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30 Gennaio 2012
Relazione al consiglio comunale della direttrice Manzelli. Sono 400 e arrivano in uno stato sempre più grave. "Mi sento sempre meno direttore di un penitenziario e sempre più factotum delle problematiche sociali". In totale 1570 reclusi più 100 donne
MILANO - Se la corte di Giustizia europea nell'aprile scorso non avesse bocciato l'articolo 14 della Bossi Fini, che mandava in carcere gli immigrati irregolari, a S. Vittore nel 2011 sarebbero entrati mille detenuti in più. È quanto emerge dalla relazione della direttrice dell'istituto penitenziario milanese, Gloria Manzelli, presentata questa mattina alla commissione carceri del Consiglio comunale di Milano. Oggi nella vecchia casa circondariale sono reclusi 1570 uomini e un centinaio di donne. Gli agenti sono sulla carta 990, ma ben 225 sono distaccati in altre carceri nel sud d'Italia. Due raggi sono inagibili. "C'è una condizione disumana di sovraffollamento", afferma il direttore di S. Vittore. E la nuova emergenza è quella dei detenuti con problemi psichiatrici: ce ne sono circa 400. "Arrivano in uno stato sempre più grave -sottolinea Gloria Manzelli-. Il problema è che il carcere è diventato la soluzione di troppi problemi che fuori non trovano soluzione. Mi sento sempre meno direttore di un istituto penitenziario e sempre più factotum delle problematiche sociali".A S. Vittore c'è un reparto psichiatrico con 16 posti ed è sempre presente uno psichiatra. Dal 2008, però, la medicina carceraria è stata affidata alle aziende ospedaliere e da allora per la casa circondariale milanese sono cominciati i problemi. "Dopo un primo periodo di collaborazione con l'ospedale Sacco, la competenza del servizio psichiatrico nel giugno 2011 è passata al San Paolo, ma mi è stato detto che ora è del Fatebenefratelli. In realtà ad oggi non so a chi è in carico - denuncia Gloria Manzelli -. Mi vergogno come cittadina di questa situazione". (dp)
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