Il parlamento europeo decide sul CETA

Ue-Canada. Il controverso accordo di libero scambio al vaglio di Strasburgo

Anna Maria Merlo, il manifesto • 15 Feb 17 • Ambiente, Territorio e Beni comuni, Europa, Globalizzazione,sviluppo, multinazionali • 155 Viste • Nessun commento su Il parlamento europeo decide sul CETA

Ma il percorso sarà lungo, in attesa del voto di 38 assemblee nazionali e regionali. La contestazione resta forte, malgrado le modifiche. Il pessimismo europeo, l’apertura al futuro di Trudeau

Sarà ancora possibile modificare i punti controversi che permangono dopo 8 anni di negoziato tra Unione europea e Canada e che riguardano questioni ambientali, frizioni nel settore agricolo e Ogm, l’essenza stessa dei tribunali arbitrali nei conflitti tra stati e imprese e l’opacità delle trattative? Sullo sfondo, è a questa domanda non esplicita che dovranno rispondere i parlamentari europei, chiamati oggi a Strasburgo al voto sul Ceta – che sarà seguito dalle votazioni in 38 assemblee nazionali e regionali nei paesi membri, una procedura che potrebbe durare mesi o addirittura anni, ma portare chiarimenti e precisazioni. Ci vorrà anche la ratifica della Corte europea di giustizia, in particolare su uno dei capitoli più controversi, quello sui tribunali arbitrali sui contenziosi tra stati e imprese, che l’ultima versione del trattato ha reso più indipendenti. Il Comprehensive Economic and Trade Agreement è il trattato di libero scambio più ambizioso mai negoziato da Bruxelles (il Ttip con gli Usa è di fatto naufragato per volontà di Trump), “di nuova generazione” sulla carta ma considerato dai numerosi detrattori come un “accordo del passato”. Il percorso del Ceta sarà ancora lungo e incerto. E’ l’illustrazione, come se ce ne fosse bisogno, della debolezza attuale della costruzione europea, in un momento di grande incertezza e di enormi rischi. Basterà vedere oggi da un lato Justin Trudeau, alla testa di un paese aperto, che accoglie i migranti e ritiene che il Ceta sia un buon accordo tra due entità che hanno un welfare e diritti simili e dall’altro Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione, in preda a una depressione politica e in via di abbandono.

Oggi, popolari e liberali dovrebbero votare a favore, il gruppo S&D è spaccato, Verdi e Gue sono contro, come la destra estrema. Il Ceta è stato concluso tra la Ue, 500 milioni di abitanti, e il Canada, 36,5 milioni. Il Canada è il 12esimo partner commerciale della Ue in quarto per investimenti, mentre la Ue è il secondo partner per il Canada. I difensori del Ceta affermano che gli scambi potrebbero aumentare del 25%. Si tratta di ridurre quasi a zero le barriere tariffarie, che già sono molto basse, e di abbattere quelle non tariffarie, dando un quadro stabile per gli investimenti e stabilire delle norme a livello internazionale (più esigenti di quelle che puo’ imporre il colosso Cina). Dopo il voto di oggi a Strasburgo, il Ceta entrerà in vigore in modo provvisorio, in attesa dei voti nazionali, mentre saranno esclusi per il momento i capitoli più controversi, in particolare la protezione degli investimenti, il sistema di risoluzione dei conflitti (tribunali arbitrali) e gli Ogm, che gli europei potranno rifiutare.

I voti nazionali rimetteranno all’ordine del giorno i capitoli più difficili. Un’anticipazione c’è stata con la firma del Ceta, nello scorso ottobre, bloccata dalla Wallonie belga (invece del 27 ottobre ha poi avuto luogo il 30, dopo che la Wallonie ha ottenuto qualche rassicurazione). In Francia c’è stato un intervento di 78 parlamentari (nazionali e europei), che denunciano un accordo che “sacrifica i diritti umani agli interessi commerciali” e che “non è all’altezza della grandi sfide climatiche, democratiche e sociali”, alcuni giuristi sottolineano un problema di compatibilità costituzionale (perché non è citato il “principio di precauzione”, nella Costituzione francese dal 2005). In Germania, c’è stato un ricorso alla Corte Costituzionale: Karlsruhe ha autorizzato, ma mettendo la condizione che Berlino potrà uscire dall’accordo se verrà verificato un conflitto con la Costituzione.

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