Manca il gas, sì alle centrali a olio

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Il piano d'emergenza prevede tagli di energia alle aziende con contratti speciali

ROMA — Siamo in emergenza energetica. La morsa del gelo in Italia e in Europa ha messo a dura prova la struttura del Paese. Russia e Francia hanno ridotto le esportazioni mentre il mare grosso ha reso inservibile il rigassificatore di Rovigo da cui dipende il 10% dell'importazione di gas. Ieri mattina il comitato strategico ha deciso di attivare la fase di emergenza che prevede da oggi — e non da giovedì come sembrava in un primo momento — il taglio di forniture di gas alle aziende con contratti interrompibili (costano meno ma hanno questo handicap) e la possibilità per le società produttrici di energia come Enel e Sorgenia di far funzionare le loro centrali elettriche anche con olio combustibile. Nonostante il freddo polare e il riscaldamento a manetta le famiglie non dovrebbero subire alcuna conseguenza mentre per le grandi imprese energivore potranno esserci degli «stacchi».
«La situazione è critica, ma è ben monitorata — ha spiegato il ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera —. Siamo passati al livello di allerta perché i consumi sono stati i più alti della storia». Per il presidente dell'Eni Paolo Scaroni, che tramite Snam controlla buona parte del mercato del gas in Italia, «dopo le decisioni del comitato strategico la situazione si tranquillizzerà durante il prossimo weekend». Le basse temperature quasi senza precedenti, hanno portato un forte aumento dei consumi di gas di oltre il 40%, 450 milioni di metri cubi al giorno. «Per far fronte a questo maggiore consumo — ha spiegato Scaroni — con la Russia che ci dà meno gas e i due rigassificatori fermi abbiamo fatto fronte importandone di più dall'Algeria, dal Nord Europa e attingendo alle scorte».
La situazione sembra comunque più gestibile di quella dei rigidi inverni 2006 e 2009 in seguito alla crisi politica tra Russia e Ucraina che improvvisamente bloccò le forniture della Gazprom. Non sono mancate le polemiche. Il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia si è detta preoccupata dalla situazione delle forniture di gas e ha proposto di agire di più su un mix di interventi «cioè di aumentare il ricorso alle riserve; non si può agire solo sulle imprese». «Se la crisi aumenta, da giovedì ci potrebbe essere la decisione di bloccare le aziende», ha avvertito il numero uno degli imprenditori.
Dal ministero dello Sviluppo si riduce questo scenario pessimistico. Il taglio di gas pesa solo 15,6 milioni di metri cubi al giorno (quindi circa il 3,5% del totale) e riguarda solo le aziende che hanno accettato nei contratti chiusi a dicembre la clausola di autoridursi il consumo di gas dal 20 al 40% a fronte di tariffe di favore. Se non lo faranno pagheranno una penale. Le imprese coinvolte dovrebbero ricevere oggi dalla Snam la comunicazione di rispettare la norma contrattuale. Molte imprese sarebbero però pronte a muoversi in autonomia energetica. «Se la normativa lo consentisse — dice il presidente del Consorzio italiano biogas, Piero Gattoni — l'Italia potrebbe essere in grado di produrre biometano per soddisfare il 10-20% del fabbisogno nazionale».

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