Fortezza Europa, polveriera mondo

Presentazione del 14 º Rapporto sui Diritti Globali a cura di Associazione Società INformazione

redazione • 30 Nov 16 • Copertina, Rapporto sui Diritti Globali • 442 Viste • Nessun commento su Fortezza Europa, polveriera mondo

La registrazione video integrale della presentazione del 14° Rapporto sui diritti globali, presso la CGIL nazionale, martedì 29 settembre 2016

https://www.radioradicale.it/scheda/493406/fortezza-europa-polveriera-mondo

INTERVENGONO Fausto Durante, Coordinatore Area Politiche Internazionali Cgil Paola Bevere, presidente Antigone Lazio Marco De Ponte, segretario generale ActionAid Italia Monica Di Sisto, portavoce Campagna Stop TTIP Maurizio Gubbiotti, coordinatore nazionale Legambiente Sergio Segio, curatore del Rapporto, direttore di Associazione Società Informazione

locandina_rapporto-diritti-globali_29-novembre-2016

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Come ogni anno, la 14° edizione del Rapporto sui Diritti Globali riepiloga, documenta e analizza il quadro e gli effetti della globalizzazione e dell’economia mondiale, osservate attraverso la chiave di lettura dei diritti e della loro interdipendenza. Gli scenari che ne emergono, scrive nella sua prefazione il Segretario generale della CGIL, Susanna Camusso, evidenziano «come gli approcci economici siano ancora segnati dal neoliberismo», ma pure le crescenti contraddizioni e le chiusure protezionistiche che segnano gli Stati Uniti e l’Europa, mentre ancora si devono delineare le conseguenze della Brexit, di potenziale e ancora non compresa gravità. Le politiche liberiste, nonostante portino la responsabilità della crisi tuttora in corso, continuano senza ripensamenti né significativi correttivi da parte della governance globale, così che si è ulteriormente approfondita la ferita delle diseguaglianze e si estende tuttora l’area della povertà, che interessa in modo crescente larghe fasce dello stesso mondo del lavoro. L’impoverimento e la vulnerazione anche di aree sociali in precedenza garantire alimenta scossoni pericolosi nel quadro politico, come di nuovo sia negli Stati Uniti che in Europa è emerso con maggiore evidenza nei mesi passati. Per questo, scrive Camusso, «è di fondamentale importanza reagire a queste politiche senza cadere nella risposta reazionaria e populista, ma avendo un progetto e una strategia credibile da contrapporre». Il 14° Rapporto dedica numerose pagine alla disamina delle riforme del lavoro italiana e francese da cui si ricava un giudizio rigorosamente documentato e decisamente critico. Tale giudizio, si ricorda nella Prefazione, non va disgiunto «dall’indicazione di un’alternativa, culturale prima ancora che normativa o semplicemente economica». Necessità che, secondo il Segretario generale della CGIL, rende «preziose» le analisi contenute nel Rapporto, poiché «mettono in chiaro, con lucidità e coerenza, le conseguenze ultime delle misure sul lavoro e la visione di società che traspare da quelle scelte». Camusso rivendica la natura della confederazione da lei guidata quale «sindacato di proposta» e ricorda come la sua critica radicale al Jobs Act e il deciso contrasto alle norme sul lavoro siano stati accompagnati da progetto alternativo di crescita, il “Piano del Lavoro”, e la “Carta dei diritti universali”, tesi a un nuovo modello di regolazione del lavoro, entrambi lanciati dalla CGIL nei mesi scorsi. «Fortezza Europa, polveriera mondo», il titolo scelto quest’anno per il volume, come sempre edito da Ediesse Editore, è indicativo delle tante e intrecciate questioni che stanno riverberando pericolosamente sul vecchio continente e sull’Unione. La destabilizzazione del Medio Oriente ha, infatti, aperto il vaso di Pandora. La guerra cominciata dall’amministrazione Bush nel 2003 ha prodotto, solo in Iraq, oltre un quarto di milione di morti, squilibrando progressivamente a catena tutta l’area, sino alla guerra siriana, divenuta, oltre che un mattatoio e un deserto di rovine, la causa principale delle ondate migratorie che, a loro volta, stanno contribuendo a destabilizzare la già fragile Unione dell’Europa. La posizione geografica del continente – e, in esso, del nostro paese – espongono immediatamente e inevitabilmente agli effetti e ai contraccolpi che l’imponenza dei flussi di profughi e migranti produce. Le risposte comunitarie emerse in quest’anno non solo non hanno risolto o alleggerito il problema, ma lo hanno semmai moltiplicato, specie dal punto di vista della profonda lesione dei diritti umani. L’accordo stipulato da Bruxelles con la Turchia è anzitutto immorale, dato che nel paese di Erdogan sempre più la questione dei diritti umani sta diventando un’emergenza e un’evidenza che le istituzioni europee e il consesso internazionale fingono di non vedere. Ma risulta anche del tutto inefficace, laddove l’“esternalizzazione” – dietro compenso – delle frontiere europee, se ha ridotto gli arrivi di quanti sono costretti a fuggire dalla Siria a causa della guerra, non impedisce i flussi da altre rotte e provenienze. Lo stesso si può dire per la costruzione di muri nel centro Europa, che ha visto in prima fila l’Ungheria di Viktor Orban. Anche perciò, per una gestione fallimentare delle migrazioni, incapace di agire sulle cause (le guerre, il riscaldamento climatico, la crescita imponente delle diseguaglianze, l’accaparramento delle terre fertili e delle risorse da parte delle imprese multinazionali, lo strangolamento delle economie deboli da parte della grande finanza) il mondo e l’Europa sono sempre più scossi e messi a rischio dal ritorno delle piccole patrie e delle frontiere blindate, dai populismi contagiosi e avvelenati. «Mentre in alto il capitalismo neoliberista diventa sempre più globale e imperiale, in basso lo spaesamento diventa arroccamento identitario e perimetrazione egoistica», viene detto nell’Introduzione del Rapporto. È uno degli effetti – che rischiano di modificare in profondità i sistemi politici e di portare a una “post-democrazia” – di una crisi che, insistono gli autori dello studio, è crisi di sistema. Nonostante ciò non appare messo in discussione il mantra sulla crescita, anche se ormai essa si gioca su percentuali risibili, né la contradditoria religione dell’austerità, che ha prodotto e sta producendo i guasti economici e le devastazioni sociali che anche quest’anno il Rapporto sui diritti globali analizza e documenta.

 

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