Merkel ci ripensa: niente controllore

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La macchina propagandistica era già avviata per lanciare il nuovo look di Angela Merkel, meno ossessionata dall'imperativo dell'austerità. Sul sito web della cancelleria, il messaggio sulla riunione del vertice europeo titolato «crescita e occupazione». Le nuove parole d'ordine, su cui il governo tedesco preferirebbe concentrarsi avendo ormai incassato l'intesa sul patto di stabilità fiscale, compariranno nel comunicato finale. Ma a Bruxelles, contrariamente al copione conciliante, s'è parlato d'altro. Su Merkel si sono scaricate le frustrazioni accumulate negli ultimi mesi per i suoi ripetuti no alle richieste di aumentare il volume dei fondi di garanzia per gli stati più esposti alla crisi.
A far traboccare il vaso è stata la richiesta tedesca di spedire a Atene un commissario dell'Unione, per controllare i conti del governo greco, con «potere di veto» sulle spese. Questo è sembrato troppo non solo alla stampa greca, che ha agitato lo spettro di un Gauleiter, titolo che rimanda ai proconsoli nazisti nell'Europa occupata. La polemica ha gettato un'ombra pesante sulla trasferta bruxellese della cancelliera. 
La prima domanda dei giornalisti per Merkel non è stata su «crescita e occupazione», ma sulla trovata del «commissario» per la Grecia. La cancelliera ha cercato di scantonare: «Credo che si stia conducendo una discussione che non dovremmo continuare in questi termini... Il punto è come l'Europa può aiutare la Grecia a realizzare i programmi concordati. Ma ci si può riuscire solo se la Grecia e gli altri stati ne parlano insieme». Nel corso della giornata si sono addensati segnali su un passo indietro di Berlino.
L'idea del «commissario» è venuta al ministro delle finanze Wolfgang Schäuble (Cdu), l'anima «nera» del governo, autorevolissimo sostenitore della linea di rigore di bilancio (per gli altri, più che per la Bundesrepublik). Dal suo ministero è stata inserita in un «documento di lavoro» in vista del vertice. Schäuble teme che si debba aumentare il volume dei crediti alla Grecia, anche perché gli introiti del programma di privatizzazioni saranno molto più modesti del previsto. Sa anche che molti deputati della coalizione di centro-destra non saranno felici di riaprire i cordoni della borsa. E per rabbonirli ha pensato allo sceriffo contabile. Pura demagogia, perché già adesso una troika di inviati dell'Unione europea e del Fondo monetario internazionale sorveglia i bilanci greci.
Desolante l'eco a Bruxelles. Il ministro degli esteri lussemburghese, il socialdemocratico Jean Asselborn, ha ammonito la Germania: «Il più grande paese dell'Unione dovrebbe essere più prudente. Non è accettabile che politici tedeschi invochino commissari per mettere la Grecia sotto tutela. Ammesso e non concesso che ce ne sia bisogno, spetterebbe alle istituzioni europee proporlo». Anche il cancelliere austriaco Werner Faymann ha preso le distanze: «In politica non c'è bisogno di offendere la sensibilità altrui», in questo caso dei greci.
La polemica divide lo stesso governo tedesco. Il ministro degli esteri Westerwelle (anche per smarcarsi da Rösler, ministro dell'economia e suo successore alla guida del partito liberale, che aveva recentemente detto: «La nostra pazienza nei confronti della Grecia sta finendo») dal Cairo dissente: «Sono molto infelice per il tono di questo dibattito». 
E una bordata viene da Sigmar Gabriel, capo dell'opposizione socialdemocratica: «È una pazzia, un'idea che può venire solo a chi non abbia la minima consapevolezza della storia. Un commissario con quei poteri sarebbe un dittatore, che abrogherebbe la democrazia in Grecia».

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