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ROMA - Allarme smentito. Tra le persone che hanno beneficiato del provvedimento di indulto della scorsa estate si è registrato in questi mesi un tasso di "recidiva”, ovvero di rientri in carcere per nuovi reati dopo la scarcerazione molto inferiore rispetto alla media normale. In sei mesi, infatti, sono rientrate in carcere 3207 persone che erano uscite per l'indulto. Si tratta di una percentuale poco superiore all"11% del totale dei beneficiari, contro una media "normale” di rientri pari a circa il 68% (media che era stata calcolata dall'amministrazione penitenziaria su un periodo degli utlimi sette anni). Il tasso di recidiva si abbassa poi ulteriormente se lo si misura sui “rientri” di tutti coloro che avevano beneficiato dell"indulto partendo non dalla detenzione vera e propria ma dalle misure alternative. In questo caso - durante tutta l’applicazione dell’indulto - si è trattato di 352 persone, che in percentuale corrispondono al 6% del totale.
Sono i dati contenuti in una ricerca curata da un pool di sociologi dell’Università di Torino, incaricati dal ministero della Giustizia, Claudio Sarzotti, Giovanni Torrente e Giovanni Jocteau, che hanno studiato tutte le statistiche sulle carceri dal giorno in cui si è applicato l’indulto fino al 16 febbraio, ovvero fino a venerdì scorso. La ricerca è stata presentata oggi al ministero della Giustizia alla presenza (oltre che dei curatori), del sottosegretario alla Giustizia, Luigi Manconi e di Ettore Ferrara, capo del Dipartimento amministrazione penitenziaria (Dap). Titolo della ricerca: “Per un buon uso dell’indulto”. La prima scoperta che è emersa dall’analisi dei dati aggiornati sulle uscite dal carcere, i rientri di chi ha beneficiato dell’indulto e gli ingressi del normale flusso verso i penitenziari, riguarda proprio il tasso di recidiva. All’indomani del varo del provvedimento i media avevano infatti lanciato l’allarme sul ritorno della criminalità dovuto proprio alle scarcerazioni. Invece la ricerca dimostra che non solo i rientri dopo l’indulto sono molto più contenuti rispetto alla media normale (abbiamo visto poco più dell’11% contro il 68%), ma che il numero delle denunce all’autorità guidiziaria nel periodo luglio-dicembre 2006, confrontato con il medesimo periodo del 2005 non mostra un sostanziale aumento dei reati: si tratta infatti di 1.308.113 reati denunciati nel 2005 e di 1.310.888 nel 2006. Nei primi mesi del 2007 la tendenza delle denunce sembra confermare il dato del 2006, confermando quindi la smentita dell’allarme sui reati.
Complessivamente dal primo agosto 2006 al 16 febbraio sono uscite dal carcere, a seguito del provvedimento di clemenza, 25.694 persone. La stragrande maggioranza delle persone che hanno beneficiato dell’indulto sono uscite dal carcere nel mese di agosto. In settembre, ottobre e novembre, fino alla fine dell’anno il numero è andato progressivamente a decrescere, fino a raggiungere un minimo di 264 persone nel primo mese dell’anno e 129 fino alla metà del mese in corso. Tra i 25.694 sono rientrati in carcere 2.855 persone, pari appunto all’11,11% del totale. Per quanto riguarda invece i beneficiari del provvedimento che stavano scontando misure alternative al carcere, anche se ci sono stati problemi nel calcolo esatto per una difficoltà di intreccio dei dati, la ricerca presentata oggi al ministero parla di 17.290 beneficiari dell’indulto, persone provenienti dalle misure alternative. Facendo dunque la somma tra gli “indultati” che erano in carcere e quelli che hanno beneficiato della clemenza dalle misure alternative si ottiene la cifra di 42.984 persone. E’ questa dunque la misura esatta del numero delle persone che hanno usufruito dell’indulto fino alla fine della scorsa settimana. La percentuale dei rientri tra le persone che erano in misura alternativa è molto più bassa (in cifre assolute abbiamo visto che sono 352 persone sono state arrestate di nuovo) è la conferma dell’efficacia delle misure alternative stesse rispetto alla detenzione tradizionale.
