Pace in Colombia. Come sempre, sapremo sconfiggere le avversità

Colombia. E’ inspiegabile e pericoloso il ritardo nella liberazione dal carcere dei prigionieri delle

Gabriel Angel • 23/7/2017 • Talking Peace • 174 Viste

L’attività nelle Zone Temporanee di Normalizzazione trascorre ad un ritmo certamente accelerato. Ed è circondata da incognite per la maggior parte dei guerriglieri e guerrigliere. La principale di queste incognite riguarda il futuro immediato di ciascuno. E’ naturale che la gente si chieda che sarà della sua vita, dove andrà a vivere, come si manterrà economicamente.

Bisogna rispondere a ciascuna di queste domande, e per farlo abbiamo in mano gli Accordi firmati con il governo così come la serie di riforme costituzionali e legali, decreti, vari atti amministrativi e soprattutto le cose fatte dagli stessi guerriglieri nel quotidiano.

L’incompiuto è il gran problema.

Danneggia la fiducia dei guerriglieri nel loro transito verso il reinserimento alla vita civile. In molte parti protestano perché le opere promesse per loro non sono state realizzate, sei mesi dopo il loro trasferimento nelle Zone. Le avrebbero dovute trovare pronte al loro arrivo. In altre parti si protesta per la carenza nell’alimentazione, salute, trasporto di malati, sicurezza, ecc.

Forse la cosa più visibile tra quelle non compiute è l’inspiegabile ritardo nella liberazione dei nostri prigionieri di guerra. Tutti nelle FARC siamo arrabbiati per questo e lavoriamo in un modo o in altro per ottenere la loro liberazione. Nella CSIVI, nel CNR, nelle riunioni con il governo, in molteplici gesti e mobilitazioni di protesta, nella denuncia internazionale.

Allo stesso modo spetta ai comandanti delle FARC che continuano a dirigere il personale nelle zone e nei punti, guidare lo stesso personale in ogni questione collettiva, il mantenimento dell’ordine e la disciplina, l’educazione, il lavoro politico di partito, il buon sviluppo dei lavori, le ore culturali, le relazioni con la popolazione della zona.

Ogni giorno arrivano alle Zone persone e funzionarie con un proposito o un altro. I delegati dell’ONU che si occupano dell’estrazione degli arsenali di armi o della distruzione di qualche materiale pericoloso, della OACP, di una brigata medica, di un sindaco o rappresentante di corporazioni pubbliche, di una infinità di organizzazioni sociali impegnate per la pace.

E si ricevono allo stesso tempo una marea di inviti a incontri ed eventi. I nostri responsabili della pedagogia di pace si vedono in affanno per rispondere a tutte le richieste di questa o quella regione, mentre si moltiplicano le richieste per andare a municipi e capitali. Dall’estero crescono gli inviti a partecipare a diversi incontri, ovunque si aprono porte.

L’attività è enorme e esige spostamenti quotidiani su fronti differenti. Lo stesso succede ai nostri responsabili disseminati nel paese. Vorremmo essere molti di più, e meglio organizzati. Bisogna occuparsi delle cose più importanti, adesso, i progetti produttivi appena agli inizi. Concepirli, cominciare a preparare i terreni, coltivarli, stargli dietro. Tutta una sfida.

L’insieme delle FARC si occupano di questo, con risultati migliori in alcune zone che in altre. Dove più abbiamo fatto progressi in un aspetto, improvvisamente incontriamo ritardi in un altro. E’ la dinamica dello sviluppo. Quello che è certo è che per noi non esiste lo stallo. Abbiamo lottato tutta la vita contro le avversità e continueremo a farlo.

Per questo evitiamo di assumere posizioni estreme, prodotto più della disperazione e della mancanza di un’analisi corretta della situazione.

Affermare per esempio che non si è compiuto nulla di quanto abbiamo concordato è un’esagerazione. Come lo sarebbe dire che le cose navigano col vento in poppa e senza intoppi. In alcuni campi andiamo bene, in altri non si è progredito quanto speravamo.

Però un esame d’insieme rivela un ambiente favorevole. La credibilità, il riconoscimento, il prestigio e il rispetto conquistato dalla nostra organizzazione e dai nostri quadri costituiscono un attivo politico immenso. Stiamo facendo in modo che la speranza fiorisca di nuovo in un importante settore della società colombiana. Il mostro nel quale ci avevano trasformato, sparisce davanti agli occhi del mondo.

Sono sicuro che la liberazione di tutti i prigionieri politici che ancora permangono nella carceri diverrà realtà in pochi giorni. La pressione internazionale e nazionale è per il governo insopportabile.

Soprattutto perché quello che ci si aspetta dallo Stato colombiano è elementare, che rispetti la parola che ha dato davanti al mondo intero.

Lo stesso accadrà, prima o poi, con tutti i punti dell’Accordo Finale.

Per questo non hanno fondamento alcuno gli appelli alla ribellione in questo momento. Non si tratta di non far pressione, ma di sapere far pressione in maniera efficace. Il prezzo da pagare per agire come agiscono i nostri avversari sarebbe troppo alto arrivati a questo punto.

La nostra resistenza al regime continua e continuerà fino a che riusciremo a cambiarlo con le grandi masse. Le opzioni disperate vanno scartate.

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