Cooperazione, Riccardi: "Passi avanti nell’attribuzione dei poteri al ministero"

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Il ministro in audizione davanti alle Commissioni Affari esteri di Camera e Senato: “La cooperazione non è carità, ma uno degli indicatori della qualità e presentabilità del nostro paese nel mondo”

ROMA – “La cooperazione non è carità, ma è responsabilità della nostra politica internazionale e uno degli indicatori della qualità e della presentabilità del nostro paese nel mondo”. Lo dice il ministro per la Cooperazione internazionale e l’integrazione, Andrea Riccardi, in audizione davanti alle Commissioni riunite Affari esteri di Camera e Senato. Riccardi afferma che al governo non sfugge “l’importanza di una riforma della cooperazione”, alla quale nelle sedi parlamentari “non faremo mancare il nostro appoggio”, ma precisa che l’esecutivo non la individua come una priorità della propria azione.

Riccardi ritiene un fatto “di rilievo” la presenza di un ministro per la Cooperazione e l’integrazione, anche considerando che negli altri paesi in cui vi è questa o una figura simile “la cooperazione non scende o scende meno e talvolta sale”. Il ministro sottolinea l’importanza strategica della politica europea in tal senso e precisa che “mettere insieme cooperazione e integrazione non significa fare cooperazione per evitare l’immigrazione ma guardare in modo univoco ai due processi che coinvolgono l’Italia”.

A chi gli fa notare la difficoltà a collocare il suo dicastero all’interno di un ordinamento italiano in cui sulla cooperazione allo sviluppo mantiene un forte ruolo il ministero degli Esteri, Riccardi riconosce che vi è stata una certa “lentezza” nell’attribuzione dei poteri e delle competenze – “lentezza peraltro comprensibile – dice – data l’innovazione”, ma che si stanno compiendo in tal senso importanti passi avanti. Sulla questione delle priorità di azione, Riccardi afferma che “le priorità geografiche sono importanti ma bisogna stare attenti a non interrompere storie di cooperazione di lungo corso” e cita il caso della cooperazione italiana nel Niger, che dopo anni di forte attenzione si è andata attenuandosi, allontanando di fatto l’Italia da un paese chiave della zona, sia per la “presenza di Al Qaeda” sia per “il transito nella regione” di numerosi migranti.

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