“In Emilia possibili forti scosse e l’area sismica potrebbe allargarsi”

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Monti rilancia l’allarme degli esperti Lo studio della “Grandi rischi”. Il governo: intensificare la prevenzione 

ROMA — La commissione Grandi rischi giovedì sera ha elaborato un documento preoccupante: dice che in Emilia potranno arrivare altre scosse di terremoto, di un’intensità vicina al grado sei di magnitudo e che l’area padana più a rischio è quella a Est. Il governo, ieri pomeriggio, ha scelto di renderlo pubblico in una conferenza stampa con il premier Mario Monti. I sindaci delle zone colpite si sono agitati e ora minacciano denunce per procurato allarme.
«Nelle zone colpite dal terremoto del 20 e 29 maggio, tra Finale Emilia e Mirandola, si sta registrando un calo della sismicità e le scosse di assestamento stanno diminuendo per numero e dimensione », ha scritto la commissione dopo la terza riunione dedicata, «ma se l’attività dovesse riacutizzarsi
è significativa la probabilità che riguardi il segmento compreso tra Finale Emilia e Ferrara con eventi paragonabili ai maggiori eventi registrati». La scossa più importante, la prima, il 20 maggio, arrivò al sesto grado della scala Richter. «Non si può escludere, tuttavia, l’eventualità che l’attività sismica si estenda in aree limitrofe a quella già attivata».
La commissione consultiva, organo della Protezione civile, formata da tre scienziati riconosciuti più Giuseppe Zamberletti, padre della moderna Protezione civile, ha voluto ricordare che «non esistono a tutt’oggi metodi scientifici attendibili di previsione del terremoto nel breve periodo », ma poi, «sulla base della conoscenza delle faglie e delle scosse precedenti», ha rilasciato il rosario di ipotesi. Nell’ultima parte del comunicato, infine, ha sottolineato come la mappa della pericolosità fin lì redatta sia risultata corretta: «All’area era stata assegnata una magnitudo massima attesa di 6,2 e la maggior parte del patrimonio edilizio è stato costruito prima dell’aggiornamento, nel 2003, di questa classificazione sismica». Il governo Monti ha scelto quindi di rendere pubblico l’allarme degli esperti, con un atteggiamento contrario a quello deciso da Guido Bertolaso alla vigilia del terremoto dell’Aquila.
Per sostenere le popolazioni, ha detto ancora il premier, lo Stato farà «uno sforzo straordinario in termini di risorse, competenze e strumenti». Nel decreto legge licenziato ieri è stato stanziato un
miliardo di euro per gli interventi post-sisma, sono stati inviati altri 300 pompieri e il periodo di emergenza è stato allargato a un anno. Il ministro della Difesa, Giampaolo Di Paola, ha assicurato: «Le forze armate daranno il loro contributo ». Per ora, presidieranno le zone rosse dei comuni danneggiati.
Il presidente Vasco Errani ha sottolineato che la rimozione delle macerie, valutata per ora in un
milione e mezzo di euro, sarà a carico della Regione «e non dei cittadini » e ha invitato a leggere bene il comunicato della commissione: «L’ipotesi dell’allargamento della faglia non si può prevedere, è un dato statistico». In verità il capo della Protezione civile, Franco Gabrielli, ha regalato un esempio chiaro: «La commissione ha fatto un’analisi complessiva su tre segmenti della faglia. Due si sono spezzati, il terzo no. Dunque ritiene
probabile che si possa spezzare anche il terzo». Critico l’ex presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Enzo Boschi: «Non mi risulta sia possibile fare previsioni dei terremoti. Il comunicato sembra qualcosa che si dice per stare sul sicuro».
Ieri due scosse — di magnitudo compresa tra 2,3 e 2,5 — sono state avvertite ad Ascoli Piceno e ad Agrigento. Paura fra la gente.

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