La Cancellieri proroga i braccialetti La collera della Severino: uno spreco

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Rinnovata la convenzione costata 110milioni di euro in dieci anni per controllare otto detenuti 

ROMA - L'hanno saputo «del tutto casualmente» al ministero della Giustizia. Da una "soffiata" del Dap. Così, a metà gennaio, il Guardasigilli Paola Severino ha appreso che la collega dell'Interno Annamaria Cancellieri aveva firmato sola soletta la convenzione con Telecom - ben cento milioni di euro - per confermare vari servizi di comunicazione elettronica, tra cui anche quello dei braccialetti da mettere alla caviglia di è agli arresti domiciliari. Sì, proprio loro. Quelli costati, dal 2001 al 2011, 110 milioni di euro per controllare otto detenuti.

Non è una barzelletta, sono i dati del Viminale.E che succede adesso? Che quella convenzione è stata rinnovata. Nel palazzo delle polizie lo staff del ministro minimizza, «il corrispettivo per i soli braccialetti pesa sull'intera economia del contratto per poco più di 9 milioni di euro». E poi, aggiungono, nessuna «proroga», ma «un nuovo accordo».

In via Arenula sono davvero basiti. La querelle Severino-Cancellieri sarebbe rimasta riservata se non fosse spuntato l'ex ministro Nitto Palma che al Senato, durante un'audizione dell'ex commissario di Bologna, le ha chiesto conto del contratto Telecom. Che ha messo in imbarazzo la Severino, impegnata pubblicamente a non confermare la convenzione senza verificare prima l'effettiva utilità dei braccialetti.

Con l'uscita di Palma, a quel punto, sono saltati fuori anche i retroscena di un irritato carteggio tra via Arenula e il Viminale che ha per oggetto l'opportunità di continuare a pagare Telecom per un servizio che non ha mai funzionato. Come ha detto il vice capo della polizia Francesco Cirillo il 4 gennaio al Senato, «se fossimo andati da Bulgari avremmo speso di meno». Visto che in media un anello alla caviglia - perché questo è il meccanismo antifuga da un arresto domiciliare - è costato migliaiae migliaia di euro. Per giunta senza funzionare.

Ricostruire la collera della Severino non è difficile. Facendo una premessa: quando la convenzione stava per scadere lei aveva garantito che non si sarebbe ripartiti senza una puntuale verifica del rapporto costi-benefici. Ecco che a metà gennaio, a sorpresa, dal Dap le dicono che Telecom è di nuovo in campo. Lei scrive alla Cancellieri. Mette in chiaro che si aspettava di essere sentita prima della nuova firma, che non era possibile rinnovare un servizio in presenza di gravi criticità. Chiede, soprattutto, di ripensarci e di bloccare tutto. Troppo tardi. Dal Viminale cercano di rassicurarla. Spiegano che la convenzione è omnicomprensiva, che riguarda «tutti i servizi di comunicazione elettronica essenziali per la sicurezza del paese». Dentro c'è pure la famosa "batteria" che smista le telefonate dei vip. Poi aggiungono che i braccialetti, da 400 che erano, diventeranno duemila, di cui 200 dotati anche di un sistema gps.

Poi quell'aspetto polemico che diventa anche una stoccata ai giudici e che finisce nella nota ufficiale per contraddire Palma.

Non si poteva non «dare continuità a un servizio previsto per legge» - quella del 17 gennaio 2001, premier D'Alema, ministro dell'Interno Enzo Bianco - e «come tale obbligatorio». Una frecciata contro la magistratura: «Se finora l'utilizzo è stato limitato ciò è dipeso dalla scarsità delle richieste da parte dell'autorità giudiziaria». Ma la Severino mantiene intatta tutto il fastidio, l'irritazione, la meraviglia che ha confidato ai suoi con una battuta: «Ma lo sanno al Viminale che la responsabile delle carceri sono io?». E in questa veste, per quei «poco più di nove milioni di euro l'anno» che invece a lei non sembrano affatto pochi, voleva e vuole dire la sua.

Bastava stralciare dalla convenzione il servizio dei braccialetti.

Metterlo prima a regime. Tant'è che il Guardasigilli non l'ha inserito nelle misure svuota-carcere.

Ma a questo punto i giochi sono fatti.

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