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04 Settembre 2010
Editoriale di Avvenire: una partita personale. Il giornale ricorda agli "adulti" di "non fare della scuola il luogo di confronto politico-partitico"
ROMA - «La signora Ministro ha affrontato con gagliarda e dunque controversa volontà riformatrice sia l´Università che la Scuola. Una partita personale e politica su cui sta scommettendo molto». Ancora polemiche sulla scuola. E critiche pungenti sull´avvio dell´anno scolastico «confuso e non privo di ombre». Le riflessioni questa volta arrivano dal fronte cattolico, è il quotidiano dei vescovi "Avvenire" a ricordare agli adulti, che siano politici, insegnanti o sindacalisti, di non fare della scuola «il luogo del confronto politico-partitico e della difesa del corporativismo che spesso hanno bloccato e bloccano l´Italia». Sono in molti però a leggere nell´editoriale anche un attacco al ministro e non solo un generico richiamo a pensare di più ai ragazzi e meno agli interessi e alle ideologie. Così le parole caute ma puntuali dell´Avvenire scatenano una piccola tempesta di polemiche.
Il quotidiano, nell´editoriale firmato da Davide Rondoni, un "promemoria per gli addetti ai lavori", invita soprattutto a non sfruttare i ragazzi «per richieste e pretese, per quanto comprensibili» e fa un appello a «non fare carriera sulla loro pelle». Scrive Rondoni: «E mentre in Università le riforme si sono accavallate e ora se ne aspetta una un po´ ordinata e di prospettiva, d´altra parte nella Scuola molti interessi corporativi, molti problemi lasciati per strada, molte iniziative frammentate rendono difficile da sempre un vero disegno riformatore».
Il quotidiano ricorda anche che tra i nodi irrisolti non ci sono solo i precari ma anche il trattamento riservato alle scuole pubbliche non statali. Si muove dunque il fronte cattolico a ricordare al ministro i suoi limiti e i suoi doveri? Per sfuggire al gioco delle interpretazioni, il direttore di Avvenire, Andrea Tarquinio, si sente obbligato ad intervenire e sottolinea che il giornale si limita solo «a registrare e proporre problemi». Anche Davide Rondoni precisa, il suo editoriale «non era rivolto contro il ministro Gelmini o contro qualcuno tra i tanti adulti impegnati nella scuola. Era piuttosto un invito rivolto a tutti, ai politici, come agli insegnanti, stabili o precari che siano, e anche ai sindacalisti a tenere bene a mente qual è lo scopo della scuola: i nostri figli».
Scende in campo anche il ministro Gelmini, ma in questa settimana scolastica già rovente, preferisce allentare le polemiche: «Ho letto l´editoriale di Avvenire e devo dire che l´ho condiviso». Giunta al workshop Ambrosetti a Cernobbio, dopo lo scontro con i precari rilascia una dichiarazione conciliante: «Chi legge in maniera disinteressata quell´editoriale non trova alcun attacco al ministro dell´Istruzione. Mi sembrava un invito giusto e condivisibile di abbassare i toni e soprattutto di non strumentalizzare la scuola».























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