rapporto 2015

L’agenzia AGI sulla presentazione del Rapporto diritti globali 2015

Crisi: Camusso, Italia resta uno dei Paesi piu’ diseguali

redazione • 18 Nov 15 • Copertina, Rapporto sui Diritti Globali, Studi, Rapporti & Statistiche • 1174 Viste • Nessun commento su L’agenzia AGI sulla presentazione del Rapporto diritti globali 2015

(AGI) – Roma, 17 nov. – “Le scelte di tutti gli ultimi governi hanno amplificato le debolezzestrutturali del nostro sistema-Paese che ne hanno caratterizzato il declino

nei primi anni Duemila e che, nella crisi, hanno portato a registrare la

maggiore intensita’ recessiva tra tutti i principali Paesi

industrializzati”. Questa l’ opinione del segretario generale della Cgil,

Susanna Camusso, alla presentazione del Rapporto sui diritti globali 2015.

Per Camusso “le misure intraprese e le riforme avviate hanno solo indebolito

i lavoratori, i pensionati, la societa’ e peggiorato le prospettive delle

nuove generazioni. Negli ultimi sette anni, la disoccupazione, soprattutto

giovanile e femminile, ha raggiunto livelli inaccettabili. All’ insegna

dell’ euro-austerita’, i tagli alla spesa e le continue distorsioni del

sistema fiscale hanno rafforzato l’ alleanza fra profitti e rendite a

scapito del lavoro e della crescita del Paese. L’ Italia resta uno dei Paesi

piu’ diseguali del mondo e anche nel nostro Paese una stretta alla

democrazia che colpisce anche i corpi intermedi, e in particolare il

sindacato, getta un’ ombra sul futuro”.     “Oggi piu’ che mai – conclude

Camusso – e’ indispensabile ridurre le diseguaglianze, ridare valore e

dignita’ al lavoro. Per farlo, serve una vera politica espansiva, con un

nuovo ruolo economico dello Stato e una rivitalizzata democrazia economica.

Serve il Piano del Lavoro elaborato e proposto al Paese dalla Cgil. Da parte

nostra, l’ impegno nel rinnovare rappresentanza e contrattazione ha come

scopo principale proprio quello di portare il Paese fuori dalla crisi, anche

per costruire un’ Europa forte e solidale”.

 

Ue: Rapporto diritti globali Cgil, rischio poverta’ per 122, 6 mln 

(AGI) Roma, 17 nov. – Nella Ue ci sono 122,6 milioni di persone a rischio poverta’

ed esclusione. All’ inizio della crisi erano 116 milioni, vale a dire quasi

un europeo su 4. Alcuni Stati membri hanno percentuali ancora piu’

drammatiche come la Bulgaria  (48%), Romania  (40,4%), Grecia  (35,7%),

Ungheria  (33,5%), a fronte di percentuali tra il 15 e il 16% di Paesi come

Svezia, Finlandia, Olanda e Repubblica Ceca. L’ Italia registra il 28,4%,

dato superiore alla media europea, per un totale di 17,3 milioni di persone.

Lo scrive il Rapporto sui diritti globali 2015, promosso dalla Cgil ed edito

da Ediesse.     A fronte di questo drammatico quadro – si legge nel Rapporto

– nel quadriennio 2008-2012 l’ Europa ha complessivamente disinvestito nel

welfare, con un taglio sulla spesa sociale europea di circa 230 miliardi.

Dal 2007 – prosegue il Rapporto – le Banche centrali di tutto il mondo hanno

aumentato la quantita’ di moneta da 35mila a 59mila miliardi di dollari. Una

liquidita’ che non e’ ‘ sgocciolata’ sulle famiglie e sulle piccole imprese,

a causa della “sciagurata politica dell’ austerity che ha creato ingiustizia

sociale”. Ottanta super-ricchi possiedono la stessa ricchezza del 50% piu’

povero della popolazione mondiale.

