Scuole e carceri, tragedia greca

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Il vertice di Bruxelles è passato come un soffio, una notte appena è trascorsa dal summit europeo e la quotidianità ellenica reclama, prepotente, il suo spazio tragico.

I direttori delle carceri di Atene ed Eubea, hanno inviato una missiva al Ministero di giustizia e alla magistratura, nella quale informano che gli istituiti da loro diretti sono ormai pieni e, dunque, si vedono costretti a “chiudere”, rifiutandosi di ospitare nuovi arrivi. Il che, ricorda la lettera, non era mai avvenuto dalla nascita dello Stato greco moderno, quasi due secoli or sono.

Il numero di carcerati nelle prigioni greche è di 12.703 persone, mentre la loro capacità è di 9.300. Nelle carceri di Atene, che può ospitare fino a 800 persone, se ne trovano 2.320 e la crisi economica si pone in relazione diretta con il sovraffollamento carcerario: stando ai dati forniti dalla polizia ellenica, si verifica un omicidio ogni due giorni, 265 furti e 19 rapine al giorno. L’aumento dei furti nelle chiese è del 180 per cento.

Intanto, in vista dell’aumento esponenziale di casi di allievi che, in tutta la Grecia, svengono a scuola perché mal nutriti, il Ministero della Pubblica Istruzione sta per lanciare un programma di alimentazione pilota, visto che la stessa vice-ministro, Evi Christifilopoulou, ha ammesso che il problema della sotto-alimentazione degli scolari è, ormai, un fatto ampiamente registrato. Un fatto legato alla crisi economica e all’impossibilità, per un numero crescente di famiglie, di fornire un pasto completo ai figli.

Il programma prevede che, dalla prossima settimana, in 18 scuole di Atene, di cui due situate in pieno centro, siano forniti piccoli pasti, al fine di arginare il fenomeno della sotto-alimentazione. Latte, biscotti, frutta e panini saranno, dunque, distribuiti nelle 18 scuole di Atene e, in seguito, in tutta la Grecia, ove richiesto dai dirigenti scolastici. I soldi, necessari alla realizzazione del programma, derivano dai fondi strutturali europei, mentre il Ministero ha previsto che l’azione di “sostegno alimentare” degli studenti più poveri, continuerà in seno alle famiglie, onde evitare la stigmatizzazione dei bambini e ragazzi.

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