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L'AFRICA CHIAMA - LETTERA DALLA MISSIONE MOZAMBICO

L'AFRICA CHIAMA - LETTERA DALLA MISSIONE MOZAMBICO Fra Antonio Triggiante scrive e invita





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06 - 02 - 2008


Prezzi di favore e appalti di facciata così lo Stato si arrese alla camorra

Dalla nascita del commissariato straordinario all´arrivo di Impregilo, 14 anni di compromessi

(la Repubblica, MERCOLEDÌ, 06 FEBBRAIO 2008, Pagina 17 – Cronaca)

 


 


 

 

 

 

CARLO BONINI

 

 

 

NAPOLI - Il Grande Progetto campano dei rifiuti coltivava una doppia illusione. Fare della munnezza, oro. Liberarsi dell´abbraccio della Camorra, sottraendole un business naturale. L´idea era semplice. Tirare dentro il ciclo dello smaltimento un grande soggetto industriale come Impregilo avrebbe consegnato il servizio alle mani di pochi e forti interlocutori. Una grande azienda, il Commissario, il Governo di Roma. Escludendo così le interferenze del crimine organizzato. Accadrà esattamente il contrario. E per comprenderne le ragioni è necessario fare un passo indietro. Al 1994.

Nasce il commissario all´emergenza mentre la Camorra ha il pieno controllo sia della raccolta che dello smaltimento dei rifiuti, che assicura in discariche di sua proprietà. Lo Stato decide di aprirne di pubbliche, immaginando di creare così una diga di legalità "a valle" del ciclo. L´operazione è nobile, «gli strumenti sono velleitari», come riconoscono oggi a Napoli ex funzionari che nel tempo hanno lavorato al commissariato per l´emergenza. I prefetti che si succedono tra il ‘94 e il ‘99 riescono infatti ad acquisire o ad aprire meno discariche di quante ne prevede il piano (18). Non solo. Nella transizione dal "privato" (Camorra) al "pubblico" non viene aggredito nessuno dei meccanismi che rendano effettivo il passaggio. Accade infatti che le nuove discariche "pubbliche" ereditino in blocco sia la forza lavoro che sin lì aveva assicurato il servizio, sia le attrezzature necessarie a farle funzionare. Insomma - come documenteranno le inchieste condotte da Carabinieri e Corpo forestale - nelle nuove discariche lavora esattamente chi vi lavorava prima all´ombra della Camorra. E ogni singola attrezzatura, fosse anche una pala meccanica per il movimento terra, un muletto, sono affittate "a caldo" (con il singolo lavoratore in grado di farle funzionare) da chi prima gestiva l´intero ciclo. Non è un caso, del resto, che, nella sola Campania, i lavoratori dei rifiuti abbiano loro piccoli sindacati. Che Cgil, Cisl e Uil, nelle discariche non mettano piede.

Non va meglio con la raccolta. Qui, dove il "privato" continua ad essere soggetto unico del mercato, la condizione che viene posta è quella dell´appalto. Entra cioè in discarica solo chi vince una regolare gara per la raccolta. E´ una foglia di fico. Agli appalti partecipano solo aziende "presentabili". Dopodiché, a riempire i loro camion targati Napoli o Caserta, pensano i soliti. Con qualunque tipo di rifiuto. Da dovunque venga. Tanto, in discarica non controllerà nessuno.

Tra il ‘94 e il ‘99, il peso della Camorra rimane dunque intatto. Ciò che è peggio, tutti tacciono. Per almeno due buoni motivi. Il primo è nella reciproca convenienza. Perché ai comuni, le aziende controllate dalla Camorra possono proporre prezzi fuori mercato. Nel ‘99, parliamo di qualcosa come 52 lire al chilo, contro le 140 su scala nazionale, fino ad arrivare a punte di 10 lire al chilo. Il secondo lo si legge negli atti parlamentari (commissione di inchiesta "Barbieri"): «Le politiche di gestione del ciclo dei rifiuti vengono impropriamente utilizzate come ammortizzatori sociali». Nel circuito illegale, in quello legale (Bassolino assumerà 2000 lavoratori per un piano di smaltimento che deve ancora vedere la luce).

Questa la situazione, quando, è il ‘99, Impregilo arriva in Campania. Il governo (centro-sinistra) dovrebbe sapere che il Grande Progetto non può muovere un passo se l´intero ciclo tradizionale dei rifiuti è nelle mani delle cosche. Il prefetto Giuseppe Romano, da commissario straordinario, ha provato a spiegarlo («Il 90 per cento delle ditte che lavorano nei rifiuti è della Camorra o sotto la sua influenza»). Ha dimostrato nei fatti che ogni tentativo di acquisire nuove discariche (Andretta, Terzigno, Contursi, Villa Literno) fallisce. La soluzione del Governo è dimenticare le discariche. Abbandonarne la ricerca (salvo, oggi, riprenderla con affanno). Peggio, promettere ciò che non può essere mantenuto: che non un solo nuovo buco verrà aperto in Campania.

Impregilo-Fibe entra in una tonnara. Non avendo mezzi propri per lavorare al ciclo dei rifiuti, si affida ad aziende che la Camorra controlla. Quando deve cercare discariche di servizio per le "ecoballe", "scopre" che i terreni che compra a 100 sono stati acquistati dal venditore, soltanto 24 ore prima, a un prezzo di "1" dall´originario proprietario. Ricorda l´ex subcommissario Giulio Facchi: «Nel 2002, viene chiusa a Giugliano la discarica dove sono state sin lì stoccate le ecoballe. Quella di Raffaele Giuliani, uomo di Camorra. Impregilo-Fibe ne acquisisce un´altra, sempre a Giugliano, che, curiosamente, anche negli atti ufficiali, viene definita "cava Bianco". Peccato che quello non sia il nome del suo proprietario. Perché definirla così? Perché non trattare mai direttamente con chi davvero possiede i terreni?».

Già, perché? Il Sisde decide di metterci il naso. Facchi viene avvicinato e condotto in un appartamento sicuro di Gaeta. Dove un magnetofono registra ore e ore di testimonianza. Lui racconta della Camorra, del traffico dei terreni, di Impregilo prigioniera di aziende gialle che la asfissiano, ma nulla accade. «Non ho idea cosa il Servizio abbia fatto di quel materiale. Se qualcuno al Viminale (ministro Claudio Scajola ndr.) ne abbia mai avuto cognizione. So quello che pensai allora e continuo a pensare oggi. Che con la Camorra tutti finirono per considerare inevitabile un appeasement. Lo stesso Bassolino. Ricordo le sue parole, almeno per il significato di resa che io volli attribuirgli, a inizio del 2004, pochi giorni prima che rassegnasse le sue dimissioni da commissario straordinario. Eravamo a cena a casa di Massimo Paolucci, commissario vicario. Antonio disse: "Dobbiamo mollare. Qui ci vuole un generale, un militare, un poliziotto. Perché se continuiamo a provarci noi, o finiamo in galera o finiamo falliti». Il poliziotto è arrivato. Insieme alla bancarotta.



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