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31 Gennaio 2012
Debito senza aggravi Una task force per il lavoro ai giovani. Monti: soddisfatti Il summit Accordo a 25, Praga e Londra non firmano. Sarkozy: speranze sul debito della Grecia L´Italia è molto soddisfatta del nuovo patto, col quale ora la Ue siede su una roccia forte, perché l´intesa dà tranquillità ai mercati, alla Bce ed ai governi sulla disciplina di bilancioLa conclusione del vertice è sulla linea che il Parlamento e il governo italiano auspicavano, non ci saranno ulteriori appesantimenti o aggravi sul fronte del debito
BRUXELLES - I Grandi d´Europa trovano una intesa sul "fiscal compact", le nuove norme di rigore sui conti pubblici. Un risultato che fa dire a Monti: «Siamo molto soddisfatti. Si è conclusa una pagina importante per la stabilità della zona euro». Con un compromesso si superano i niet di quanti, a cominciare dalla Polonia, reclamavano più voce in capitolo: per le questioni strategiche, anche i Paesi che non hanno adottato la moneta unica saranno chiamati al tavolo, specie se si parla di competitività e crescita. Alla fine è un patto a 25: Londra resta fuori e, a sorpresa, non firma neppure Praga, ma non è un no definitivo. C´è anche una novità: un team di esperti Ue sarà inviato nei paesi dove i giovani a spasso superano la media Ue - sono 8 tra cui l´Italia - per lavorare con i governi e le parti sociali alla creazione di nuova occupazione. È una proposta del presidente della Commissione Barroso. È un segnale, anche se quattrini nuovi non ce ne sono: verranno infatti utilizzati fondi europei non spesi per complessivi 82 miliardi di euro di cui 8 per l´Italia. Resta il nodo della Grecia: Sarkozy giura che ci sono «buone speranze» di una intesa a giorni. Non si è parlato invece del rafforzamento del fondo salva-stati - Esm o "firewall" - che entrerà in vigore a luglio, ma l´ok al fiscal compact era un prerequisito indispensabile per affrontare anche questo argomento, cui la Germania è allergica. L´Italia riceve gli ormai consueti apprezzamenti dei partner: «La politica italiana ha ritrovato la via della ragione», dichiara Jean Claude Juncker, presidente dell´Eurogruppo.
Si chiude così il summit straordinario dei capi di stato e di governo tutto dedicato all´emergenza-recessione. Monti è soddisfatto. Nel patto che disciplina il bilancio l´Italia riesce ad evitare brutte sorprese sul debito, facendo inserire quei «fattori rilevanti» - risparmio privato, debito privato, riforma delle pensioni - che attenuano l´impegno a rientrare nel tetto del 60% del Pil. Incassa un successo diplomatico sul fronte della crescita: non solo dichiarazioni ma l´impegno dei partner a delineare entro marzo piani concreti per rilanciare il Pil e l´occupazione. Lavora alacremente anche al compromesso per i paesi non euro.
Le tv a circuito chiuso riprendono il premier mentre arriva al palazzo Justus Lipsius accanto a Merkel e Sarkozy, dopo un incontro riservatissimo a tre. Il trio, sorridente e disteso, diventa l´immagine-simbolo del vertice: in sala stampa i giornalisti già coniano un nuovo acronimo - Merkonti - per sintetizzare che a guidare l´Europa di oggi sono Berlino, Parigi e anche Roma. In realtà il pre-vertice è davvero brevissimo. Non è la trilaterale che avrebbe dovuto tenersi nelle settimane scorse a Roma (slittata a febbraio), ma è pur sempre la conferma che l´Italia è entrata nella cabina di regia europea.
Chiuso il fiscal compact, considerato un mezzo per ottenere da Berlino interventi sulla crescita, ora i Grandi possono dedicarsi ad altro: al firewall, anzitutto, insieme alle misure per risollevare il Pil e l´occupazione. Bisogna dare ai mercati segnali concreti che vanno oltre all´impegno di rigore. Alla riunione non a caso partecipa anche il presidente della Bce, Mario Draghi, tra i primi ad aver caldeggiato il via libera al fiscal compact. L´Eurotower - ecco una importante novità - ha quasi azzerato gli acquisti di titoli di stato dei paesi deboli. Ora reclama il rafforzamento reale, con risorse aggiuntive di peso, del fondo salva-stati.











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