Quel complesso di non essere mai preparati L'Italia come Germania o Stati Uniti Paesi in crisi di fronte all'emergenza

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C'è una crisi europea anche nei trasporti. Quando nevica. Ma in questo caso — a differenza che in quello dell'euro — non c'è un modello vincente, sia esso nordico o tedesco: in genere, la Grecia si salva, ma ovunque cada la neve e la temperatura scenda sotto lo zero, gli spostamenti diventano difficili, i treni rallentano, gli aeroporti chiudono, le vie d'acqua congelano, le strade diventano congestionate. A cavallo del Natale 2010, l'Europa fu colpita da una violenta e lunga ondata di maltempo: la gestione del traffico ferroviario della Deutsche Bahn, soprattutto di alcune linee di pendolari attorno a Berlino, andò in tilt; gli aeroporti di Francoforte, Bruxelles, Heathrow, Charles De Gaulle chiusero per un intero week-end, i passeggeri nel caos; alcune navi rimasero bloccate nel Mittelland, il canale fluviale che corre da Ovest a Est della Germania; su più di un'autostrada si formarono code di oltre cento chilometri. E, negli stessi giorni, anche parti degli Stati Uniti furono bloccate dal maltempo.
Certo, ci sono Paesi più preparati, più pronti ed efficienti, autostrade gestite meglio, ferrovie più responsabili verso i viaggiatori, aerolinee migliori di altre. Ma non si possono fare generalizzazioni, anche i Paesi meglio organizzati contro il ghiaccio non possono essere considerati un modello: avrebbe poco senso che Roma avesse tanti spartineve quanti ne ha Stoccolma. E, in realtà, non è che la Svezia o la Finlandia abbiano poi così tanti mezzi contro la neve (più negli aeroporti che sulle strade): è normale, nei Paesi del Nord Europa, vedere le automobili che viaggiano su uno strato di ghiaccio. Succede però che lì gli automobilisti hanno l'obbligo di guidare con pneumatici invernali. Ma anche in questo caso: avrebbe senso imporre una legge del genere in tutta Italia? Invece di scandalizzarci per la congestione delle strade ci scandalizzeremmo per una norma che impone costi assurdi (in Italia i gestori di autostrade possono già emettere ordinanze di obbligo di mezzi anti-sdrucciolevoli a bordo).
Il confronto con il resto d'Europa, dunque, va condotto con attenzione, differenziando tra danni inevitabili e inefficienze. Chi viaggia in aereo, per esempio, deve sapere che quando nevica i ritardi a Francoforte sono la regola: dal momento che si tratta di un hub frequentatissimo, la probabilità di perdere una coincidenza è elevata. L'aeroporto londinese di Heathrow fu messo sotto inchiesta pubblica dopo che non riuscì a fare volare gli aerei nei giorni precedenti il Natale 2010, ultimo caso di grande freddo ad avere messo in ginocchio l'Europa. Un po' tutti gli aeroporti soffrono, d'altra parte, sotto il gelo. A Helsinki gli aerei partono spesso in ritardo a causa delle operazioni di decongelamento delle ali: una necessità che mette in crisi la programmazione degli slot nonostante i sistemi didefrosting siano numerosi. Ma negli stessi giorni della crisi di Heathrow, lo scalo parigino Charles de Gaulle ammise di non avere sufficiente glicole per sciogliere il ghiaccio, anche a causa di uno sciopero nella principale fabbrica francese che lo produce.
Durante la grande crisi del trasporto del dicembre 2010, anche le ferrovie europee non furono all'altezza della situazione. In questo caso con maggiori responsabilità dirette dei gestori di quante non ne ebbero le compagnie aeree. L'Eurostar tra Londra, Parigi e Bruxelles dovette diminuire la velocità, ciò portò a un minor numero di treni sui binari e quindi all'invito a chi aveva un biglietto a rinunciare a viaggiare se non per vera necessità. E fin qui, forse, era inevitabile. Ma evitabile fu certamente il caos sulle ferrovie tedesche. Binari e scambi congelati, mezzi rotabili inutilizzabili perché bloccati dal ghiaccio, numero insufficiente di treni di emergenza. E quindi ritardi e cancellazioni. Deutsche Bahn — accusata di avere tagliato troppo gli investimenti per abbellire il bilancio in vista della privatizzazione (poi sospesa) — dovette promettere di rivedere i suoi piani ma, lo scorso settembre, il capo delle operazioni regionali (treni pendolari) dell'azienda, Frank Sennhenn, ha dovuto ammettere che la situazione «non migliorerà significativamente» in caso di nuove tempeste di neve.
Ancora nella solo in apparenza sempre efficiente Germania, in quel dicembre le nevicate bloccarono chilometri e chilometri di autostrade. Anche perché non c'era abbastanza sale da spargere sul selciato, nonostante il maggiore produttore europeo, K+S, ne avesse ordinato centomila tonnellate da Stati Uniti e Cile. Parigi vietò la circolazione di autobus e camion. Su un'autostrada del Nord Reno-Westfalia, Germania del Nordovest, si formò una coda lunga oltre 200 chilometri con i poliziotti che impazzivano — dissero le autorità — a causa delle auto con pneumatici estivi.
In Italia — a sentire i racconti di questi giorni — la situazione è probabilmente peggiore che nel resto d'Europa, soprattutto per quel che riguarda i treni pendolari. E, forse, un'inchiesta delle autorità sulle inefficienze sarebbe utile. Quando si vede la neve cadere, però, è opportuno ricordare Chicago, ritenuta da molti la città più preparata contro il ghiaccio: nel febbraio di un anno fa, centinaia di persone dovettero abbandonare le auto per strada, coperte da masse di neve. Quel giorno fu chiamato Snowmageddon, la fine del mondo sotto la coltre bianca.

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