Oim: “I migranti saranno 405 milioni nel 2050″

Rapporto 2010. La forza lavoro nei paesi in via di sviluppo crescerà  da 2,4 miliardi del 2005 a 3,6 miliardi nel 2040. “Se gli Stati e le organizzazioni non uniscono le forze il mondo sarà  colto impreparato”

Redattore Sociale • 30 nov 10 • Studi, Rapporti & Statistiche • 25 Viste • Nessun commento

GINEVRA – Il mondo sarà  colto impreparato dal passo incessante della migrazione se gli Stati, le organizzazioni internazionali e la società  civile non uniranno le loro forze per rispondere alle sfide che il fenomeno comporta. E’ quanto sostiene il Rapporto sulla Migrazione nel Mondo 2010 lanciato oggi a Ginevra dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni. Il rapporto “Il Futuro delle Migrazioni: capacity building per il cambiamento” rileva che, nonostante le centinaia di milioni di dollari spesi ogni anno per rafforzare la capacità  di gestione dei flussi migratori da parte degli Stati, le risposte ai cambiamenti delle migrazioni attuali o emergenti sono spesso a breve termine, lacunose e frammentarie.

Il numero di migranti internazionali è oggi stimato intorno ai 214 milioni (quelli interni sono 740 milioni) e, se continuerà  a salire allo stesso ritmo nei prossimi 20 anni, potrebbe raggiungere quota 405 milioni entro il 2050, mentre la forza lavoro nei paesi in via di sviluppo crescerà  da 2,4 miliardi del 2005 a 3,6 miliardi nel 2040.

Nel 2010, il numero dei migranti internazionali in Africa è stimato intorno ai 19 milioni, e rappresenta poco meno del 9% del numero totale dei migranti nel mondo. Il numero totale dei migranti provenienti dall’Africa è di quasi 23 milioni. La migrazione interregionale rappresenta la forma più comune di migrazione, che comprende i tre quarti dei flussi migratori nell’Africa dell’Est, Ovest e Centrale. Negli ultimi 5 anni (2005-2010) il numero dei migranti nell’Africa del Nord è aumentato, raggiungendo la quota di 1.8 milioni di unità  nel 2010. La Nigeria è il paese che riceve la maggior parte delle rimesse in Africa con più di 600 milioni di dollari nel 2008. In totale le rimesse sono pari a 414 miliardi di dollari nel 2009, oltre 316 ai paesi in via di sviluppo. Con 42.8 milioni di migranti nel 2010, gli Stati Uniti d’America rimangono il primo paese di destinazione, accogliendo circa il 20% di tutti i migranti del mondo.

Considerando che la domanda di lavoro dei paesi di destinazione è al momento superiore all’offerta di lavoro dei paesi di origine, i canali di migrazione illegale resteranno una regola e non l’eccezione. Le nuove forme di migrazione irregolare inoltre stanno sempre più interessando categorie che hanno bisogno di protezione internazionale: minori non accompagnati, richiedenti asilo, vittime di tratta e persone che fuggono dagli effetti del cambiamenti climatici. Un fenomeno che sfiderà  ulteriormente gli Stati nella loro capacità  di rispondere con un approccio umanitario ai flussi migratori.

“Senza investimenti significativi nelle tematiche migratorie, non ci sono dubbi che le criticità  legate ai diritti dei migranti e alla loro integrazione nelle società  ospitanti siano destinate ad acuirsi”, affema William Lacy Swing, direttore Generale dell’Oim. “Investire e pianificare nel futuro delle migrazioni aiuterà  a migliorare la percezione pubblica dei migranti, che ha subito negativamente gli effetti dell’attuale crisi economica. Contribuirà  anche ad alleggerire la pressione politica sui governi per progettare iniziative a breve termine sul tema dell’immigrazione”

Il rapporto mostra che, nonostante la crisi economica, il numero totale dei migranti è rimasto stabile nel corso degli anni, in quanto relativamente pochi hanno fatto ritorno a casa nonostante l’elevato tasso di disoccupazione. Disoccupazione che però nel 2009 ha causato il calo solo del 6% delle rimesse verso i paesi in via di sviluppo, mentre alcuni paesi, come Bangladesh, Pakistan e Filippine, hanno registrato un aumento del volume delle rimesse. Lo studio dell’Oim identifica mobilità  lavorativa, migrazione irregolare, migrazione e sviluppo, integrazione e cambiamenti climatici come le aree che subiranno i maggiori evoluzioni nei prossimi anni e in cui è necessario investire.

Tra le raccomandazioni del rapporto: rafforzare legislazioni nazionali e politiche sugli spostamenti interni causati dai cambiamenti climatici; rielaborare dati più esaustivi su migrazione irregolare e mercati del lavoro; contrastare la tratta di migranti e il traffico di esseri umani consolidando la capacità  dei paesi di transito a dare assistenza ai migranti irregolari.

“In tema di migrazione non è necessario reinventare la ruota e nemmeno dare fondo ai conti bancari. Soluzioni umane ed efficaci per le problematiche migratorie sono a portata di mano. Si tratta solo di stabilire delle collaborazioni e di stanziare risorse  in modo efficiente, con uno sguardo al futuro per delineare politiche oculate e di lungo termine, basate sui fatti e non sull’opportunismo politico di breve periodo”, conclude Swing.

 

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