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03 Febbraio 2012
Posto fisso monotono, dal web le risposte a Monti Oltre ai commenti sulle affermazioni del capo del governo, tante storie di chi tira avanti senza certezzeDopo la dichiarazione del premier sui giovani e il lavoro, una valanga di interventi su Repubblica.it
Mutuo, famiglia, la morsa della precarietà e il miraggio della pensione. Sono tante le argomentazioni con cui i cittadini commentano la frase del premier, Mario Monti. Centinaia i commenti arrivati a Repubblica.it. E la querelle sulla «monotonia del posto fisso» diventa catalizzatore di dibattito. E veicolo per sollevare temi. Studenti, operai, genitori e insegnanti. Tra critiche: «Caro professore, le parole sono importanti». E chi sposa la linea del premier.Il mutuo
E´ l´argomento più utilizzato dai lettori di Repubblica. «Mi sembra lapalissiano: le banche non concedono prestiti se non sei in grado di garantirli». File agli sportelli, il sogno di una casa negato più volte. «Il mio noiosissimo posto fisso è quello che mi ha permesso di aprire un mutuo per l´acquisto della casa dove vivo».
La famiglia
Serenità, la voglia di avere figli e di poter fornire loro possibilità concrete. C´è chi scrive: «Tutti i lavoratori, o la stragrande maggioranza di essi, professor Monti, devono essere messi in condizione di avere un lavoro certo e sicuro nel tempo, affinché possano farsi una famiglia e condurre la propria vita in serenità, senza assilli legati alla durata del proprio contratto di lavoro». Studenti lavoratori
Decine i messaggi che arrivano da studenti e ricercatori. Che, sempre più spesso, lavorano per non pesare in modo eccessivo sui bilanci familiari. Questa la lettera di una giovane ricercatrice. «Ho 30 anni, vivo con 5 coinquiline di 20 anni. Laureata con 110 e lode faccio la ricercatrice, lo faccio con passione e ottengo risultati. Eppure non so se l´anno prossimo avranno i soldi per tenermi».
Il lavoro a singhiozzo
I pellegrinaggi verso le agenzie di lavoro interinale. Giornate, snervanti e logoranti, aspettando che il telefono squilli. «Se lo Stato, le banche, i supermercati mi fanno pagare i conti solo quando lavoro io sono d´accordo con Monti. Però non si aspettino che paghi le bollette anche nei mesi in cui non lavoro. Sai che noia».
Disoccupazione
C´è chi ricorda al premier di «far caso al Paese in cui vive e che governa». Perché se «le sue sono argomentazioni condivisibili in linea di principio», è necessario fare uno sforzo in più per «tradurle nel tessuto sociale proprio dell´Italia». «Caro presidente, ma non le pare un´esternazione fuori luogo con il 31% di disoccupazione giovanile?».
La pensione, questo fantasma
Le domande sono incalzanti. «Dove dobbiamo arrivare noi, che non possiamo sperare di trovare un posto di lavoro perché lavoro non ce n´è, che saremo genitori forse intorno ai 40 anni, noi che sappiamo di non aver diritto a una pensione perché il governo ci ha mangiato in testa ancora prima che venissimo al mondo?».
La passione contro la monotonia
Tra i commenti, una lettera indirizzata al premier da un collega. Un docente universitario. Che scrive: «Carissimo Monti, sono un docente universitario che da 25 anni mi annoio in monotone ricerche a livello internazionale e, poiché non sono mai contento, cerco di annoiarmi anche con l´insegnamento monotono».
La necessità di garanzie
Flessibilità, certo. Ma solo in relazione a delle norme, a delle garanzie che si trasformino in leggi dello Stato. La domanda è diffusa: «E´ possibile che in Italia non esista uno straccio di norma che stabilisca un salario minimo per chiunque fornisca una prestazione lavorativa?».
La fuga all´estero
Tanti scrivono a Repubblica.it raccontando le condizioni lavorative dei propri figli. «Ho un figlio che ha il posto fisso: a casa disoccupato. Ogni giorno si reca presso le agenzie per cercare una occupazione spendendo energie e soldi, ma quasi sempre la risposta è negativa. Questo è un Paese da cui, monotonia per monotonia, è meglio scappare».
Montiani
Non manca chi segue il presidente del Consiglio. Chi invita a riflettere sulle sue parole. «Quello che ha detto Monti è la sacrosanta verità. Ve lo dice una trentasettenne che ha spontaneamente lasciato un posto fisso e ora è collaboratore a progetto. La mia è stata una scelta di vita. E ora sono contenta di averla fatta».











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