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04 Settembre 2010
MOSCA Putin prolunga lo stop all'export
Il prezzo del pane ha toccato un punto di non ritorno in Mozambico. Di conseguenza la popolazione si è riversata per le strade per esprimere i proprio malcontento. La stessa cosa - per fortuna senza vittime - è accaduta, ben prima, in Sudafrica, dove l'alto prezzo dei generi alimentari è una delle chiavi dietro lo sciopero di milioni di lavoratori del settore pubblico, che chiedono aumenti di salario. La prima crisi dei prezzi del cibo manifestatasi dal 2008 a questa parte, potrebbe portare ad altre rivolte in quei paesi che dipendono pesantemente dall'importazione di beni agricoli. Un esempio su tutti l'Egitto. Il paese nordafricano è intimamente collegato alle esportazioni di grano dalla Russia. Infatti, Il Cairo ne acquista in media ogni anno da Mosca tra le 3 e le 4 tonnellate e, la mancata consegna del carico di settembre ha fatto tornare alla mente le paure degli scontri di piazza di due anni fa quando morirono dodici persone. Così il ministro del commercio egiziano si è dovuto affrettare a rassicurare la popolazione sulla disponibilità di riserve di grano per i prossimi quattro mesi, e che lo stop russo non influirà sulla produzione di pane convenzionato. Questo perché il problema del pane aveva già dato origine nelle scorse settimane a manifestazioni contro il governo. In Egitto, in questo particolare periodo i prezzi di vari generi alimentari sono aumentati (fino al 30%), anche a causa delle tendenze inflazionistiche legate al Ramadan.
Intanto, altre cattive notizie giungono proprio dal Cremlino. Giovedì scorso, il premier Vladimir Putin ha lasciato tutti di stucco annunciando un prolungamento dell'embargo sulle esportazioni di grano - la Russia è il quarto esportatore mondiale, e tra i suoi clienti ha soprattutto i paesi del Medio Oriente e dell'Africa - che dovrebbe durare almeno altri dodici mesi. Precisamente «fino a quando - ha dichiarato il primo ministro - non sarà terminata la prossima mietitura». Una mossa che - in verità - ci si poteva aspettare, considerato che la Russia per coprire il consumo interno di grano avrebbe bisogno almeno di 80 milioni di tonnellate invece, per colpa della siccità e degli incendi, quest'anno il raccolto ne ha prodotte solo 60 milioni. La decisione ha subito portato a un aumento dell'1,4% del prezzo globale del grano che, alla borsa di Parigi, ha raggiunto quota 231,5 euro a tonnellata. All'inizio di agosto, quando ci fu il picco massimo, il prezzo era di 236 euro. Ieri, al Chicago Board of Trade il grano è ritornato a girare oltre i 7 dollari al bushel (0,20 euro al kg), cosa che non accadeva dalla settimana successiva al bando russo. Allora il valore era schizzato a 7,85 dollari sui contratti per il mese di settembre, e a 8,68 per quelli con scadenza a dicembre. Da metà agosto, anche a causa di manovre speculative, il prezzo del grano è aumentato sui mercati mondiali passando - secondo il sito Econostrum - dai 200 ai 300 dollari a tonnellata.
La Fao, giusto qualche giorno fa, aveva rilasciato i dati relativi all'impennata dei prezzi internazionali del generi alimentari. Valori che tra luglio e agosto hanno toccato i livelli più alti degli ultimi due anni (+5%), anche per le conseguenze dei disastri alluvionali in India e Pakistan, che hanno portato alla diminuzione delle esportazioni. La stessa agenzia delle Nazioni Unite, ieri, ha annunciato che convocherà un meeting d'emergenza per discutere dei prezzi dei generi alimentari. Questo perché, come ha dichiarato l'economista e segretaria del «gruppo intergovernativo sui cereali» presso la Fao, Abdolreza Abbassian: «Si tratta di una questione seria e molto delicata. Due anni consecutivi senza le esportazioni russe potrebbe creare abbastanza disordine». L'incontro si dovrebbe svolgere a Roma il prossimo 24 settembre.
La tranquillità data dall'abbondanza di riserve mondiali è sparita e, dunque, sembra che sia giunta l'ora di correre ai ripari. Attendere che i raccolti di Stati uniti, Australia e Argentina coprano la domanda mondiale di grano, significherebbe lasciare campo libero alla speculazione, all'incremento del prezzo del pane e a possibili sanguinose conseguenze.























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