visita di uno dei loro vicepresidenti due anni fa, poi basta”.

E’ questa la fabbrica che vorrebbe Marchionne a Pomigliano? “In questi giorni noi abbiamo sperato che i sindacati in Italia lottassero – affermano nella lettera i lavoratori polacchi – non per mantenere noi il nostro lavoro a Tychy, ma per mostrare alla Fiat che ci sono lavoratori disposti a resistere alle loro condizioni. I nostri sindacati, i nostri lavoratori, sono stati deboli. Abbiamo implorato per ogni posto di lavoro. Abbiamo lasciato soli i lavoratori italiani prendendoci i loro posti di lavoro, e adesso ci troviamo nella loro stessa situazione”.

Tychy fa il “salto”
Ma se si accantonano gli umori e si passa ai “fatti” del piano industriale, le cose cambiano. Forse gli stabilimenti polacchi non andranno così male come si vuole far credere. Il piano assegna a Tychy la produzione, a partire dal 2012, della Lancia Y, il modello che oggi si produce a Termini Imerese. La produzione prevista è di 120 mila vetture, che non compenserà  le 300 mila Panda prodotte in media. Nel 2009 Tychy da sola ha prodotto oltre 500 mila vetture, più di quante ne hanno realizzate gli stabilimenti italiani messi insieme in un anno. La superproduzione costa caro: porta qualche soldo in più in busta paga, ma per sostenere questi ritmi di produzione gli operai polacchi hanno lavorato a colpi di straordinario, anche 21 turni di fila, con paghe sicuramente più basse di quelle italiane: mediamente, gli operai Fiat in Polonia prendono un lordo medio annuo di 11 mila e 580 euro per 48 ore a settimana, contro i 24 mila dei colleghi italiani.

Pochi sanno, però, che accanto alla Lancia Y quell’impianto continuerà  a produrre la vecchia Panda, la 500 e la Ford Ka (frutto di un accordo con l’azienda tedesca). “Già  adesso si fanno a Tychy meno straordinari di prima, ma a causa del calo di mercato e non certo per il piano industriale che sarà  attuato solo tra un anno e mezzo– spiega Enzo Masini, responsabile auto della Fiom-Cgil – ma, quello che sfugge è che quell’impianto fa il salto di qualità : passa a produrre un modello di segmento superiore, rispetto a quello della Panda”. Inoltre, Marchionne ha pensato di trasferire in Polonia anche la produzione del motore bicilindrico. È il motore del futuro, che ridurrà  le emissioni di anidride carbonica e i consumi di benzina di un terzo. Poteva essere assegnato allo stabilimento di Pratola Serra, in Campania, ma sarà  realizzato nello stabilimento di Bieslko Biala, che vedrà  crescere gli addetti dagli attuali 600 a 1500. Messe insieme, le due cose ci dicono una cosa: la Polonia accresce, con il Piano, il suo ruolo all’interno del mondo Fiat, anche senza la nuova Panda.

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