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20 Luglio 2012
La riduzione della pressione fiscale richiede inevitabilmente del tempo in un paese con il nostro debito pubblico. Deve infatti basarsi su tagli di spesa corrente primaria. I risparmi nella spesa per interessi andranno questa volta utilizzati per ridurre il debito. E i tagli alla spesa corrente devono essere mirati, intelligenti. Perché alleggerire la pressione fiscale significa anche migliorare la qualità della spesa pubblica. Bisogna ridurre quella che serve solo a comprare consenso elettorale. È quella che ha permesso alla Regione Sicilia, decisiva in molte elezioni, di mantenere in vita le baby pensioni per vent’anni in più che nel resto del Paese e di continuare ad assumere in massa dipendenti pubblici (ne ha più della Lombardia) mentre nel resto del Paese c’era il blocco delle assunzioni nel pubblico impiego. Bisogna anche legare più strettamente i prelievi alle prestazioni effettivamente offerte a chi paga, e solo a chi paga. I lavoratori devono sapere che i contributi che pagano daranno loro diritto a un reddito se perdono il lavoro. I giovani devono sapere che i versamenti previdenziali aumenteranno il livello della loro pensione futura. Solo così non li percepiranno come tasse, ma come assicurazioni o accantonamenti per la vecchiaia. Per questo è così importante riformare gli ammortizzatori sociali istituendo un sistema trasparente che protegga chi paga i contributi. Per questo il Presidente dell’Inps dovrebbe dimettersi. È pagato ben al di sopra dei massimali posti per la dirigenza pubblica e non è stato in grado di mandare a casa di tutti i contribuenti un rendiconto di quale potrà essere la loro pensione futura in base a quanto versano oggi.
Un governo tecnico deve tagliare la spesa elettorale dato che non ne ha bisogno e deve riuscire a impegnare i governi futuri a continuare sulla strada dei tagli alla spesa sin qui solo inizialmente e timidamente intrapresa. Può impegnarsi a destinare una quota consistente dei tagli alla spesa pubblica alla riduzione della pressione fiscale e chiedere alle forze politiche che compongono la sua maggioranza di fare altrettanto, chiarendo anche come e in quali aree questi tagli verranno perseguiti. Ci vuole un impegno esplicito e misurabile. Servirebbe ad aumentare il controllo democratico e a darci una prospettiva, rassicurando anche gli investitori. Avremo altrimenti solo le consuete promesse da marinaio. E più ci avvicineremo alle elezioni, più serrata sarà la gara a chi si impegna a ridurre di più la pressione fiscale. Scommetto che questa volta si parlerà di almeno 5 punti di pil. Tutti sulla carta dei programmi
elettorali, solo su quella.























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