Interessante notare anche i dati scorporati sui rientri in carcere, che i sociologi di Torino hanno analizzato da vari punti di vista: sono stati prima di tutto registrati i dati mese per mese per tentare di capire l’andamento del fenomeno; sono stati analizzati per età, genere e nazionalità delle persone che sono rientrate in carcere dopo aver beneficiato dell’indulto; sono state analizzate le dinamiche regionali. Per quanto riguarda i rientri in carcere da agosto ad oggi si è registrato un andamento abbastanza costante. In agosto (punta massima dell’applicazione dell’indulto) c’erano stati 383 rientri, in settembre 499, in ottobre 585, novembre 531, dicembre 464 e infine in gennaio si sono registrati 511 rientri. E’ quindi rilevante osservare – dicono i curatori della ricerca – come il numero dei reingressi non presenti un progressivo aumento tale da far ipotizzare nel tempo un reingresso massiccio. Le percentuali si mantengono basse e il numero complessivo dei rientri risulta per ora molto più basso rispetto a quello che si era registrato nell’applicazione del precedente provvedimento di indulto nel 1990. Il risultato positivo del provvedimento attuale, che pure ha suscitato molte polemiche nell’opinione pubblica italiana, viene definito tale dai responsabili dell’amministrazione penitenziaria e dal ministero della Giustizia sia per il tasso di recidiva, sia per l’andamento generale della popolazione carceraria.
L’indulto ha quasi dimezzato il numero delle persone in carcere. Si è passati infatti dagli oltre 60 mila detenuti del luglio 2006 ai 39.827 detenuti di oggi. Ma l’altra cosa importante è che dall’agosto del 2006 alla fine del gennaio 2007 l’incremento della popolazione carceraria è stato pari a 980 unità. Si tratta di risultati molto incoraggianti, è stato detto oggi durante la conferenza stampa al ministero della Giustizia, soprattutto se confrontati all’indulto del 1990 a seguito del quale sono state scarcerate circa 10 mila persone, ma a distanza di un solo anno, la popolazione era aumentata di altrettante unità. In questo caso, invece siamo sull’ordine delle mille persone che sono state arrestate in questo periodo, una cifra molto distante dalle uscite. Ed è altamente improbabile che nei prossimi sei mesi vi possa essere un nuovo boom delle carcerazioni. E’ anche molto interessante analizzare i dati sul tipo di reati commessi da chi è rientrato in carcere dopo aver beneficiato dell’indulto 2006.
(paolo andruccioli)
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Indulto: italiani più recidivi degli stranieri. Al primo posto per i rientri in carcere la Campania
Il 61,86% delle persone che hanno beneficiato del provvedimento di clemenza è composta da italiani. La maggioranza degli indultati ha tra i 25 e i 44 anni
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ROMA - Interessante la parte della ricerca (curata dai sociologi dell'Università di Torino, Claudio Sarzotti, Giovanni Torrente e Giovanni Jocteau) che riguarda sia le caratteristiche sociologiche delle persone che hanno beneficiato dell"indulto sia di quelle che hanno commesso nuovi reati dopo il provvedimento di clemenza. Prima di tutto c’è da dire che l’indulto ha riguardato nella grande maggioranza soggetti di età compresa tra i 25 e i 44 anni. Cosa che, secondo i ricercatori conferma la tendenza a commettere reati in quella fascia di età. Ma ancora più interessante è il dato relativo al rapporto tra il numero dei "dimessi” dal carcere e dei rientrati in base all’età. La percentuale più alta delle persone che hanno commesso nuovi reati dopo aver beneficiato dell’indulto si riscontra tra i ragazzi tra i 18 e i 20 anni. Su 461 “dimessi” nel periodo agosto 2006-gennaio 2007, 92 persone sono rientrate, pari al 19,96%. Poco più bassa la percentuale dei rientri tra le persone tra i 21 e i 24 anni (13,84%) e di quella delle persone tra i 25 e i 29 anni (13,72%). Ovviamente la percentuale dei rientri si abbassa poi progressivamente con l’aumento dell’età anagrafica dei detenuti scarcerati, fino a toccare il punto più basso tra le persone con più di 70 anni (2,60%). Si tratta di dati forse ovvii o comunque intuiti, ma che i ricercatori hanno voluto sottolineare perché “tale maggiore tendenza alla recidiva da parte dei soggetti più giovani conferma quanto già verificato da altre ricerche”. Ma questo dato, sempre secondo i curatori della ricerca, mette in luce anche uno dei limiti (o almeno delle debolezze) dell’indulto. “Ci si riferisce al fatto - scrivono i sociologi di Torino – che il provvedimento di indulto non è stato accompagnato dalla programmazione di articolati interventi volti al sostegno e all’accoglienza dei soggetti dimittendi”.
