Moody’s declassa 15 grandi banche Fmi e Ue: avanti con l’unione monetaria

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Lagarde: fase critica per l’euro. Berlino: ecco le regole sugli acquisti di bond con Efsf

LUSSEMBURGO — Rifondazione dell’Unione economica e monetaria con una governance rafforzata e una maggiore condivisione dei rischi; creazione di un’Unione bancaria con un fondo comune di soluzione delle crisi e una garanzia comune sui depositi; introduzione di «forme limitate di debito comune », come gli euro-bond o gli euro — bill per i titoli a breve scadenza; controlli centralizzati sulle politiche economiche, compreso il diritto di veto sui deficit nazionali; nuovi meccanismi di «controllo democratico » sulle politiche di bilancio; rafforzamento della competitività
attraverso l’abbassamento del costo del lavoro; ricapitalizzazione diretta delle banche in crisi senza gravare sui bilanci nazionali; allentamento delle politiche monetarie per sostenere la domanda; applicazione «più graduale» delle politiche
di risanamento, centrandole su obiettivi strutturali e non nominali per non compromettere le possibilità di crescita economica.
Christine Lagarde, direttore del Fondo monetario internazionale, è venuta a Lussemburgo per gettare
sul tavolo dell’eurogruppo un rapporto di due paginette e mezzo con le indicazioni pratiche delle misure che l’Europa deve adottare al più presto perché la crisi «sta ormai sollevando questioni sulla sopravvivenza stessa dell’Unione
monetaria». Il comunicato del Fondo, che ha ricevuto l’entusiastico supporto della Commissione e che compendia le osservazioni già fatte dalla Bce di Mario Draghi, di fatto stabilisce l’ordine del giorno del prossimo Consiglio europeo, e sarà oggi al centro delle discussioni del vertice a quattro convocato a Roma con Merkel, Monti, Hollande e Rajoy. Per la cancelliera tedesca, che finora si è opposta a gran parte delle misure suggerite dal Fmi e condivise dagli altri governi, dalla Commissione e dalla Bce, è una sfida gigantesca. «Dobbiamo rifondare l’Unione economica e monetaria, arrivare ad una vera e propria Uem2», ha spiegato il commissario agli affari economici Olli Rehn.
Nel suo rapporto, la Lagarde ha tracciato un quadro molto allarmante sullo stato dell’eurozona, puntando soprattutto il dito sul circolo vizioso tra debolezza del sistema bancario e crisi dei debiti sovrani, che vengono peggiorati dalla necessità di intervenire in aiuto delle banche nazionali in difficoltà. Proprio ieri, dalla Spagna è arrivata la notizia che il fabbisogno di capitalizzazione delle banche iberiche si colloca tra i 51 e i 62 miliardi di euro: ben al di sotto dei 100 miliardi di euro messi a disposizione dagli europei. Se continua così, dice l’FMI, l’unione monetaria non potrà sopravvivere. Deve rifondarsi con una serie di misure a breve, medio e lungo termine. Tra le misure a breve termine, la Lagarde indica in particolare la necessità di finanziare direttamente a livello europeo la ricapitalizzazione delle banche, senza più gravare sui bilanci nazionali, come è avvenuto anche recentemente per il caso spagnolo. Quanto alle euro-obbligazioni, che dovrebbero costituire una prima, parziale comunitarizzazione del debito, il Fmi suggerisce che vengano utilizzate per finanziare l’Unione bancaria, con il suo fondo per la risoluzione delle crisi e per la garanzia comune sui depositi.
Il rapporto del Fmi, che anticipa in larga misura quello che il «quartetto », composto dai presidenti del Consiglio europeo, della Banca centrale, della Commissione e dell’eurogruppo, presenterà al vertice del 28 giugno, arriva in un momento cruciale per il settore creditizio. Ieri l’agenzia di rating Moody’s ha declassato quindici grandi banche sistemiche a livello mondiale, proprio in considerazione della loro esposizione alla crisi dei debiti sovrani. Il provvedimento riguarda cinque banche americane, nove banche europee e una canadese. Il Credit Suisse perde tre livelli di rating, da A1 a Aa1. Le banche americane colpite sono Goldman Sachs, JP Morgan, Morgan Stanley, Bank of America e Citigroup. A queste si aggiunge la Royal Bank of Canada. Tra le europee ci sono, oltre a Credit Suisse, Bnp Paribas, Deutsche Bank, UBS, HSCB, Barclays, Societe Generale, Royal Bank of Scotland, Credit Agricole.

Commenti

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Speriamo che Moody's ridimensioni (meglio di declassi) anche gli stipendi di atleti attori cantanti.
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