La Confindustria all´attacco "Decreto rinnovabili catastrofico"

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Soluzione ancora possibile. La certezza del diritto. Il vicepresidente Gattegno: tradite le fonti pulite. E´ ancora possibile trovare una soluzione per limitare i danni e impedire che un intero settore produttivo venga travolto. Vicenda surreale. Si interviene su un tasto molto delicato: la certezza del diritto, l´affidabilità dello Stato

ROMA - «Un effetto catastrofico. Il decreto sulle fonti rinnovabili rischia di produrre, in assenza di correttivi, un effetto catastrofico. E´ una vicenda che sta assumendo toni surreali, incredibili». Samuele Gattegno, vicepresidente di Confindustria, non nasconde lo stupore di fronte allo tsunami che, cancellando gli impegni assunti dal governo per sostenere l´energia pulita, minaccia di azzerare un settore che in Italia vale 120 mila posti di lavoro comprendendo l´indotto. Eppure l´accordo sul decreto legislativo è stato presentato come un compromesso. Nella bozza originaria era stato fissato un tetto per il fotovoltaico, non più di 8 mila megawatt al 2020. Visto che a quel livello di potenza si arriverà all´inizio del 2012, significava congelare il settore per 8 anni, proprio mentre i paesi leader accelerano. «Il tetto è saltato, ma il risultato rischia di essere altrettanto grave perché si interviene su un tasto molto delicato: la certezza del diritto, l´affidabilità dello Stato. E´ stato rimesso in discussione il piano di incentivi approvato sette mesi fa: non sette anni fa, sette mesi. Doveva durare fino al 2013 e le aziende si erano fidate, avevano preso impegni sulla base di un quadro normativo che era stato garantito. Su quelle garanzie le banche avevano erogato i crediti. E ora si azzera tutto? Ma che figura facciamo?» C´è infatti chi considera illegittima la cancellazione retroattiva degli impegni del governo. «Su questo si pronunceranno i giuristi, non spetta a me farlo. Io mi limito a osservare la situazione che si è creata dal punto di vista economico e dal punto di vista della credibilità del Paese. E ho troppo stima nei confronti del ministro dello Sviluppo Economico, Paolo Romani, per immaginare che voglia avallare atti che vanno in direzione opposta a quella di uno sviluppo economico». L´allarme cresce di giorno in giorno perché, come nel caso degli incentivi per la ristrutturazione ecologica delle case, il numero delle persone coinvolte è molto alto. Per la prima volta nella storia di questo settore, si è mobilitato il popolo di internet e in tre giorni di tam tam sulla rete sono arrivate 14 mila mail di protesta dimostrando che le rinnovabili non sono più una nicchia. «Io penso che sia ancora possibile trovare una soluzione per limitare i danni e impedire che un intero settore produttivo venga travolto. Si tratta di mettere nero su bianco, nel giro di pochi giorni, numeri credibili per gli incentivi dimostrando che si fa sul serio e il settore ha un futuro. Solo così è possibile ridare fiducia agli imprenditori in modo che, come avviene in altri paesi, possano fare le loro scelte programmando la crescita e investendo nell´innovazione». I margini sono stretti: il rubinetto del credito è stato già chiuso e i primi licenziamenti sono partiti. «Il fallimento è una prospettiva che non possiamo permetterci. Sia per gli impegni assunti in sede internazionale sulle quota di energia da fonti rinnovabili sia per la situazione che si sta creando sull´altra sponda del Mediterraneo. La vicenda della Libia ci fa capire che siamo in presenza di un rischio politico grave, con conseguenze che potrebbero non essersi ancora rivelate pienamente. Oggi è più che mai doveroso ricordare che il nostro livello di dipendenza dai combustibili fossili è decisamente troppo alto: dobbiamo incentivare le fonti energetiche che abbiamo in casa e che ci consentono di utilizzare un´energia che nessuno può bloccare, il sole. Non mi sembra il momento per penalizzare le rinnovabili. Semmai il contrario».

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