Calais, evacuazione cartesiana

Profughi. La fine del bidonville, partenze organizzate degli abitanti sotto i riflettori del mondo intero. Dietro la facciata razionale, la violenza abituale. Un primo giorno “calmo”, ma la scena rischia di cambiare quando toccherà ai “refrattari”

Anna Maria Merlo, il manifesto • 25/10/2016 • Diritti umani & Discriminazioni, Europa, Immigrati & Rifugiati • 439 Viste

Sotto i riflettori del mondo intero, lo stato francese da ieri mattina ha messo in scena la razionalità cartesiana: sotto gli ordini del Prefetto Fabienne Buccio, 1250 poliziotti e gendarmi, che si aggiungono ai 2100 già presenti in zona, hanno coadiuvato l’operazione di evacuazione del campo di Calais, in una “calma” vantata dal ministro degli Interni, Bernard Cazeneuve, per occultare la violenza dell’azione e anche la confusione dietro la facciata, tra code infinite, gente che non sapeva dove andare, persino una cinquantina di bambini sotto i 13 anni lasciati a se stessi. A Calais un bidonville si era costruito nel tempo, illegale ma tollerato (“una giungla di stato”, per il sociologo Eric Fassin), e fino a ieri, secondo l’associazione Passeurs d’hospitalité vivevano circa 8mila persone. Per l’amministrazione sono 6400, che entro una settimana (o poco più), devono venire allontanate dal campo insalubre, attraverso l’applicazione di un piano studiato nei minimi dettagli. Quattro code per entrare nella “stazione”, un capannone di 3mila mq non lontano dal campo, con i profughi divisi tra minorenni isolati, famiglie, persone vulnerabili, uomini soli, poi registrazione dell’identità (nome, data di nascita, nazionalità), senza ulteriori indagini a questo stadio da parte dell’amministrazione, nuovo smistamento sotto altre tende sulla base della scelta della destinazione (tra due sedi in Francia), braccialetto di diverso colore (rosa per l’Aquitania, verde per l’Auvergne-Rhône Alpes, rosso per la Borgogna ecc.). Poi la partenza degli autobus – ieri 39 partiti sui 60 previsti – con due accompagnatori, geolocalizzati per la “sicurezza” (evitare fughe). A differenza dello smantellamento del centro della Croce rossa di Sangatte, nel 2002 (allora ministro degli Interni era Sarkozy), è stato previsto un “dopo” per i profughi: sono stati individuati 280 sedi sparse in tutta la Francia (salvo in Corsica), dove c’erano o sono stati aperti dei Cao (Centri di accoglienza e orientamento, 451 in Francia), decisione che sta sollevando non poche opposizioni da parte delle popolazioni locali.

La fine del campo di Calais avviene in periodo elettorale. Per il governo, che è in situazione di grande debolezza, significa dare alcune “prove” all’opinione pubblica: a sinistra, la narrazione del “gesto umanitario” (per la ministra della Casa, Emanuelle Cosse, ex Europa Ecologia, “è fuori questione lasciare ancora a lungo queste persone nel fango e nella miseria”); a destra, la dimostrazione della forza dello stato che fa rispettare le leggi – di qui lo squilibrio smisurato sul fronte del mantenimento dell’ordine nell’operazione in corso. Cazeneuve se l’è presa con tutti i “cinici”, dai No Border, che hanno manifestato con forza domenica, che “strumentalizzano la misera di uomini e donne disperati”, fino ai passeurs, “cinici della tratta di esseri umani”.

Ieri, primo giorno dell’operazione, è stata fatta la parte più facile: i primi a partire sono stati i volontari, in grande maggioranza uomini, ormai rassegnati a chiedere l’asilo in Francia (per chi non l’otterrà, ci sarà il rinvio nel paese d’origine). Con il passare dei giorni, toccherà anche ai più recalcitranti (circa 2mila), che non hanno abbandonato il campo prima dell’inizio dell’evacuazione, che vogliono concludere in Gran Bretagna il loro progetto migratorio. Nell’ottobre 2015, quando c’era stato un intervento per diminuire la presenza a Calais, un migliaio di persone recalcitranti erano state arrestate. Ieri, le maggiori difficoltà hanno riguardato i minorenni isolati. Per loro era stato previsto un percorso specifico, era riservata una delle quattro code per entrare nella “stazione” di smistamento, ed è prevista una permanenza a Calais in un Centro di accoglienza provvisorio per almeno due settimane. Qui aspetteranno la risposta della Gran Bretagna. Una metà dei 1300 minorenni soli ha dei famigliari al di là della Manica. Ma il governo di Theresa May li fa entrare con il contagocce: meno di 200 sono stati accettati nell’ultima settimana e Londra ha rifiutato la richiesta francese di aprire un corridoio umanitario a loro favore. Analoga chiusura per i ricongiungimenti famigliari: ieri c’erano poche donne in coda perché non vogliono essere allontanate da Calais, nella speranza di poter passare oltre Manica.

Il più difficile verrà dopo l’operazione di evacuazione. Sarà distrutto tutto quello che era stato costruito nel campo, anche dei “luoghi di vita” che hanno permesso di sopravvivere. Il governo vuole evitare la formazione di altri campi illegali nella zona. E’ stato costruito un muro lungo la nazionale 216, che prolunga la griglia alta 4 metri all’uscita del campo. La Prefettura veglia, la polizia è in allerta, sono previsti rinforzi alle frontiere con il Belgio e anche a Mentone.

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