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Il piano europeo per non far partire i migranti

La Commissione Ue propone iniziative di sviluppo nei Paesi d’origine in cambio del blocco dei flussi. Ma per l’opposizione dei premier non si è ancora riusciti a trovare i 60 miliardi per la fase iniziale

Ivo Caizzi, Corriere della Sera • 7/6/2016 • Copertina, Diritti umani & Discriminazioni, Europa, Immigrati & Rifugiati • 531 Viste

STRASBURGO La Commissione europea ha in programma oggi, nella sua riunione a Strasburgo, di concordare e poi annunciare nell’Europarlamento una nuova proposta per affrontare l’emergenza migranti. Stavolta intende convincere i 28 governi Ue a promuovere iniziative di sviluppo nei Paesi d’origine in Africa e Asia per frenare i flussi diretti in Europa. Ma l’opposizione di vari premier, che ha già portato al fallimento le precedenti proposte dell’istituzione di Bruxelles sul ricollocamento dei rifugiati e sulla riforma del Trattato di Dublino (assegna i profughi al Paese di primo sbarco), non ha consentito di trovare i circa 60 miliardi per la fase iniziale. I vicepresidenti della Commissione europea, l’olandese Frans Timmermans e Federica Mogherini, proveranno a convincere gli altri 26 commissari Ue a trasferire vecchi fondi sul nuovo progetto e ad approvare un meccanismo di ingegneria finanziaria per ottenere un effetto moltiplicatore attirando investimenti privati.

La sostanza del piano della Commissione presieduta dal lussemburghese Jean-Claude Juncker appare simile all’accordo tra Ue e Turchia, voluto dalla cancelliera tedesca Angela Merkel per bloccare sul territorio turco i flussi di siriani e iracheni diretti in Germania. A Roma si aspettano che «vada proprio nella direzione del “Migration Compact” proposto dall’Italia», ha detto il ministro allo Sviluppo economico Carlo Calenda.

In pratica a Bruxelles dovrebbero sottoscrivere «contratti» con Paesi extracomunitari offrendo iniziative di sviluppo e altre concessioni in cambio dell’impegno a frenare sul posto i potenziali migranti orientati a partire per l’Europa. Si inizierà con Libano, Giordania, Tunisia, Niger, Nigeria, Mali ed Etiopia. La differenza con l’accordo con la Turchia, che ha previsto rapidamente sei miliardi Ue per Ankara, sta nell’incertezza dei finanziamenti e nei tempi per concludere gli accordi con i governi extracomunitari. Timmermans e Mogherini punterebbero a mettere insieme una somma iniziale di circa 2-3 miliardi recuperandola da altre iniziative. Ai governi Ue verrebbe proposto di versare una integrazione. Le cifre dovrebbe essere definite oggi dai 28 commissari. Ma al momento molti governi Ue temono di perdere consensi interni con esborsi per i migranti e non sembrano disponibili. Dagli investimenti privati ci si aspetta un effetto leva di circa 10 volte per arrivare a circa 60 miliardi da investire soprattutto in infrastrutture.

Il commissario Ue per l’Immigrazione, il greco Dimitris Avramopoulos, oggi intende proporre di aggiungere ai migration compact un piano per migliorare l’integrazione degli extracomunitari e per potenziare il progetto di «blu card» destinate agli stranieri ad alta qualificazione. Il Consiglio d’Europa di Strasburgo ha esortato l’Italia a migliorare proprio l’integrazione degli immigrati e, soprattutto, a legalizzare i loro bambini.

Ivo Caizzi

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