Rutelli giura: «Ci hanno fregato»

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Gli ex dl non accettano (per ora) il risarcimento: troppo poco. L'inchiesta va avanti

«Il punto è: se non dovesse trattarsi di appropriazione indebita aggravata; se Lusi cioè avesse fatto investimenti, magari un po' spericolati, e potesse dimostrare - lui, oppure un pm - che condivideva con qualcuno della Margherita questa scelta, di che reato si tratterebbe?». Un ex margheritino, che in questo momento se ne sta prudentemente defilato, esprime il dubbio che serpeggia fra democratici e rutelliani, uniti - benché «entità distinte» (e il Pd con bilanci certificati, giura il tesoriere Antonio Misiani) - da un unico sputtanamento grazie al caso Lusi, il tesoriere reo confesso di aver sottratto 13 milioni al bilancio di un partito, la Margherita, che non c'è più.
Mercoledì Lusi ha fatto una proposta di restituzione del bottino. I tre rappresentanti legali della Margherita (costituitasi parte lesa) Francesco Rutelli, Enzo Bianco e Gianpiero Bocci ieri mattina si sono visti e hanno deciso che la proposta di fidejussione di 5 milioni di euro come anticipo dei 13 che l'ex-tesoriere si è impegnato a restituire, non basta. La Margherita, spiega il legale Titta Madia, «è orientata a recuperare l'intero danno ricevuto». La transazione per ora non si fa. E così Lusi non può chiudere neanche il patteggiamento con i giudici (la sua proposta, rifiutata, è di un anno di pena, contro i 3 del massimo della pena per questo reato).
Per Rutelli la scelta è ad altissimo rischio: se accetta la transazione, facilita la chiusura dell'inchiesta, con l'effetto di alimentare i dubbi sul fatto che Lusi abbia agito da solo. E che ora si stia assumendo su di sé ogni responsabilità per salvare il partito. E così il presidente dell'Api dichiara di avere «il desiderio che si faccia la massima chiarezza sulla vicenda» e di essere pronto «alla massima collaborazione con l'autorità giudiziaria». «Siamo stati fregati», dice la sera a Otto e mezzo, «a mia onesta personale è la ragione della mia vita, mi batterò per questo».
I giudici vanno avanti, almeno per ora: vogliono sentire Enzo Carra, Renzo Lusetti, Calogero Piscitello, Battista Bonfanti e Carmine Nuccio, tutti ex Margheritini firmatari dei due ricorsi che impugnava la validità dei rendiconti riguardanti il periodo 2009-2010. Spiega Carra: «Facemmo causa perché nessun rendiconto poteva essere stato approvato dal momento che è l'assemblea federale, per a disposizione statutaria, a doverlo fare e noi che ne facciamo parte non siamo mai stati convocati». Verranno sentiti anche Arturo Parisi, che aveva denunciato «opacità nelle voci di bilancio», e l'ex responsabile della circoscrizione Esteri Luciano Neri, che all'ultima assemblea dl aveva denunciato l'impossibilità di «conoscere alcunché sulla gestione delle risorse» e oggi sostiene di aver ricevuto una «reazione violenta di chiusura totale» perché, dice «forse, qualcuno voleva dividere le risorse tra le fondazioni di riferimento dei diversi maggiorenti». E questo sarà un altro strascico di polemiche: gli ex già litigano sulla destinazione dei soldi non ancora restituiti.
Sul fronte Pd le cose non vanno meglio. Il boomerang politico è anche per il partito di Bersani, a cui Lusi è tuttora iscritto. E a poco varrà la sospensione che lunedì prossimo dovrebbe comminare la commissione di garanzia, non essendoci gli estremi per l'espulsione. 
Bersani corre ai ripari: c'è una nuova mela marcia fra i suoi, e il fatto che non abbia rubato al Pd non alleggerisce le responsabilità del partito. Così, insieme a Casini (socio di Rutelli nel Terzo Polo) chiede che «si metta in rapida discussione una legge per dare attuazione all'articolo 49 della Carta, con una legge sui partiti». Ma se anche il parlamento la approvasse - ed è affaccendato in tutt'altro - come consolazione per il militante democratico maltrattato non è un gran ché.

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