Responsabilità civile dei giudici governo battuto alla Camera Severino: norma da correggere

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Almeno cinquanta franchi tiratori. Duello tra Pd e Pdl Lo scontro   Bersani: "Da irresponsabili, ora un chiarimento" Alfano: "Chi sbaglia, paga" 

ROMA - Finisce come tutti, sin da mercoledì sera, sapevano che sarebbe finita. Alla Camera, sulla responsabilità civile dei giudici, il governo va in pezzi. Si divide in due. Si ricostruisce il fronte Lega, Pdl, Responsabili e Radicali. Non solo. Nei 264 voti a favore dell´emendamento del maroniano Gianluca Pini, che vuole far pagare gli errori direttamente ai giudici anche per una «manifesta violazione del diritto», ci sono anche dai 35 agli oltre 50 voti individuabili tra Pd e Terzo polo. Voti che lasciano al palo i 211 deputati che votano contro la "trovata" di Pini. Che rispettano l´indicazione fornita in aula da un timido Enzo Moavero, il ministro per gli Affari europei, il quale boccia e dà parere contrario alla norma Pini. Il Guardasigilli Paola Severino non c´è, resta al Senato per il decreto sul civile, manda al suo posto il sottosegretario Salvatore Mazzamuto. Il Pdl, davanti al presidente della Camera Gianfranco Fini, prima s´impegna a votare contro Pini. Lo assicura davanti a più testimoni il capogruppo Fabrizio Cicchitto. Poi il diktat del segretario Angelino Alfano cambia le carte. Enrico Costa, che sarebbe dovuto intervenire per motivare il «no», non parla più. 
A seduta ormai finita arriva la Severino e promette che la norma «al Senato dovrà essere migliorata perché interventi spot su questa materia possono rendere poco armonioso il quadro generale». Quasi minimizza il Guardasigilli, ma per il governo la stangata è pessima. Per i magistrati è molto di più. Passata mezz´ora dalla fine della seduta annunciano lo stato di agitazione e fanno intendere che sono pronti allo sciopero. Dicono il presidente Luca Palamara e il segretario Giuseppe Cascini: «È una norma incostituzionale. È un atto di piena ritorsione contro la magistratura». Ribatte Pini: «Non mi faccio intimidire dall´Anm, la mia è una norma di civiltà». 
Si scatena il segretario del Pd Bersani: «No al riemergere di vecchie maggioranze». Chiede perentorio: «Al senato si cambi, basta con la slealtà, è stato un gesto irresponsabile». La Bindi dichiara: «Se la norma non cambia non si vota neppure la legge Comunitaria». Il capogruppo Francescini preannuncia «gravi conseguenze per il governo». Casini si limita a dire «che la norma è giusta ma messa nel posto sbagliato». Di Pietro è furibondo, parla di una Camera che «in clima da P2» ha votato una ritorsione piena contro la magistratura giusto mentre si stanno per compiere i venti anni di Mani pulite e mentre Berlusconi sta per essere condannato a Milano. Singolari coincidenze. Alfano ribatte freddo: «Chi sbaglia paga, anche i magistrati». 
Il voto a favore della responsabilità, per come si è svolto, sembra invece senza storia. Prima della seduta, in un vertice, sembra chiuso l´accordo di respingere la proposta di Pini in cambio di un ordine del giorno che impegna il governo a fare una legge organica. Ma in aula si capisce subito dal clima che qualcosa è cambiato. Parla Moavero e boccia Pini. Parla il Pd e fa lo stesso. Poi ecco la radicale Bernardini che rievoca il referendum dell´87 «tradito» dalla legge Vassalli. E qui scatta il primo applauso del Pdl. Interviene la presidente della commissione Giustizia, la finiana Giulia Bongiorno. Spiega che «il problema è giusto», ma parlare di «manifesta violazione del diritto» significa «terrorizzare i giudici quando applicano la legge». Partono i buuhhh e qualcuno le grida «voltagabbana». A ruota parla l´ex sottosegretario Alfredo Mantovano, un ex magistrato e annuncia il suo voto a favore di Pini perché «se firmo un atto ho il dovere di conoscerlo fino in fondo». Si associano i Responsabili con Belcastro. Il voto è segreto. Finisce com´era chiaro che sarebbe finita. Dirà la Pd Ferranti «d´ora in avanti i giudici saranno burocrati e impauriti».

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