Ue:  Rapporto diritti globali Cgil, rischio poverta’ per 122,6 mln  (2)=

(AGI) – Roma, 17 nov. – “Il titolo scelto per l’ Expo 2015 – prosegue il

Rapporto – ha posto il tema del cibo all’ attenzione mondiale. Ma ha

sostanzialmente eluso la riflessione e l’ analisi sul modello attuale della

produzione e consumo alimentare e sui rischi futuri, accentuati dai trattati

commerciali in corso, orientati agli interessi delle grandi corporation e

favoriti dal grande investimento che viene fatto per promuovere il lobbismo,

a tutto danno della correttezza e trasparenza delle decisioni politiche e

dei diritti di cittadini e consumatori. Basti dire che nel 2013, solo negli

USA, il settore finanziario ha speso oltre 400 milioni di dollari per fare

lobby, mentre nell’ Unione Europea la cifra stimata e’ di 150 milioni di

dollari. Sulla questione alimentare, infatti, si confrontano, anzi si

scontrano, due paradigmi:  l’ agricoltura delle multinazionali, che si

appropriano di intere regioni mondiali e le avvelenano con uso intensivo di

pesticidi e fertilizzanti, cercando di imporre ovunque anche gli Organismi

Geneticamente Modificati, e quella dei piccoli contadini, che coltivano nel

rispetto dell’ ecosistema e delle biodiversita’. L’ agricoltura industriale,

pur producendo solo il 30% del cibo consumato a livello mondiale, viceversa,

e’ responsabile del 75% del danno biologico a carico del pianeta, compresa

l’ emissione, attraverso l’ impiego di combustibili fossili, del 40 per

cento dei gas serra, causa di quel riscaldamento climatico che sta

devastando e desertificando i territori e pregiudicando il futuro del

pianeta e delle prossime generazioni. Anche quella per il cibo, e per l’

acqua, insomma, e’ diventata una forma di guerra contro interi popoli e i

poveri delle aree geografiche vittime di forme, vecchie e nuove, di

colonialismo; come anche il cosiddetto land grabbing, il crescente fenomeno

di accaparramento delle terre. Popoli e poveri la cui qualita’ di vita e la

stessa sopravvivenza sono compromesse da logiche unicamente orientate al

massimo profitto e alla speculazione finanziaria. Logiche che, tuttavia, non

riguardano e colpiscono piu’ solo i Sud del mondo, ma gli stessi paesi

industrializzati e, in primis, l’ Europa, al centro ai grandi interessi

soggiacenti al Transatlantic Trade and Investment Partnership  (TTIP), il

Trattato commerciale di libero scambio le cui trattative segrete sono in

corso tra Stati Uniti e Unione Europea”.

Ue: Rapporto diritti globali Cgil, rischio poverta’ per 122, 6 mln (3) 

(AGI) – Roma, 17 nov. – Susanna Camusso, Segretario generale della Cgil, nel

presentare il Rapporto sui diritti globali 2015, sottolinea che “la piu’

grave crisi economica dal secondo dopoguerra non e’ finita. La variazione

del pil non fornisce sufficienti indicazioni di una seppur debole ripresa.

In Europa la crisi si e’ moltiplicata soprattutto per le scelte sbagliate

della governance economica europea, i cui percorsi democratici sono stati

forgiati su un’ architettura istituzionale troppo fragile. I trattati, le

istituzioni e le politiche europe sono divenuti insostenibili dal momento in

cui e’ stata scelta l’ austerita’ come strategia per affrontare la crisi:

rigore dei conti, riduzione del perimetro pubblico, tagli alla spesa,

ridimensionamento del welfare, alta dosoccupazione strutturale, svalutazione

competitiva dei salari e del lavoro. Basterebbe l’ onesta’ intellettuale di

un’ analisi rigorosa per comprendere il fallimento di una tale strategia.

All’ insegna dell’ euro-austerita’, i tagli alla spesa e le continue

distorsione del sistema fiscale hanno rafforzato l’ alleanza tra profitti e

rendite a scapito del lavoro e della crescita del Paese. Oggi e’ piu’ che

mai indispensabile ridurre le disuguaglianze”.     Alla presentazione del

Rapporto sono intervenuti tra gli altri Sergio Segio, Don Luigi Ciotti, Don

Armando Zappolini, Danilo Barbi. (AGI) Mal 171453 NOV 15   NNN

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