“Terzo settore in ginocchio”: operatori e famiglie in piazza a Napoli

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Protesta contro i mancati pagamenti degli stipendi e i tagli del governo. Sono 20 mila i lavoratori che danno assistenza a circa 50 mila persone, tra anziani, bambini, disabili, tossicodipendenti, immigrati, di cui un terzo a Napoli e provincia

NAPOLI – Gli operatori sociali campani tornano a mobilitarsi, ma non solo per i mancati pagamenti degli stipendi. Ieri a Napoli un migliaio di operatori, familiari e utenti dei servizi socio-sanitari campani, è sceso in piazza per protestare contro i tagli e sostenere il lavoro sociale. Il sit-in è stato promosso dal Comitato “Il welfare non è un lusso”, la rete a cui aderiscono oltre 150 organizzazioni sociali, tra cui Gesco, Solco, Associazione Quartieri Spagnoli, Cnca, Movi, Legacoopsociali, Forum Terzo Settore, Federazione Città Sociale, nata tre anni con l’obiettivo di ridare centralità alle politiche sociali, in una regione in cui la spesa sociale è la più bassa d’Italia, 32,8 euro per persona, meno di un decimo di quella della Valle D’Aosta.

“È necessario un investimento serio nelle politiche sociali – ha dichiarato il portavoce, Sergio D’Angelo – il terzo settore è ormai in ginocchio: da anni si fa carico di quote di responsabilità pubblica, garantendo qualità, efficienza e continuità dei servizi sociali, nonostante annosi ritardi nei pagamenti da parte di Regione, Comune ed enti locali. Per non parlare del Governo, che ha pensato bene di dimezzare il fondo sociale nazionali”. “Non sono lavoratori di serie b” hanno gridato gli operatori sociali, scesi in piazza non solo per sé, ma anche per i ventimila uomini e donne impegnati ogni giorno nei servizi socio-sanitari regionali che garantiscono assistenza a circa 50mila persone, tra anziani, bambini, disabili, tossicodipendenti, immigrati, di cui un terzo a Napoli e provincia. Servizi che ieri, in concomitanza all’agitazione, sono stati sospesi, fatta eccezione per quelli essenziali.

Dopo la protesta e il blocco del traffico in una delle strade principali della città, è arrivato l’incontro con i rappresentanti istituzionali della regione, gli assessori all’Assistenza sociale Ermanno Russo e al Personale Pasquale Sommese, e il coordinatore dell’area Servizi Sociali Antonio Oddati. Contemporaneamente, una delegazione ha incontrato il sindaco Rosa Russo iervolino e l’assessore alle Politiche sociali del comune Giulio Riccio. La regione ha promesso di: sbloccare nel giro di qualche giorno tutti i trasferimenti ai Comuni del fondo sociale regionale, circa 40 milioni di euro; liquidare le risorse da destinare agli ambiti territoriali per pagare gli stipendi; istituire un tavolo socio-sanitario per la certificazione del credito da parte delle Asl; avviare un percorso di programmazione e sostenibilità economica del lavoro sociale. Anche il comune di Napoli, che ha 50 milioni di euro di debiti con il terzo settore, si è impegnato a sbloccare i fondi, fermi solo “per un problema tecnico in ragioneria” e “a prevedere tempi certi per i prossimi pagamenti”. Il sindaco ha anche promesso l’istituzione di un tavolo tecnico per accelerare la cessione del credito per i primi 30 milioni di euro.

“Pur avendo avuto delle risposte - ha osservato D’Angelo – dobbiamo constatare purtroppo che non ricevere subito la nostra delegazione è stato estremamente irriguardoso non solo verso gli operatori, ma soprattutto verso le ragioni delle decine di migliaia di famiglie e cittadini che hanno sempre più bisogno del lavoro sociale: il welfare non è un problema solo di chi l’ha costruito e garantito, ma è un tema che riguarda tutti. Siamo pronti a manifestare ancora se gli impegni presi non saranno mantenuti”. (mn)

 

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