Se Wall Street punta i suoi capitali su chi fruga nella "vita degli altri"

Stampa
PDF

Ecco quanto rende investire nelle amicizie, nei gusti e nelle debolezze di milioni di utenti della Rete

WASHINGTON - Quanto vale "la vita degli altri"? Quanto rende frugare nelle amicizie, nella storia privata, nei gusti, nelle abitudini, negli interessi, nelle debolezze degli 800 milioni di esseri umani che affidano la propria identità, dunque la propria vita, alla società creata da Mark Zuckerberg, a Facebook? VALE fra gli 80 e 100 miliardi di dollari, secondo le prime stime di Wall Street dove il massima «social network» del mondo sta depositandoi documenti necessari per essere quotata in Borsa. Almeno ottanta miliardi saranno la somma investita da chi vuol sapere chi sono e che cosa fanno 800 milioni di persone. Dieci centesimi a testa. Ci vendiamo a buon mercato.

Dalle lunghe e gelide orecchie della «Stasi» tedescoorientale, che voleva sapere tutto di tutti per opprimere i cittadini, alle carinerie delle pagine di Facebook per scambiarsi amicizie vaporose, l'intrusione di grandi fratelli e di grandi sorelle nel nostro privato ha traslocato dalla dittatura della politica alla tirannide del commercio. Chi punterà fortune sulla creatura dell'ex studente fuori corso di Harvard - a quasi 28 anni non ancora laureato, ma difficilmente classificabile come «sfigato» - non sembra avere, per ora, sinistri interessi o secondi fini politici. Per ora Chi investirà probabilmente centinaia di miliardi, molto più delle sempre prudenti previsioni degli analisti della Morgan Stanley che gestirà l'Opa al prezzo di mezzo miliardo di dollari (Google fu offerta a 90 dollari e oggi è oltre i 500 ad azione) lo farà non per diventare tuo «amico», nella semantica dolce dei Facebook. Lo farà per mettere le mani sulla più colossale banca dati che il mondo abbia mai visto. Un oceano di uomini e donne, dunque di consumatori o supporter potenziali, in ogni continente, quale neppure la Cia o il vecchio Kgb avrebbero mai osato sognare. Persino il grande gorilla della Rete, Google, ha tentato inutilmente di emulare Zuckerberg, con il suo Google+. Si è fermato, finora, a 60 milioni di utenti.

A propria difesa, e non a torto, il Grande Minatore del Web che ora mette la propria vena aurifera a disposizione di investitori, azionisti, società e di tutto l'esercito di «fund raiser», di professionisti della raccolta di fondi per beneficenza o per finanziamenti politici, può opporre la circostanza di fondo straordinaria sulla quale si regge questo impero: la assoluta volontarietà di chi si offre. Non ci sono forme di coercizione, né spioni con cuffie e cimici ambientali, dietro il successo di Facebook. C'è soltanto la natura umana, il desiderio di spezzare il cerchio del proprio piccolo mondo quotidiano e illudersi di volare nello spazio, e a ritroso nel tempo, senza muoversi dalla propria stanza, per stabilire un contatto o riallacciare i fili del tempo perduto.

Su questa umanissima e universale debolezza si fiondano i venditori di cose, di servizi e sempre più anche di iniziative politiche, nella super Catena di Sant'Antonio che supera anche i limiti strutturali dei blog e l'angustia dei tweet. L'incubo della pubblicità è sempre la ignoranza del proprio «target», che spinge a sprecare investimenti a pioggia rovesciati sperando di bagnare il campicello giusto.

IL FONDATORE Nato nell'84, Mark Elliott Zuckerberg secondo "Forbes" è il più giovane miliardario al mondo Queste sono la promessa dei «social network» oggi in vendita e la implicita violazione volontaria della privatezza: offrire il «cliente perfetto», l'uomo, la donna, il ragazzo con il profilo ideale per il proprio prodotto ed evitare di gettare denaro bersagliando fanciulle con offerte di dopobarba o baffuti signori con nuove varietà di rossetti. La rotta di collisione fra privacy e interessi commerciali (o politici) è così evidente che persino la Microsoft, che pure aveva tentato invano di battere la stessa strada e da sempre arranca all'inseguimento di altri nell'oceano del Web, si è sentita in dovere di denunciare con pagine di pubblicità sui giornali i rischi dell'invadenza (altrui).

