Philippe Lamberts: «I Verdi voteranno no al Ceta, ma il problema sono i socialisti»

Intervista a Philippe Lamberts. «Se le istituzioni democratiche non operano nell’interesse generale, non dobbiamo poi stupirci che molti cittadini vogliano provare altro che la democrazia»

Gabriele Annicchiarico, il manifesto • 14 Feb 17 • Ambiente, Territorio e Beni comuni, Europa, Globalizzazione,sviluppo, multinazionali • 161 Viste • Nessun commento su Philippe Lamberts: «I Verdi voteranno no al Ceta, ma il problema sono i socialisti»

BRUXELLES.  Con una lettera al premier canadese Justin Trudeau i Verdi europei annunciano il loro «no» al Ceta, il trattato di libero scambio fra Unione europea e Canada, durante il voto previsto per domani all’Eurocamera. Ne abbiamo parlato con il belga Philippe Lamberts, eurodeputato e co-presidente del Gruppo Verde/Alleanza libera europea, che da Bruxelles chiama a raccolta tutte le forze politiche di sinistra.

Ma non mancano critiche ai socialisti europei che voteranno a favore dell’accordo. A cui però Lamberts tende comunque una mano: «La sinistra può ripartire mettendo i temi della giustizia sociale al centro del dibattito».

Il Ceta è già approvato o ci saranno delle sorprese?

Ci vorrebbe un miracolo perché la famiglia socialista voti contro.

Ci sono delle negoziazioni in corso fra voi e i socialisti?

Ci incontreremo presto e ci andrò con gran piacere, poiché ci sono ancora dei socialisti che si possano chiamare tali. Prendiamo il caso della Francia: con la vittoria di Benoît Hamon è evidente che bisogna fare un’alleanza fra socialisti, sinistra radicale e verdi. E subito. A patto però che Hamon porti il partito socialista su posizioni anti-produttiviste, di giustizia sociale e di superamento della crescita. Ma quanti sono i partiti della famiglia socialista che sono sulla linea Hamon? È questa la domanda.

Nel 2017 alle elezioni in Germania, Francia e Olanda, potrebbe seguire un’ondata di referendum anti-euro. Cosa farà la sinistra?

La struttura istituzionale attuale è votata al fallimento e va cambiata. Ma chi pensa che la ricostruzione europea debba partire dalla distruzione dell’euro si sbaglia e incoraggia le forze nazionaliste. Bisogna cambiare le politiche d’austerità, ma bisogna farlo cambiando la maggioranza. Il mio appello alla sinistra euroscettica è di non nascondere dietro l’euro-scetticismo l’incapacità ad essere maggioranza. La sinistra può e deve tornare a dettare l’agenda.

Qual’è lo stato di salute delle istituzioni europee?

Diagnosticherei il sonnambulismo. Oggi i cittadini europei lanciano un appello al cambiamento. Ma sono messaggi ignorati dai dirigenti delle istituzioni europee. Questo spiega come mai i partiti d’estrema destra, fino a ieri minoritari, stiano crescendo.

In questo stato di crisi delle istituzioni, i cosiddetti populismi sono il sintomo o la causa?

Sono chiaramente il sintomo. Se le istituzioni democratiche non operano nell’interesse generale, non dobbiamo poi stupirci che molti cittadini vogliano provare altro che la democrazia. Ma soprattutto è il sintomo del distacco della classe dirigente rispetto alle problematiche e alle sfide della contemporaneità.

Come giudica l’operato del presidente della Commissione Jean-Claude Juncker?

È proprio a lui che penso quando parlo di sonnambulismo. Ha perso il contatto con la realtà. E quando afferma che è lui il presidente dell’ultima possibilità, possiamo dire che sta realizzando la profezia che lo vuole per davvero l’ultimo presidente della Commissione europea.

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