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L'AFRICA CHIAMA - LETTERA DALLA MISSIONE MOZAMBICO
Fra Antonio Triggiante scrive e invita
Antisemitismo, l´allarme di Frattini “In Europa è sempre più diffuso”
Il ministro: preoccupati per gli attacchi in Afghanistan
(la Repubblica, giovedì,
18 settembre 2008)
Studio Usa: cresce il
pregiudizio e l´ostilità in Europa, anche contro l´Islam
GIAMPAOLO CADALANU
ROMA - In Europa l´antisemitismo è radicato, si è diffuso in molti Paesi
europei e «si confonde», sostiene Franco Frattini «con la legittima critica
politica». L´allarme del ministro degli Esteri arriva all´introduzione di un
convegno dell´Aspen Institute: «Dobbiamo riconoscere che c´è stata e c´è in
Europa, con un trend che va a diminuire, una freddezza ed una diffidenza nei
confronti di Israele che sono difficilmente accettabili». I toni sono tali che
proprio Gideon Meir, ambasciatore di
Israele, deve provvedere a rassicurare Frattini, garantendo che in Italia il
fenomeno «è molto marginale», mentre al contrario, dice uno studio dello
statunitense Pew Research Center diffuso proprio ieri, in Europa si diffondono
il pregiudizio antiebraico e ancora di più l´ostilità contro l´Islam.
Il responsabile della Farnesina si preoccupa soprattutto di quella che chiama «la timidezza politica di alcuni leader europei davanti a propositi sconsiderati, che sono arrivati alla negazione dell´Olocausto e a proclami di cancellazione dello Stato ebraico dalla cartina del mondo». Il nome di Ahmadinejad non viene pronunciato, ma Frattini pensa al presidente iraniano per "strigliare" i partner europei e poi aggiustare il tiro, ammettendo che «oggi l´Europa ha capito la necessità di distinguere la diffidenza dalle critiche legittime».
Il capo della diplomazia italiana non risparmia una frecciata al governo Prodi, quando sostiene che «mai nel recente passato c´è stata una così forte inclinazione positiva e sintonia del governo italiano verso Israele». La sintonia di questo governo invece è così totale che per tutto il discorso Frattini è attentissimo a non pronunciare la parola "palestinesi" e alla fine cita solo di passaggio i colloqui di pace e il presidente Abbas. Il tema della riunione alla Farnesina era "Italia, Europa, Israele: come costruire una partnership privilegiata": Frattini garantisce che l´Italia ha le carte in regola e i rapporti, soprattutto economici, diventeranno ancora più stretti: «Sul piano bilaterale l´Italia ha avviato un rapporto strategico con Israele, grazie ad un´intesa che ho stipulato con la collega Tzipi Livni. Stiamo poi preparando un viaggio del presidente Napolitano, con una ricca rappresentanza di imprenditori italiani».
A sessant´anni dalla fondazione, insomma, «Israele è una scommessa vinta», sintetizza il ministro. Quanto all´eterno tema della sicurezza dello Stato ebraico, Frattini ribadisce: non può mai essere negoziata né messa in discussione. La strada per garantirla, dicono tutti gli intervenuti, è quella tracciata ad Annapolis: per fare in modo che gli accordi presi nella cittadina del Maryland non restino lettera morta «l´Italia sta studiando un piano Marshall, che nasca da interessi condivisi tra israeliani, palestinesi ma anche giordani ed egiziani, e che possa portarli a condividere interessi e quindi a dialogare», ha annunciato Stefania Craxi, sottosegretario agli Esteri. Anche Massimo D´Alema guarda ad Annapolis come unico orizzonte praticabile, perché il fallimento di quelle prospettive «sarebbe il più straordinario sostegno alle posizioni della causa radicale, la prova dell´impossibilità di un accordo di pace».
L´impegno italiano per la pace può passare da un "piano Marshall" di aiuti economici, ma si è concretizzato anche nelle missioni internazionali. E proprio ieri lo stesso Frattini si è trovato ad ammettere di non essere tranquillo per l´evoluzione di un fronte rovente come quello dell´Afghanistan. Nel corso di un´audizione al Senato, il ministro degli Esteri ha riconosciuto che «a suscitare preoccupazione è l´evolversi della situazione della sicurezza». «Rispetto allo scorso anno - rivela infatti Frattini - abbiamo registrato un incremento di attacchi di oltre il 60 per cento».
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