Dieci mesi per rimuovere il relitto della Concordia

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Mare mosso, la nave scivola. Gabrielli: lievi assestamenti


ISOLA DEL GIGLIO — «Io già me l'immagino, il luna park — sospira don Lorenzo Pasquotti, barbuto e battagliero parroco del Giglio, eroe di quella notte —. Diventerà una moda: Concordia drink, Concordia beach, Concordia tour, sai che confusione… Non ci voglio nemmeno pensare, un giorno di questi vado a benedire la nave, perché s'annuncia un'estate tremenda, se è vero che resterà lì». E sì, resterà.
La Concordia resterà, da ieri non è più solo una fosca previsione. L'ha annunciato il capo della Protezione civile, Franco Gabrielli: ci vorranno almeno 2 mesi, a partire da oggi, perché la compagnia armatrice, la Costa, scelga un progetto e l'affidi a una società incaricata di rimuovere o smantellare il transatlantico naufragato. Eppoi passeranno «da 7 a 10 mesi» perché il progetto venga realizzato. Insomma, 2 mesi per il progetto e fino a 10 per la sua realizzazione: totale, un anno. «Un tempo che potrà restringersi ma anche dilatarsi — ha aggiunto il prefetto facendo venire i brividi a molti — perché per noi, più che fare presto, è importante fare bene…». Discorso condivisibile, però sull'isola adesso c'è fermento. Oggi pomeriggio, all'hotel Bahamas, si riunirà un comitato spontaneo di cittadini. «Vogliamo parlare subito con Gabrielli — annuncia Fabio Agugliari, portavoce dei gigliesi in trincea —. Perché se il recupero della Concordia andrà male, a pagare salato saremo anche noi isolani. Perciò avvisiamo la Costa e la Carnival, la casa madre: portate via la nave al più presto e senza inquinare il mare, altrimenti vi beccate una class action».
Il sindaco del Giglio, Sergio Ortelli, ascolta e promette: «Convocherò i cittadini, ne parleremo con Gabrielli, ma siamo ancora in piena emergenza, ci vuole un po' di cautela, lo stesso commissario forse avrebbe potuto aspettare prima di parlare di tempi». L'economia locale però ora rischia anche lei il naufragio. Perché d'inverno sull'isola ci vivono 1.500 persone, ma d'estate il Giglio si riempie, gli abitanti diventano 15 mila, arrivano i vip che qui hanno le case (da Uto Ughi a Franco Marini), le grandi barche si fermano in rada («Lì dove adesso c'è la Concordia ormeggiavano Romiti, Della Valle, Briatore, Valentino, Cavalli e Sarah Ferguson…», racconta Giovanni Rossi, l'assessore al Porto). E gli alberghi (totale 600 camere) fanno affarissimi, così come i proprietari di case, che le affittano fino a 1.500 euro alla settimana. Perciò sono tutti preoccupati: «Almeno 700 persone aspettano di sapere se potranno essere assunti come stagionali dal primo aprile al 30 settembre», confessa Enrica Muti, albergatrice. «Con quel cimitero ancora in mezzo al mare la gente non verrà — scuote la testa Paolo Fanciulli, gestore dell'hotel Bahamas —. Si divertiranno solo i turisti del macabro, quelli del mordi e fuggi che già adesso scendono dai traghetti nel weekend. Ma io ho vecchi clienti che mi scrivono per disdire le prenotazioni». 
Freme il dibattito: «Se il vecchio porto diventerà un cantiere, che fine faranno i 270 posti barca che abbiamo?» lancia l'allarme il vicesindaco Mario Pellegrini. Franco Gabrielli, ieri, ha provato a trasmettere a tutti un po' di fiducia: «La Concordia calamiterà il mondo intero, perché purtroppo è un unicum». In effetti sono sbarcati al Giglio giornalisti da New York, Toronto, Melbourne e hanno affollato alberghi e trattorie. Eppoi un esercito di soccorritori italiani. La bassa stagione è diventata altissima, dal giorno del naufragio. «Ma la vacanza è pace, non angoscia eppoi a noi gigliesi non piace speculare sulle disgrazie — sottolinea Claudio Bossini, chef del ristorante Paloma —. Comunque quella nave attira solo i necrofili e i necrofili mangiano panini…». Anche Massimiliano Marsalli dell'agenzia MaxShark è pessimista: «Per noi che organizziamo immersioni subacquee e snorkeling quest'estate saranno dolori, alla Concordia per ora non ci si può avvicinare e un gruppo di 17 sub di Reggio Emilia che doveva venire a febbraio non verrà più». Ido Cavero, pescatore, la fa breve: «Solo di gasolio mi sta già costando una fortuna, perché adesso bisogna passare a 3 miglia dalla nave e ogni giorno e un salasso. Dove andremo a finire?». 
Nessuno lo sa, signor Cavero.

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