All'Ilva il giorno dei sigilli Il Quirinale: lavoro e salute

Stampa
PDF

«Vanno garantite continuità e tutela delle persone» L'Ilva di Taranto fa parte del gruppo Riva che l'ha acquisita dallo Stato nel 1995 e opera nel settore della siderurgia I carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Lecce, ieri, hanno posto  dei «sigilli» nei vari impianti dell'Ilva  che erano stati sottoposti a provvedimenti di sequestro disposti, nei giorni scorsi, dal gip del Tribunale di Taranto 


TARANTO — I cartelli sembrano inequivocabili: «Impianto sottoposto a sequestro giudiziario». Li hanno apposti nell'area dei parchi minerali, le collinette di materia prima dell'Ilva, ma hanno riguardato anche gli altri cinque reparti degli stabilimenti tarantini interessati dal provvedimento cautelare della magistratura. E visto che la firma è quella del comandante dei Carabinieri del Noe di Lecce e che fra gli altiforni del colosso siderurgico hanno fatto la loro comparsa anche i custodi amministrativi, i lavoratori hanno temuto il peggio. Il primo passo verso la chiusura è stato in effetti formalmente compiuto. Ma nel provvedimento esecutivo dei pm c'è tutta la cautela che il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha ieri chiesto alle parti in causa, invitando sì al «pieno rispetto dell'autonomia della magistratura e delle sue valutazioni ai fini dell'applicazione della legge», ma senza dimenticare l'industria e il lavoro, in questo grande dilemma. «Dev'essere perciò possibile — ha detto il capo dello Stato — giungere a soluzioni che garantiscano la continuità e lo sviluppo dell'attività in un settore di strategica importanza nazionale e insieme procedere senza ulteriore indugio agli interventi spettanti all'impresa e alle iniziative del governo nazionale e degli enti locali che risultino indispensabili per un pieno adeguamento alle direttive europee e alle norme per la protezione dell'ambiente e la tutela della salute dei cittadini».
Dietro ai vibranti cartelli i magistrati, nel loro provvedimento, usano parole di distensione: «Avviare e perfezionare l'attuazione del sequestro evitando ogni rischio di danno o di pericolo per l'incolumità delle persone e adottando cautele e procedure necessarie per evitare, se tecnicamente possibile, la distruzione degli impianti...». 
Nessuna trattativa, sia chiaro, ha detto il procuratore Franco Sebastio, ma, insomma, procedere bisogna. «Gli ausiliari tecnici — aggiungono i pm nelle due pagine consegnate ai custodi — valuteranno se sia possibile tecnicamente ridurre in tutto o in parte l'attività produttiva degli impianti evitando pericoli per l'incolumità delle persone». 
Precisano che «misure specifiche» dovranno essere prese per i «parchi minerali» e infine traducono il tutto con un'espressione di cui non c'è traccia nei codici ma solo nel clima rovente di Taranto: «Si provvederà all'apposizione di sigilli virtuali». 
La mossa giudiziaria ha stupito fino a un certo punto Bruno Ferrante, l'ex prefetto di Milano ora presidente dell'Ilva, subentrato da qualche settimana al figlio del patron Nicola Riva: «Non siamo stati colti di sorpresa anche se — ha punzecchiato — non ci aspettavamo questa tempistica. Vedremo quali saranno le loro decisioni nei prossimi giorni ma quanto successo non cambia la nostra voglia di lottare e difenderci in tutte le sedi istituzionali. Diremo chi siamo, cosa abbiamo fatto e rivendicheremo i successi in campo ambientale». 
Con lui c'è un sindacalista come Luigi D'Isabella, segretario della Cgil di Taranto, che rivendica la politica ambientale dell'Ilva: «Un miliardo è stato speso ed è stato ottenuto un sensibile abbattimento delle emissioni di diossina da 8 a 0,2 nanogrammi per metro cubo. Non si può aver fatto tutto questo per nulla». Vive anche lui la difficile scelta fra lavoro e salute. Rimane la manifestazione organizzata dai sindacati per giovedì e guidata dai tre leader di Cgil, Cisl e Uil Susanna Camusso, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti. Il giorno dopo, appuntamento clou: palazzo di giustizia, il giudice del Riesame deciderà sui sequestri e, dunque, sul futuro dell'Ilva.

Commenti

Nome *

Code   
La redazione ha ritenuto di non moderare preventivamente i commenti dei lettori. Precisa che gli unici proprietari e responsabili dei commenti sono gli autori degli stessi e che in nessun caso dirittiglobali.it potra' essere ritenuto responsabile per eventuali commenti lesivi di diritti di terzi. La redazione tiene a precisare che non sono consentiti, e verranno immediatamente rimossi:
- messaggi non concernenti il tema dell'articolo
- messaggi offensivi nei confronti di chiunque
- messaggi con contenuto razzista o sessista
- messaggi il cui contenuto costituisca una violazione delle leggi
vigenti (istigazione a delinquere o alla violenza, diffamazione, ecc.)
Invia commento

5xMille

5X1000_banner_dg
Con la dichiarazione dei redditi
devolvi il tuo 5x1000 a Diritti Globali

Basta firmare nell'apposito spazio
e indicare il nostro codice fiscale: 97302510157

Utenti Online

Ora Online:
  • Nessun membro
  • 165 Visitatori
  • Nessun robot
Ultimi Iscritti:
  • cristina gritti
  • Paolo Dileo
  • roberto toniatti
  • Abdoulaye Bah
  • Camillo Coppola

Statistiche

Utenti : 383
Contenuti : 42907
Link web : 29
Tot. visite contenuti : 13772769

Il carcere e la crisi

Marcia per le carceri


La realtà carceraria, l'amministrazione della giustizia, l'amnistia, l'ordinamento giudiziario
Radio Radicale 8 settembre 2009

Basta con l'indifferenza
Nove vittime per il freddo nel 2009 a Milano
Proteste e proposte in Piazza della Scala, 6 febbraio 2009

Protesta di rom e sinti a Roma

LIBERE DI SCEGLIERE

Voci dal deserto

Il carcere spiegato ai ragazzi

Disclaimer


Questo sito è da considerarsi un blog e non una testata giornalistica. Non persegue alcuno scopo commerciale e l’accesso è totalmente gratuito. Alcune delle immagini pubblicate sono tratte da Internet, così come articoli e notizie; qualora il loro uso violasse diritti d’autore, lo si comunichi e verranno prontamente rimosse.
Di ogni articolo pubblicato in questo sito è indicata chiaramente la fonte e l'autore. Non necessariamente il sito www.dirittiglobali.it condivide i contenuti e le opinioni che pubblica e che provengono da altre fonti e testate, rispetto a cui declina dunque ogni responsabilità.
I commenti dei lettori non sono da attribuirsi a www.dirittiglobali.it, ma ai lettori stessi, i quali se ne assumono pienamente la responsabilità.

Categorie NEWS

Contenuti più letti