L'ingresso in Borsa imporrà infatti a Facebook ancora più accanimento nello scavare e nell'estrarre le pepite d'oro dalla propria miniera. Esposta allo scrutinio delle autorità americane di Borsa, la Sec, e soprattutto degli investitori, la creatura di Zuckerberg dovrà dare ai venditori, agli inserzionisti, ai cercatori di liste di potenziali benefattori o finanziatori o elettori notizie sempre più mirate e precise, sperando che quegli 800 milioni continui a offrirsi spontaneamente e liberamente sul mercato.

Per questo esiste, perché Facebook, come Google, come Yahoo, come Linkedin, come tutte le «majors» della «libera ricerca in libera rete» trascurano il fatto di essere aziende a fini di lucro, non enti benefici. È un rischio, l'ingresso in Borsa e la condanna a crescere e scavare ancor di più nelle vite degli altri, per Facebook. Ma come aveva capito Phineas T Barnum, l'inventore dei musei dei falsi orrori 150 anni or sono, «nessuno è mai andato fallito investendo sulla credulità della gente»

Commenti

Nome *

Code   
La redazione ha ritenuto di non moderare preventivamente i commenti dei lettori. Precisa che gli unici proprietari e responsabili dei commenti sono gli autori degli stessi e che in nessun caso dirittiglobali.it potra' essere ritenuto responsabile per eventuali commenti lesivi di diritti di terzi. La redazione tiene a precisare che non sono consentiti, e verranno immediatamente rimossi:
- messaggi non concernenti il tema dell'articolo
- messaggi offensivi nei confronti di chiunque
- messaggi con contenuto razzista o sessista
- messaggi il cui contenuto costituisca una violazione delle leggi
vigenti (istigazione a delinquere o alla violenza, diffamazione, ecc.)
Invia commento

Utenti Online

Ora Online:
  • Nessun membro
  • 239 Visitatori
  • Nessun robot
Ultimi Iscritti:
  • Barbara
  • Gianni
  • Andrea Alessandro Nesti
  • Massimiliano
  • giuseppe

Statistiche

Utenti : 290
Contenuti : 30619
Link web : 29
Tot. visite contenuti : 7805325
I Diritti globali su Communitas
La sintesi del Rapporto 2010 nel numero 47 di Communitas
Leggi l'indice del fascicolo


News da Global Rights

Disclaimer


Questo sito è da considerarsi un blog e non una testata giornalistica. Non persegue alcuno scopo commerciale e l’accesso è totalmente gratuito. Alcune delle immagini pubblicate sono tratte da Internet, così come articoli e notizie; qualora il loro uso violasse diritti d’autore, lo si comunichi e verranno prontamente rimosse.
Di ogni articolo pubblicato in questo sito è indicata chiaramente la fonte e l'autore. Non necessariamente il sito www.dirittiglobali.it condivide i contenuti e le opinioni che pubblica e che provengono da altre fonti e testate, rispetto a cui declina dunque ogni responsabilità.
I commenti dei lettori non sono da attribuirsi a www.dirittiglobali.it, ma ai lettori stessi, i quali se ne assumono pienamente la responsabilità.
La realtà carceraria, l'amministrazione della giustizia, l'amnistia, l'ordinamento giudiziario Radio Radicale 8 settembre 2009
Nove vittime per il freddo nel 2009 a Milano: proteste e proposte in Piazza della Scala. Basta con l'indifferenza Milano, 6 febbraio 2009

Protesta di rom e sinti a Roma

LIBERE DI SCEGLIERE

Voci dal deserto

Il carcere spiegato ai ragazzi

Categorie NEWS

Contenuti più letti