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L'AFRICA CHIAMA - LETTERA DALLA MISSIONE MOZAMBICO
Fra Antonio Triggiante scrive e invita
Lo scandalo morti bianche sono più degli omicidi
Ricerca del Censis: l´anno scorso 1170 vittime, primato nella Ue
(
GAD LERNER
Una modesta proposta al ministro
Rendiamo merito al Censis che di tanto in tanto,
sommessamente, introduce qualche cifra rivelatrice in un dibattito pubblico
dominato dalla propaganda. Così, mentre i telegiornali celebrano la trovata dei
militari affiancati alle forze di polizia nel pattugliamento delle città,
l´istituto di ricerche sociali fondato da Giuseppe
De Rita pubblica delle statistiche che sovvertono il "comune
sentire" montato ad arte dagli imprenditori politici della paura: in
Italia le vittime degli incidenti sul lavoro sono quasi il doppio rispetto alle
vittime della criminalità. Che sono peraltro in costante diminuzione e restano
otto volte di meno rispetto ai morti negli incidenti stradali.
Se di emergenza si deve parlare, riguarda il fatto che da noi
i morti sul lavoro sono quasi il doppio della Francia, il 30% in più rispetto a
Germania e Spagna. Cifre che dovrebbero far arrossire la nostra classe
dirigente, a proposito di sicurezza. Ma i fautori di "legge e ordine"
non paiono scossi neppure dal fatto che si registrino più morti sulle nostre
strade che in paesi europei più popolosi dell´Italia: la severità torna ad
essere categoria elastica, quando debba applicarsi ai cittadini
"perbene".
Naturalmente vi sono ragioni culturali e sociali che spiegano
l´ipersensibilità dei cittadini nei confronti di furti, rapine, degrado
dell´ambiente urbano. Così come vi sono interessi economici che hanno
convenienza a minimizzare le deroghe alla prevenzione antinfortunistica e al
rispetto del codice della strada. Ma il compito di una classe dirigente, in
democrazia, dovrebbe essere quello di assumere le priorità dettate
dall´interesse generale, svolgendo un´opera educativa in tal senso. Mostrandosi
superiore agli umori fomentati per convenienza o pregiudizio.
Invece tra i nostri politici vige l´andazzo contrario:
adulare il popolo, cavalcandone l´ignoranza. Lo fa notare con parole più
diplomatiche il direttore del Censis, Giuseppe
Roma, presentando i risultati della ricerca: «Risalta in maniera evidente
la sfasatura tra pericoli reali e interventi concreti per fronteggiarli. Il
luogo di lavoro e la strada mancano ancora di presidi efficaci per garantire la
piena sicurezza dei cittadini». E non ci si venga a dire che le morti bianche e
gli incidenti stradali sono fatalità, o che succede così dappertutto. Lo
scandaloso divario fra l´Italia e i paesi europei ad essa comparabili, dimostra
il contrario.
La sicurezza manipolata come un feticcio, semmai, rivela la
volontà di sottomettere i ceti più deboli all´ingiustizia sociale,
indirizzandone il malcontento su bersagli meno impegnativi. È più facile
prendersela con la devianza degli emarginati, specie se stranieri, che con la
camorra, la mafia, la ´ndrangheta (sono queste organizzazioni le principali
responsabili degli omicidi in Italia). Ancor più complicato è imporre la regola
morale, prima ancora che giuridica, secondo cui la tutela della vita del
lavoratore è più importante della produttività. Addirittura impopolare, infine,
suona l´equazione fra mancato rispetto del codice della strada e delinquenza.
Naturalmente mandare i soldati in pattuglia nei cantieri, nelle fabbriche e lungo le autostrade è solo una boutade. Ma denunciare la menzogna di questi politici, falsi difensori della sicurezza pubblica, resta una necessità. Perché una comunità impaurita non progredisce inseguendo fantasmi: semmai arretra, correndo all´impazzata sulle strade e umiliando i suoi lavoratori.
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