Senza dimora, sempre più italiani chiedono aiuto. Più a rischio i 40enni

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I dati dell’help center della Stazione Termini. In calo gli stranieri mentre l’utenza italiana è in crescita. La stragrande maggioranza sono uomini che hanno perso il lavoro e faticano a ricostruirsi una vita. In aumento i nuclei familiari sfrattati

ROMA – Nell’ultimo anno sono aumentati gli italiani che si sono rivolti all’help center della stazione Termini di Roma, lo sportello di ascolto ed orientamento per le persone con disagio sociale e per i senza dimora. Se nel 2010 gli utenti stranieri rappresentavano l’84% del totale, negli ultimi mesi il dato percentuale è sceso al 70% a causa dell’aumento dell’utenza italiana. “Quello che stiamo registrando nell’ultimo periodo è un aumento degli italiani, in particolare dopo la crisi economica che ha colpito il paese- sottolinea Fabrizio Schedid, responsabile dell’Help center di Termini-. La perdita del lavoro è spesso la causa della perdita della casa e in alcuni casi anche della rottura del rapporto in famiglia. Non a caso c’è un aumento degli utenti maschi quarantenni, una categoria particolarmente a rischio che noi chiamiamo di ‘anzianità precoce’. Per queste persone – continua Schedid - è particolarmente difficile ricostruirsi un futuro: sono troppo grandi per rientrare nel mondo del lavoro e troppo giovani per andare in pensione. A questo si aggiunge la particolare situazione psicologica legata al fatto di sentirsi falliti”. In tutto ogni anno sono in media 2.500 i nuovi utenti che contattano l’help center della principale stazione della Capitale per chiedere un aiuto nella ricerca del lavoro, della casa o per avere assistenza.

Particolarmente indicativi sono gli ultimi dati del mese di settembre 2011: su un campione di circa 170 utenti il 47% è privo di dimora (in gran parte italiani); il 6% vive dentro la stazione Termini; il 14% è ospite da conoscenti, amici o parenti perché altrimenti vivrebbe in mezzo alla strada. Solo il 2% ha una casa di proprietà, l’11% è in affitto con contratto e il 4% vive in una roulotte o nelle baracche. Si tratta, inoltre di una popolazione tendenzialmente giovane: il 35% degli utenti ha tra 18 e 39 anni; il 47% tra 30 e 49 anni; 14% tra 50 e 60; solo il 4% è costituito da ultrasessantenni. La stragrande maggioranza sono uomini (76%).“Gli utenti maschi sono la maggioranza ma anche le donne sono in aumento –continua Schedid-. Il problema per gli uomini sta nella difficoltà di trovare lavori anche saltuari. Le donne sono richieste come badanti mentre per loro è più difficile. Anche la ricerca di un alloggio al di fuori della famiglia è molto impegnativa. A Roma, dove il prezzo di una stanza è molto alto, si preferisce affittare a uno studente piuttosto che a un adulto”.Tra i nuovi utenti che si rivolgono allo sportello non mancano anche alcuni nuclei familiari colpiti anch’essi dalla crisi economica. “Si tratta per lo più di famiglie e coppie sfrattate dalle loro abitazioni-aggiunge Schedid-. Spesso reggono finché riescono a rimanere in casa con la madre anziana che percepisce una pensione. Ma se restano soli non ce la fanno, molti sono in lista per un alloggio popolare, nel frattempo, però, si ritrovano senza casa”. In tutto la media delle richieste dell’help center è di 1.500 al mese: il 30% riguarda la ricerca di un lavoro, seguono la richiesta di un alloggio e di un aiuto sanitario.

“La percezione che abbiamo è che la povertà sia sempre più legata al contesto territoriale- sottolinea Alessandro Radicchi, direttore dell’Osservatorio nazionale sul disagio e la solidarietà – In particolare si sta evidenziando come le famiglie italiane si stiano affacciando alla povertà. La crisi, infatti, non ha toccato chi si trovava in uno stato di povertà estrema, ma ha investito i ceti medio bassi. Le fasce più emarginate semmai hanno risentito della mancanza di servizi: molte cooperative, infatti, non hanno più fondi e fanno fatica a portare assistenza ai più poveri” (ec)

 

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