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03 Febbraio 2012
Deve essere questo il tenore delle conversazioni che il nostro sobrio premier Mario Monti intrattiene con i suoi amici di Goldman Sachs, almeno a giudicare dalla battuta che si è lasciato scappare in tv l'altro ieri (troppo tardi, peccato, per i nostri orari di chiusura). Una battuta tanto più rivelatrice perché gli è venuta spontanea. Gli è sgorgata dall'intimo. Come a Michel Martone quella su chi ancora non è laureato a 28 anni («sfigato»), o a Padoa Schioppa - a suo tempo - su chi è costretto a vivere a casa dei genitori («bamboccione»).
Non si può nemmeno dire che Monti non sa in che mondo vive: perché il mondo in cui vive, lui lo conosce benissimo, anzi conosce solo quello. Il problema è che non sa nulla del mondo in cui viviamo noi. Noi, come dicono i nostri omologhi statunitensi, che siamo il 99% della popolazione. Mentre il mondo dei Monti e dei Martone è quello dell'1%, che comunque il posto fisso ce l'ha e stoico si sorbisce questo supplizio di noia, tra una prima alla Scala, una cena di gala e un Forum a Davos (neanche il tempo di sciare!).
E il bello è che Monti ci fa questa battuta quando in Italia si distruggono posti di lavoro (non solo fissi, ma anche precari) a decine di migliaia al mese, a milioni in tre anni. Ma Monti lo sa che senza posto fisso non ti danno un mutuo, non ti assicurano l'automobile, non ti affittano un appartamento e neanche ti permettono di comprare a rate gli elettrodomestici?
L'unico paragone che viene in mente è con la moglie del re di Francia Luigi XVI: il popolo si lamentava perché non aveva pane, e lei rispose «Allora dategli dei croissants»: poiché però non c'erano neanche cornetti, i francesi scesero in piazza e presero la Bastiglia.
Ma noi siamo due secoli più avanti dei francesi e seguiamo il consiglio di Papa Ratzinger: «Il posto fisso non è tutto. Cercate dio»: quindi è sicuro che Mario non finirà come Maria (Antonietta).











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