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18 Maggio 2010
PARIGI
Ci sono state delle contropartite, concesse dalla Francia all'Iran, per la liberazione della francese Clotilde Reiss, arrestata all'aeroporto di Teheran lo scorso 1 luglio, incarcerata a Tehran per sei settimane, condannata a dieci anni di carcere per spionaggio da un tribunale rivoluzionario, alla quale dal 16 agosto scorso, in cambio del versamento di una cauzione di 200mila euro, erano stati concessi i «domiciliari» all'ambasciata francese della capitale iraniana? Clotilde Reiss è rientrata a Parigi domenica, su un Falcon dell'aeronautica militare, liberata dopo aver versato una multa di 230mila euro, sostitutiva della pena al carcere. Sarkozy l'ha ricevuta all'Eliseo, ma il presidente è rimasto sobrio e silenzioso. Nulla a che vedere con lo spettacolo mediatico inscenato dopo la liberazione di Ingrid Betancourt nel 2008.
L'Eliseo parla di «clemenza» di Teheran e ringrazia il siriano Bachar el-Assad, il senegalese Abdoulaye Wade e il brasiliano Lula Da Silva «per il ruolo attivo in favore della liberazione della nostra compatriota». Francesi e iraniani, per una volta d'accordo, smentiscono che ci siano state delle contropartite. Eppure, nel settembre scorso, era stato lo stesso Ahmadinejad a far riferimento a una richiesta iraniana per riconsiderare la posizione di Clotilde Reiss: il presidente iraniano chiedeva a Parigi la liberazione di Vakili Rad, condannato in Francia nel '94 all'ergastolo per l'assassinio di Chapour Bakhtiar, l'ultimo primo ministro dello scià , ucciso nel '91. Ufficialmente, è solo «una coincidenza» che ieri, il giorno dopo il ritorno in Francia di Clotilde Reiss, il ministro degli interni, Brice Hortefeux, ha firmato il decreto di espulsione verso l'Iran di Vakili Rad, liberato perché ha scontato i 18 anni di pena «di sicurezza».
Gli iraniani avevano chiesto anche un'altra contropartita, puntualmente rispettata dalla Francia, che ha rifiutato l'estradizione verso gli Usa di Majid Kakavand, un ingegnere iraniano accusato da Washington di «traffici illegali di tecnologia sensibile». Per la Francia, questo reato non esiste e Kakavand, lo scorso 5 maggio, ha potuto rientrare in Iran.
Clotilde Reiss, 24 anni, è una studiosa dell'Iran, che lavorava all'Università di Ispahan. Un ex funzionario dei servizi segreti francesi, Pierre Siramy, sostiene che la giovane studiosa collaborava con l'ambasciata francese a Teheran per fornire informazioni sulla politica interna iraniana e sulla proliferazione nucleare. La Dgse (i servizi segreti per l'estero) smentisce. Gli iraniani avevano accusato Clotilde Reiss di aver trasmesso all'ambasciata francese foto e informazioni sulle manifestazioni di contestazione del risultato delle presidenziali, a metà giugno dell'anno scorso.
L'Iran, isolato diplomaticamente e minacciato di sanzioni dall'Onu, si è liberato di un ostaggio scomodo, sperando di dimostrare al mondo che trattare serve.























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