Consiglio europeo. Verso un diritto d’asilo europeo

Cominceranno Francia e Germania, che Macron descrive in “simbiosi”, accelerando i tempi delle risposte alle domande

Anna Maria Merlo • 24/6/2017 • Europa, Immigrati & Rifugiati • 177 Viste

Rafforzamento dei controlli alle frontiere esterne. I 27 accolgono con freddezza la proposta di Theresa May sui cittadini Ue residenti in Gran Bretagna

PARIGI. In primo luogo, i simboli. Emmanuel Macron e Angela Merkel hanno concluso il Consiglio europeo di Bruxelles con una conferenza stampa comune, con bandiere tedesca, francese e europea, per segnare l’intesa franco-tedesca, un “bene comune” rilanciato con il debutto in Europa del presidente francese, che punta a una “simbiosi” tra Parigi e Berlino. In secondo luogo, la versione ottimista dei risultati, a cominciare dal varo del fondo europeo per la difesa, una “cooperazione strutturata permanente” in realtà ancora tutta la definire, ci vorranno almeno altri tre mesi per vederci più chiaro e sapere se sarà un collaborazione di volontari tesa a rendere autonoma l’Europa in materia di difesa. In terzo luogo, i tentativi di trovare una strada per rispondere alle grandi sfide “di lungo periodo” (Macron), a cominciare dalla questione delle migrazioni, hanno ritardato di più di un’ora e mezza la conclusione del vertice dei capi di stato e di governo dei 28, a causa di una forte resistenza dei paesi del gruppo Visegrad (Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria, Slovacchia) alle richiesta di “solidarietà” nell’accoglienza da parte dell’Europa occidentale. Mentre l’Oim (Organizzazione internazionale delle migrazioni) diffondeva dati drammatici – già 2100 morti nel Mediterraneo nei tentativi di raggiungere l’Europa dal Nord Africa, 15mila dal 2013 – il Consiglio europeo si è limitato ieri ad approvare ieri il principio di un’accelerazione delle procedure delle domande d’asilo in Europa e un rafforzamento dei mezzi per gestire le frontiere esterne. “Dobbiamo accogliere i rifugiati, perché è la nostra tradizione e il nostro onore”, ha detto Macron, che ha ammesso: “con l’Italia abbiamo sbagliato, abbiamo mancato di equilibrio nelle solidarietà”, “non abbiamo ascoltato l’Italia sull’ondata di migranti che stava arrivando”. Sull’accoglienza, “dobbiamo avere una vera politica di asilo coordinata, strutturata, che passerà per un chiaro controllo alle frontiere”. Francia e Germania si impegnano a coordinare le rispettive politiche fin da subito (il ministro degli Interni, Gérard Collomb, ha annunciato ieri nuove norme entro 15 giorni, per accelerare i tempi di risposta alle domande d’asilo in Francia) e si impegnano a favore di una “politica di sviluppo” per limitare le migrazioni economiche. Nella Ue “servono regole comuni sia per la rotta dei Balcani che per quella della Libia”, ha sottolineato Macron. Angela Merkel è più realista: “la solidarietà è una questione importante ma progressi a breve non sono possibili”, anche se ha invitato “tutti” ad essere “solidali”. Il presidente del Consiglio Ue, Donald Tusk, ha ammesso che sulla rotta del Mediterraneo centrale “la situazione resta critica per gli arrivi irregolari”. Per Tusk “l’unico risultato che ci interessa è mettere definitivamente fine agli arrivi”. Presumibilmente, nell’immediato soprattutto con i controlli rafforzati alle frontiere esterne, un migliore “coordinamento” per “aiutare l’Italia”.

La questione dei migranti non si è, per il momento, incrociata con quella del Brexit. Ma potrebbe non tardare, vista la tragedia non risolta di Calais. Le proposte di Theresa May per i residenti Ue in Gran Bretagna, presentate dalla premier britannica come “giuste e serie”, sono state accolte con grande freddezza dai 27. Non tanto per le garanzie concesse di poter continuare a risiedere legalmente per i cittadini europei presenti da almeno 5 anni, ma per la clausola che questi “impegni a favore dei cittadini della Ue saranno iscritti nel diritto britannico”: in altri termini, May non demorde e rifiuta la giurisdizione della Corte di giustizia europea, che invece la Ue vorrebbe che rimanesse competente. Comunque, a gestire il confronto con Londra per la Ue è il negoziatore capo, Michel Barnier.

Alle radici del Brexit c’è il rigetto degli immigrati dell’est europeo. La Francia chiede un inquadramento più restrittivo per i lavoratori distaccati, per evitare il dumping sociale. La prima ministra polacca, Beata Szydlo, ha parlato di “antipatia” per i paesi dell’est espressa da Macron. Merkel ha ammesso “reali inquietudini” su questo problema come sull’accoglienza dei rifugiati. Ma per il momento non c’è accordo.

FONTE: Anna Maria Merlo, IL MANIFESTO

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