RAPPORTO SUI DIRITTI GLOBALI, CRISI DI SISTEMA E DISUGUAGLIANZE

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“Se il clima fosse una banca l’avrebbero già salvato: invece, come ci dicono tutti gli indicatori, e primo tra tutti la questione climatica, il pianeta permane in uno stato di grave rischio, se non di pre-agonia; una situazione che ancora non precipita solo in ragione delle profonde diseguaglianze tra paesi ricchi e paesi poveri, mantenute tali attraverso il governo globale dell’economia da parte degli istituti sovranazionali e, quando non basta, mediante l’uso della forza”. Comincia in questo modo l’introduzione all’VIII edizione del “Rapporto globale sui diritti” firmata da Sergio Segio, curatore della ricerca promossa dalla Confederazione generale italiana del lavoro (Cgil) in collaborazione con diverse espressioni della società civile. La crisi del pianeta e la crisi dell’economia vanno di pari passo secondo Segio che invita a riflettere sulla sostenibilità degli attuali modelli di sviluppo. La crisi finanziaria, scrive, è anche la crisi dell’economia reale e del modello liberista: “Il neoliberismo, l’imposizione del ‘Washington consensus’ e la truffaldina teoria del ‘trickle down’, delle ricadute favorevoli di uno sviluppo economico deregolato e di un mercato lasciati liberi di estrinsecarsi e di estendersi, sotto la regia del Fondo monetario internazionale e della Banca mondiale, attraverso l’espansione delle corporations e l’imposizione agli stati dei programmi di aggiustamento strutturale tesi alla privatizzazione dei servizi pubblici e, appunto, alla penetrazione commerciale e produttiva delle multinazionali”. Sottolineando come nonostante la crisi, le società quotate in Borsa abbiano macinato utili e i loro dirigenti lauti stipendi, il Rapporto sottolinea come sia divenuto predominante l’errato principio di una cultura che ha barattato il valore dell’uguaglianza con quello “truffaldino” delle pari opportunità di individui che devono competere. Così, facendo riferimento al contesto italiano, Segio con amaro sarcasmo aggiunge: “Quanto siano pari le opportunità ce lo dicono i dati, che da tempo dimostrano una totale immobilità sociale e dinamiche socioeconomiche da Robin Hood alla rovescia”. Verso dove si va? Nel rapporto ci sono pochi dubbi: “Che il sistema economico e della guerra voglia continuare a occupare buona parte degli scenari venturi lo dimostra anche l’approvazione, a Settembre 2009, del budget per la difesa statunitense. Ratificate dal senato, le spese del Pentagono salgono a 636,3 miliardi di dollari e comprendono i 128 miliardi di dollari per le guerre in Iraq e in Afghanistan”. E l’Italia non è estranea a questo trend: “Le autorizzazioni all’esportazione di armamenti rilasciate nel 2009 dal governo alle aziende del settore hanno avuto un balzo del 61% arrivando a 4,9miliardi di euro”.

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