Campania senza mare

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VERMI, MUCILLAGINI E BAGNANTI A MOLLO
NAPOLI. La spiagetta di Mergellina è affollata come sempre, dietro le macchine sfrecciano su uno dei rari rettilinei di una città tutta vicoli. I bagnanti arrivano con l'ombrellone sotto il braccio, si sistemano sul loro fazzoletto di sabbia e poi si buttano in acqua.

Di fronte a loro le isole del golfo, ma sono un sogno per chi ha i soldi, il mare però è di tutti e, in fondo, anche i colibatteri sono gli stessi, a Ischia come a Napoli. L'emergenza l'anno scorso erano i vermi annidati nelle spiagge, quest'anno è la mucillagine, ma anche strane scie di schiuma marrone comparse lungo le coste della penisola sorrentina e flegrea. Insomma, se nel salernitano aumentano le bandiere blu, il mare tra Napoli e Caserta anche quest'anno è più una croce che una benedizione.
Secondo il rapporto Mare monstrum 2010 di Legambiente, il principale nemico del golfo, dei fiumi e dei laghi è la cattiva depurazione, il vettore più pericoloso sono proprio i fiumi con le loro foci tutte gravemente contaminate. I maggiori responsabili sono i comuni, ma anche le piccole industrie, che scaricano i propri reflui nei corsi d'acqua senza alcun trattamento o con un trattamento inadeguato. La Campania, infatti, si è classificata seconda, dietro alla Sicilia, nella classifica delle regioni con la minor copertura depurativa, con la media nazionale al 70,4% mentre i capoluoghi campani nel complesso si attestano al 67%, lasciando scoperti quasi due milioni di cittadini. Negli ultimi dodici mesi la Campania ha fatto registrare cinquecento illeciti nel settore degli scarichi abusivi. Così si spiega anche il secondo risultato: la percentuale di costa non balneabile a causa dell'inquinamento è di oltre il 17% a fronte di un valore medio nazionale intorno al 4%. Un primato al contrario a cui contribuiscono anche gli scarichi delle numerose abitazioni abusive, che sbucano in regione al ritmo di sedici al giorno, seimila l'anno.
Quella del servizio fognario-depurativo è una questione irrisolta per tutto il paese e, infatti, la Commissione europea ha deferito l'Italia alla Corte di giustizia per la violazione della direttiva 1991/271/Ce sul trattamento dei reflui urbani: 178 i comuni italiani inadempienti, tra cui Benevento, Napoli, Salerno, Avellino, Caserta ed altri 18 centri, tra cui spicca Ischia. Il simbolo del disastro campano, però, sono senza dubbio i Regi Lagni, una serie di canali d'acqua che attraversano un bacino di più di mille chilometri quadrati, tra l'area napoletana e quella casertana, la provincia che anche quest'anno si è attestata al primo posto a livello nazionale per percentuale di costa vietata alla balneazione per oltre il 60%.
Tra i maggiori responsabili del disastro ambientale del litorale domizio-flegreo, la Hidrogest, che gestiva diversi depuratori, tra cui quello di Cuma, fino alla recente rescissione del contratto da parte della regione. Una gestione così fallimentare da finire nel mirino della procura e della guardia di finanza. Palazzo Santa Lucia riconosceva 250 milioni di euro l'anno per lasciare nel degrado gli impianti e distruggere l'ecosistema della zona. Secondo la procura di Santa Maria Capua Vetere, la società per aumentare i guadagni avrebbe lesinato sugli interventi di manutenzione, così i depuratori, col passare del tempo, sono diventati inefficienti e inservibili, tanto che l'acqua in uscita risultava più inquinata dell'acqua in entrata. Per risparmiare, poi, sui costi dello smaltimento dei fanghi, li avrebbe gettati direttamente in mare. I responsabili della Hydrogest avrebbero anche finto di non accorgersi che i comuni di Casal di Principe, San Cipriano d'Aversa e Casapesenna, tutti ad alta densità camorristica, scaricavano direttamente nei Regi Lagni senza passare per l'impianto.
A inizio agosto una pattuglia di Verdi con il portavoce, Angelo Bonelli, si sono incatenati al depuratore di Cuma: «La rescissione del contratto rischia di complicare ulteriormente il problema - sottolineava Bonelli - perché sono stati interrotti i lavori per nuove vasche di depurazione che la Hydrogest stava costruendo, l'assessore regionale all'Ambiente deve intervenire immediatamente. Ormai si è ampiamente oltrepassato il livello di guardia, visto che buona parte dei depuratori campani è sotto sequestro o funziona a scartamento ridotto». Invita invece alla ribellione Michele Buonomo, presidente di Legambiente Campania: «Visto che sono proprio i cittadini a pagare con le loro tasse per i servizi di depurazione, invitiamo a un atto di disobbedienza civile e a non versare le imposte finché la politica non darà un segnale di discontinuità e non dimostrerà di affrontare, davvero, il problema».