Altro dato interessante riguarda l’analisi per nazionalità delle persone che hanno beneficiato dell’indulto da agosto a oggi. E in particolare è interessante il dato sul rapporto tra stranieri e italiani tra le persone che sono state arrestate di nuovo (i rientri di cui abbiamo parlato nel lancio precedente) dopo il provvedimento di clemenza. Il 61,86% delle persone che hanno beneficiato dell’indulto è composta da italiani, mentre il 38,14% da stranieri. I dati sui reingressi hanno sorpreso anche i ricercatori. Il 65,27% dei soggetti rientrati in carcere è composto infatti da italiani, mentre il 34,73% da stranieri. La percentuale di reingressi tra gli italiani e gli stranieri mostra dunque una tendenza (seppure “lieve” come viene definita nella ricerca) alla maggiore recidività da parte degli italiani. Complessivamente, sempre nel primo periodo di applicazione dell’indulto (agosto-gennaio), gli stranieri mostrano un tasso di recidiva più basso rispetto a quello degli italiani. Il tasso di recidiva (cioè la tendenza a commettere nuovi reati dopo la scarcerazione) si abbassa ulteriormente se lo si analizza dal punto di vista del genere: sono le donne le meno recidive. E – altra sorpresa – tra le donne, sono le donne straniere le meno recidive. La percentuale di recidiva è infatti così distribuita: 12,49% uomini italiani, 11,14% uomini stranieri, 7,35% donne italiane, 2,58% donne straniere.
Altri dati interessanti della ricerca riguardano l’analisi geografica del fenomeno dei rientri dopo l’indulto e le storie personali (dal punto di vista penitenziario, si intende) dei beneficiari del provvedimento di clemenza. I dati elaborati nella ricerca mostrano in modo inequivocabile il nesso tra i tassi di recidiva e il numero delle precedenti carcerazioni dei beneficiari dell’indulto. Il tasso di recidiva aumenta in progressione con l’aumentare del numero delle precedenti carcerazioni. Detto in parole semplici: più si è stati in carcere e più è facile tornarci. “I dati sull’impatto dell’esperienza carceraria nei confronti della persona che la subisce – si legge nella ricerca – paiono mostrare ancora una volta l’inefficacia del sistema sanzionatorio nella realizzazione delle proprie funzioni manifeste”. Emergono quindi dall’analisi incrociata dei dati due profili diversi del beneficiario dell’indulto 2006. Da una parte ci sono le persone plurirecidive, su cui il provvedimento (se non accompagnato da altri interventi collaterali) non ha effetti rilevanti. Dall’altra ci sono le persone che sono prive di precedenti penali e che quindi – al momento di beneficiare dell’indulto – non avevano ancora assunto completamente l’identità negativa prodotta dalle frequenti carcerazioni. “Per tali soggetti, dotati di una maggiore autonomia – dicono i sociologi di Torino – è possibile ipotizzare che il provvedimento di clemenza abbia svolto un ruolo attivo nel ricondurre la vita di tali persone all’interno dei percorsi non devianti”.
Per quanto riguarda i reati che erano ascritti ai beneficiari dell’indulto si scopre un altro dato interessante sugli stranieri e in generale sugli effetti delle ultime leggi sull’immigrazione. Molti dei rientri (tra gli stranieri) dopo l’indulto sono stati infatti ascritti ai reati amministrativi legati alla legge Bossi-Fini: permessi scaduti, ecc., mentre tra le tipologie di reato più rappresentate ci sono quelle contro il patrimonio (38,63%,) la legge sulla droga (14,50%) e contro la persona (12,03%). Sempre in riferimento ai tassi di recidiva è interessante notare anche la distribuzione geografica. Al primo posto per i rientri in carcere dopo l’indulto c’è la Campania (con il 15,38%) seguita dalla Lombardia (13,56%) e dal Lazio con il 12,15%. La Campania mostra un tasso di recidiva superiore di circa 3,5 punti rispetto alla media nazionale. Ma se questo dato può essere una semplice conferma di quella che è stata chiamata “l’emergenza Napoli”, sembrano preoccupanti anche i dati relativi alla Toscana e all’Emilia Romagna dove i tassi di recidiva sono molto più alti di quello che ci si poteva aspettare. (pan)
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