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11 Giugno 2010
"Tra il settembre 2008 e oggi, oltre 90 mila lavoratori stranieri potrebbero aver perduto il lavoro: una quota cospicua dei nuovi disoccupati, vittime della crisi in Italia", scrive Andrea Stuppini. La conferma si potrà avere solo tra alcuni mesi, con i dati del saldo migratorio con l'estero, ma appare realistico stimare che almeno 20mila lavoratori, divenuti disoccupati, decidano di fare ritorno al paese di origine. "Se consideriamo uno stipendio medio (dati Inps) di 12mila euro lordi l'anno, i contributi previdenziali versati dai lavoratori dipendenti ammontano a quasi 4mila euro l'anno; per una media di due anni e mezzo di permanenza in Italia, significano circa 10 mila euro", scrive Andrea Stuppini. Se la stima di 20mila lavoratori rientrati sarà confermata, nel complesso si tratterà di circa 200 milioni di euro che questi lavoratori avranno perduto. La Bossi/Fini prevede che il lavoratore immigrato possa ricevere la pensione solo al compimento del 65mo anno d'età e non per anzianità lavorativa. E nel caso non abbia lavorato per almeno cinque anni e in assenza di un accordo di reciprocità tra il suo paese e l'Inps, i contributi da lui versati andranno perduti e resteranno in Italia. Un accordo che vale con i Paesi dell'Ue e che è stato sottoscritto con pochi altri Paesi extracomunitari (il più rilevante è la Tunisia). Restano fuori dai giochi Marocco, Albania, Ucraina, Cina, India e altri Stati da cui prevengono molti lavoratori stranieri presenti in Italia. (is)
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