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www.dirittiglobali.it - NEWS (Droghe & Dipendenze)
28 - 02 - 2007


Legge sulle droghe, attivare una ''massa critica'' contro l’empasse della politica

Francesco Piobbichi, responsabile delle Politiche sociali del PRC, risponde alla denuncia-appello del Cartello ''Non incarcerate il nostro crescere''

ROMA – “Cari amici del Cartello ‘Non incarcerate il nostro Crescere’, ho letto con interesse la vostra lettera, è ritengo che sia stato utile proprio nel momento di maggior crisi del governo dell'Unione il vostro appello nel quale vedo dei segnali di novità che apprezzo, soprattutto per quanto riguarda il tema dei servizi”. Così Francesco Piobbichi, responsabile delle Politiche sociali per conto del PRC.

 

Piobbichi fa riferimento alla lettera resa nota ieri da parte dello stesso cartello (vedi lancio del 27.02.2007), con cui si evidenziava come, passato un anno dalla pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale del testo di legge Fini-Giovanardi sulle droghe e a dispetto di quanto indicato nel programma dell'Unione, quasi niente è cambiato in Italia, “né a livello legislativo, né per quanto riguarda le difficili condizioni in cui si trovano a lavorare gli operatori pubblici e privati del settore dipendenze”. Il cartello faceva anche riferimento alla riduzione dell’“investimento” in materia al ministero della Solidarietà sociale.

 

 

 

“Vado per ordine – afferma Piobbichi -, c'è un punto che vorrei segnalare a tutte le forze che in qualche modo operano nel campo delle dipendenze e del sociale, in questi mesi l'impegno di una parte della coalizione per determinare una permeabilità di queste istanze nella politica ha determinato una sorta di empasse, nella quale sono confluite tutte le istanze, mentre altre forze politiche, e soprattutto altri Ministri non si sono sentiti parte in causa pur avendo sottoscritto il programma. Io penso che per mettere la questione al centro della politica del nostro paese occorre che questa massa critica non si diriga di nuovo verso i ‘soliti noti’, le cui posizioni si conoscono a memoria - e mi pare si condividano -, ma si ‘infiltri’ nell'intero schieramento dell'Unione, e soprattutto si chieda direttamente allo stesso Romano Prodi, di cominciare a dire qualcosa sul tema droghe, visto che è il garante del rispetto del programma e che su questo tema non si è mai pronunciato, nemmeno nel suo ultimo discorso”.

 

 

 

“Abrogare la Fini Giovanardi è una priorità – precisa Piobbichi -, non si capisce altrimenti che senso abbia avuto intervenire sull'indulto per poi lasciare in piedi le leggi che creano carcerazione sociale. Dal mio punto di vista le difficoltà di ieri al Senato sono le stesse di oggi e di domani, e sta a tutti quanti noi allargare i sentieri ristretti che si sono determinati, svolgendo anche un'azione culturale, egemonica, nella nostra società. In questa prospettiva le varie sensibilità che compongono il cartello possono fare molto per favorire nell'Unione una discussione non ideologica, basata su elementi reali”.

 

E continua: “L'altro aspetto dell'appello invece apre finalmente uno spiraglio che speriamo trovi punti di articolazione nei prossimi mesi che è quello del sistema dei servizi, a partire dalla discussione sulle risorse, e quindi dalla discussione che si avrà prima e durante il DPEF. Io penso che occorre produrre una massa critica necessaria per cambiare l'agenda delle priorità, e far intendere alle forze della maggioranza che vogliono destinare la fetta di ricchezza derivante dalle maggiori entrate per abbassare le tasse alle imprese, che l'emergenza da affrontare oggi è quella sociale, dal fondo per la non autosufficienza, alla casa, alle politiche per le dipendenze, per non parlare delle pensioni. Ma anche questo aspetto, se pur affrontato correttamente, non risolve il tema della costruzione di un sistema coerente e uniforme dei diritti del nostro paese. Diciamocelo francamente, la modifica del titolo V della costituzione sta determinando una forma di neocentralismo regionale, sulla quale è utile aprire una riflessione critica, così come sull'attuazione della 328 del 2001. Se il Ministero della Solidarietà sociale sta cercando di costruire con le regioni e la Consulta degli operatori un nuovo piano di azione contro le dipendenze, della durata di tre anni, abbiamo forse la possibilità di sperimentare un nuovo modo di costruzione del sistema dal basso, in cui anche gli utenti/consumatori abbiano voce, dopo che l'accentramento autoritario del soppresso DNPA aveva di fatto scardinato l'intero sistema degli interventi (le regioni erano completamente avulse dalla sua attività). Io penso – conclude - che occorre allora passare da un sistema della sperimentazione dei servizi che rende la precarietà strutturale ad un sistema dei servizi in sperimentazione in cui si consolida l'esistente, si migliora la qualità del servizio e la precarietà si restringe. Per fare questo occorre che la programmazione degli interventi socio sanitari debba prevedere, per legge, i livelli essenziali di assistenza validi per tutto il territorio nazionale. La sfida è enorme ma la politica acquista senso solo se è in grado di entrare in sintonia con i bisogni reali del paese”.

 

 

 

Da segnalare, inoltre che ieri sera anche il ministro della Solidarietà sociale Ferrero aveva risposto al cartello degli operatori, affermando: “Condivido le preoccupazioni avanzate oggi (ieri, ndr) dal mondo degli operatori, queste sono anche le mie preoccupazioni e per questo sto lavorando in seno al Governo. Per questo ho convocato per la prossima settimana il Comitato nazionale di coordinamento per l’azione antidroga, l’organismo interministeriale che si occupa del tema. E per questo siamo lavorando insieme alle Regioni al varo del piano triennale di intervento su questo tema, piano centrato su prevenzione, cura e riduzione del danno”.

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