Chi maltratta un cane pagherà i danni morali

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 La Cassazione riconosce anche il dolore del padrone

Probabilmente qualche anno fa la sentenza della Cassazione che ha definitivamente condannato Domenico G., un settantenne di Balagero in provincia di Torino, perché aveva preso a calci il cagnolino di certi suoi vicini, avrebbe un po' stupito, almeno qualcuno. Ma ora, certamente, non più. Lo sappiamo tutti ormai, o almeno tutti dovrebbero saperlo, che i cani non si prendono a calci. I cani, o almeno quasi tutti, sono infatti diventati parte della famiglia umana, e ogni giorno che passa ci rendiamo sempre più conto, anche da certi fatti se volete un po' secondari, ma comunque indicativi, che i cagnolini da compagnia un po' per volta si sono trasformati in veri e propri bambini a quattro zampe. Sta crescendo a vista d'occhio, per esempio, la percentuale di cagnolini (in qualche caso anche di cagnoloni) che vanno a spasso col padrone con tanto di paltoncino. E ciò dopo che per qualcosa come quattordicimila anni o forse più, cioè da quando sono stati addomesticati, del paltoncino i cani non ne hanno mai sentito la necessità. Ebbene, l'antipatica storia che soltanto ieri ha avuto la sua definitiva conclusione in Cassazione ha avuto inizio nel luglio del 2006, quando il già citato Domenico G. «sbatté a terra e prese a calci» il cagnolino dei suoi vicini di casa, Laura S. e Stefano T., provocandogli lesioni dolorose e non poca paura, come venne poi attestato da un veterinario. Durante la visita il dottore aveva infatti riscontrato «dolorabilità» del cane a livello del carpo sinistro e della zona mandibolare pure sinistra. Quanto poi allo strano e poco credibile fatto, asserito dalla difesa, che lo stesso cane maltrattato, nonostante le percosse ricevute dal vicino, continuasse a «gradire le sue coccole», non è stata (a mio parere giustamente) presa in alcuna considerazione dai supremi giudici.
Il punto di maggior interesse della sentenza, e anche il più innovativo, è senz'altro che la Suprema corte, alla multa di 200 euro comminata per i maltrattamenti al cane e da aggiungere al risarcimento delle spese, abbia inoltre riconosciuto che gli stessi maltrattamenti hanno indirettamente provocato una sofferenza ai legittimi proprietari, risarcibile quest'ultima con altri 300 euro. Ciò che insomma viene riconosciuto è che nell'atto di maltrattare un animale d'affezione convergono due reati entrambi meritevoli di sanzione. Innanzitutto il fatto che un cane non può essere impunemente sottoposto a maltrattamenti proprio in quanto essere senziente. Senza contare che, nel cane in modo assai particolare, alla sofferenza fisica s'aggiunge sempre quella, spesso ben più duratura, di carattere emotivo. Poi, in seconda istanza, che i maltrattamenti subiti da un essere che nel caso può venire configurato come persona-non-umana, possono provocare una sofferenza, per via mediata, nei membri umani di questo ormai comune tipo di famiglia allargata.

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