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ABUSI EDILIZI
Dalla villa all'ecomostro, costa vietata per tutti tranne che per il cemento

La costa in Campania fa spesso rima con cemento, impastato per tirare su piccole villette, attracchi e lidi abusivi, fino agli ecomostri. Così lo scheletro dell'albergo di Alimuri a Vico Equense continua a fare mostra di sé sulla scogliera, guadagnando stabilmente dagli anni sessanta un posto nella top five della classifica, stilata da Legambiente, sui peggiori edifici che deturpano il paesaggio. Quest'anno compie 48 con i suoi piloni a vista: cinque piani, 18 mila metri cubi su un'area di duemila metri, un grande alveare alto 16 metri che avrebbe dovuto offrire cento stanze a turisti in cerca di una vacanza direttamente sul mare. Non è stato mai finito e mai abbattuto.
Non così imponente ma ugualmente invadente l'hotel Castelsandra, nel comune di Castellabate su una collina nel cuore del Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano, zona di assoluta inedificabilità. Lo costruirono due coniugi belgi in ricordo della figlia morta prematuramente, furono costretti negli anni ottanta a venderlo a imprenditori vicini al clan Alfieri, così le famiglie del cartello ci mandavano gli affiliati latitanti ma era anche la location per meeting di affari, negli anni d'oro degli appalti post terremoto. Il piccolo albergo, nelle mani della camorra, aumentò immediatamente le cubature, tra piscine, il campo per il tiro al piattello, un piccolo zoo e venticinque villette. Confiscato dalla magistratura nel 1992, dal 2001 la proprietà è passata allo Stato. Nel 2007 era stata identificata la ditta per le demolizioni, la regione aveva stanziato allo scopo 600 mila euro ma, alla fine del 2009, il Consiglio di Stato ha fermato le ruspe, accogliendo il ricorso dei precedenti proprietari.
Se la Campania è il regno del mattone selvaggio, Ischia ne è la sovrana indiscussa, con 25 mila richieste di condono su 60 mila residenti. Un braccio di ferro tra isolani, con in testa i sei sindaci, e la procura di Napoli che da oltre un anno pianifica gli abbattimenti. Spettatori interessati i politici del Pdl che hanno provato a più riprese ad aprire i termini del condono del 2003, per ora senza successo. Il ministro delle Pari opportunità, Mara Carfagna, durante l'ultima campagna per le elezioni regionali, è stata esplicita: "Se saremo noi ad amministrare la Campania, studieremo una legge per fermare le demolizioni". Stessa chiarezza per il neo presidente Stefano Caldoro: "Si tratta di situazioni che non possono essere risolte solo con le ruspe". Sarebbero abusi di necessità, si difendono i residenti di Ischia. Stessa scusa, forse, anche a Posillipo, il quartiere più esclusivo di Napoli, dove quest'estate, in una zona sottoposta a vincolo paesaggistico, si stava costruendo una mega villa a picco sul mare: cinquecento metri quadrati su sette terrazzamenti per un cantiere di circa duemila metri quadrati, approdo privato incluso. Sono state denunciati i quattro proprietari, il direttore dei lavori, due progettisti e i legali rappresentanti delle imprese edili.
Neppure i vip danno il buon esempio. L'anno scorso abusi sono stati scoperti nella villa di Posillipo dell'ex capitano della nazionale Fabio Cannavaro, poi è toccato alla residenza di Christian De Sica a Capri, per una veranda senza autorizzazioni, e infine a Luca De Filippo, figlio del grande Eduardo, per la sua villa sull'isolotto di Isca, tra Nerano e Li Galli, in costiera amalfitana, nell'area protetta di Punta Campanella. I poliziotti del commissariato di Sorrento, insieme con il personale della Guardia costiera, hanno proceduto al sequestro del cantiere denunciando per violazioni urbanistiche e ambientali lo stesso De Filippo. L'isolotto è sottoposto a vincolo dalla Soprintendenza ai beni architettonici ed ambientali: sui due lati orientale e occidentale sono stati ritrovati resti di costruzioni romane, pezzi di vasi e scale intagliate nella roccia che conducono fino a mare.
Sigilli anche per l'ex villa Zeffirelli a Positano. La struttura, dove per anni ha alloggiato il regista, è stata di recente trasformata in un resort a cinque stelle. Si tratta di tre complessi che, in omaggio al precedente proprietario, sono state battezzate Traviata (una lussuosa suite di 51 metri quadrati con una piscina ritenuta anch'essa abusiva, su un'area di almeno 150 metri quadrati, da duemila euro più iva al giorno, come si legge sul sito del resort), "Maestro Zeffirelli" e "Callas-Tosca" con un solarium di circa 45 metri quadrati. Abusi commessi all'interno del Parco regionale dei Monti Lattari, in una zona riconosciuta dall'Unesco patrimonio dell'umanità.

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