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L'AFRICA CHIAMA - LETTERA DALLA MISSIONE MOZAMBICO
Fra Antonio Triggiante scrive e invita
Stranieri e salute: otto su dieci si ammalano in Italia
Per la maggior parte problemi ortopedico-traumatologici per gli uomini (26%) e di ricoveri ospedalieri legati alla gravidanza (56%): il problema maggiore la mancata unifornità di trattamento sul territorio nazionale
BOLOGNA - Si ammalano soprattutto per malattie contratte nel paese che li ospita (per l'80%), e per la maggior parte si tratta di patologie ortopedico traumatologiche per gli uomini (il 26%) e di ricoveri legati alla gravidanza per le donne (il 56%, fonte ministeriale). Sfatando quel mito che vuole che le persone immigrate portino la tubercolosi, l"Aids, la lebbra. E' questo l"identikit che fotografa la salute degli stranieri in Italia, scattato oggi a sotto le Due Torri all'interno del convegno organizzato per il compleanno di Sokos, l"associazione bolognese che da 15 anni si occupa di assistenza sanitaria a persone emarginate e immigrate. Inoltre, secondo alcuni operatori che hanno frequentato i corsi di medicina delle migrazioni, a queste percentuali va aggiunto un 20-40% di persone che manifestano gastrite e disagio psicologico perché, tra i fattori di rischio successivi all’arrivo in un nuovo paese, cambiamenti climatici, alimentazione e non buona situazione lavorativa e abitativa incidono. E il tasso di ospedalizzazione? Più basso: ogni mille persone ricoverate, 160 sono italiane e 140 straniere.
Ma tra i problemi maggiori dell’assistenza sanitaria alle persone straniere c’è la "mancata unifornità di trattamento sul territorio nazionale, soprattutto per i cittadini neocomunitari e gli irregolari, a cui si aggiungono le differenze socio-culturali e linguistiche, la scarsa continuità assistenziale e la difficoltà di accesso ai serivizi”, spiega Salvatore Geraci, presidente della Simm, la Società italiana di medicina delle migrazioni. "Il diritto alla salute è un diritto universale riconosciuto anche dalla nostra Costituzione”, con o senza permesso di soggiorno, e tutti "gli stranieri devono poter accedere alle strutture pubbliche; non rivolgersi - come spesso accade - agli ambulatori per le persone emarginate”.
In Italia funziona che solo le persone straniere in possesso del permesso di soggiorno possono iscriversi al Servizio sanitario nazionale; per tutte le altre esiste una specie di tesserino regionale a validità semestrale che assegna lo status di “straniero temporaneamente presente”, anche se poi l’ordinamento italiano riconosce che chi non è in regola e ha bisogno di cure non possa essere segnalato alle autorità. Ecco allora il proliferare di alcune associazioni di volontariato come Sokos a Bologna, Naga a Milano o il poliambulatorio Santa Chiara a Palermo. “La salute delle persone straniere resta comunque un problema complesso, perché l’immigrazione è un fenomeno complesso; deve tenere insieme tante diversità e molti tipi di assistenza: a chi è in regola, a chi è senza permesso di soggiorno, ai rifugiati e richiedenti asilo, ai rom e ai sinti, ai lavoratori stagionali, senza contare il problema dei neocomunitari”, conclude il dottor Geraci. (mt)
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