Medu: “Ottomila senza dimora nella capitale, mille a Firenze”

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Sono soprattutto migranti forzati e profughi in transito nelle principali stazioni. L’ong denuncia che il sistema di accoglienza dei titolari di protezione internazionale sta producendo nuovi homeless. Il diritto alla salute non è garantito

Roma - Sempre più in Italia per i rifugiati, dopo la prima accoglienza, non c’è integrazione ma soltanto la strada. E’ il risultato di un’indagine condotta su due città campione, Roma e Firenze, dall’Ong Medici per i diritti umani, che si occupa di fare da ‘ponte’ fra le persone che sono senza dimora e i servizi socio sanitari. Tutelando il diritto alla salute di chi vive per la strada o dorme nelle stazioni, il team di Medu ha redatto “Città senza dimora- Indagine sulle strade dell’esclusione”, pubblicato da Infinito ezioni, con la prefazione di Carlotta Mismetti Capua e l’introduzione di Nicoletta Dentico.

Ottomila persone senza dimora a Roma, mille a Firenze. Tra di loro gli italiani sono la minoranza, aumentano sempre più gli stranieri, giovani sotto i 30 anni e rifugiati. Questo risultato spinge Medici per i diritti umani a fare una grave denuncia: “Il sistema di accoglienza e integrazione per le sue gravi insufficienze produce nuovi homeless”. L’indagine delle unità mobili di assistenza socio-sanitaria di Medici per i Diritti Umani (Medu) si basa su un lasso temporale di sei mesi, da ottobre 2010 ad aprile 2011, in cui sono state  realizzate 103 uscite ed assistito 513 pazienti senza dimora in 21 aree cittadine di Roma e Firenze.

Nella capitale, alcuni dei luoghi presidiati da Medu sono le stazioni Ostiense, Termini, Tiburtina e Tuscolana, la baraccopoli di Ponte Mammolo e l’ex ambasciata somala di via Dei Villini, oggi sgomberata. A Firenze sono state nove le zone raggiunte, fra cui le occupazioni dell’ex sanatorio Luzzi nel comune di Sesto Fiorentino e dei magazzini dell’ospedale Meyer, assieme all’insediamento spontaneo dei rom di via del Ponte di Quaracchi.

“Nella nostra stima di ottomila senza dimora a Roma e di mille a Firenze includiamo non solo le persone che vivono per la strada ma anche quelle che temporaneamente trovano alloggio nei centri di accoglienza pubblici e chi vive in precarietà abitativa, ad esempio nelle occupazioni, è una definizione estensiva del termine” spiega Marie Aude Tavoso, vicepresidente Medu. “La conseguenza di ciò che abbiamo visto è che in questo momento il diritto alla salute in Italia non è garantito per tutti alla stessa maniera – continua – la strada è il collettire di cattiva coscienza della società, il luogo più evidente del malessere sociale”. (rc) (vedi lancio successivo)

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