Alunni rom assenti a scuola, una preside scrive a Pisapia

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Da due mesi le famiglie del campo di via Idro vivono al freddo, senza corrente elettrica: per questo i bambini sono sempre malati. La richiesta: "Si faccia carico di quanto sta succedendo per garantire condizioni di vita umane e dignitose"

MILANO - Stanca delle continue assenze dei suoi studenti rom perché malati, ha scritto al sindaco di Milano Giuliano Pisapia: "Si faccia carico di quanto sta succedendo per garantire ai nostri alunni e alle loro famiglie condizioni di vita umane e dignitose". La lettera è firmata daI dirigente scolastico Anna Zoppi dell'istituto Russo - Pimentel (elementari e medie), dagli insegnanti, dal personale Ata e da alcuni genitori. I bambini rom vivono nel campo comunale di via Idro, 62, in fondo a via Padova. "Da ormai due mesi sono senza la fornitura di energia elettrica. È inutile dilungarsi sulla situazione che questi bambini vivono: freddo, mancanza di sicurezza, mancanza di igiene, fatti che aggravano la condizione di precarietà in cui si trovano da parecchio tempo". Da qui l'appello al Sindaco e a tutti i consiglieri comunali perché risolvano la situazione.

Un appello rilanciato anche dal blog dell'associazione dei genitori degli alunni del plesso Russo - Pimentel: "Sono giorni difficili per questi bambini, da mesi la corrente elettrica manca per intere giornate: è praticamente impossibile lavarsi con acqua calda, non si riesce neanche a scaldare una tazza di latte, provate a immaginarvi di vivere senza corrente elettrica …". Il portavoce delle famiglie Rom, le associazioni, e le diverse realtà che in questi mesi sono state accanto agli abitanti, hanno cercato un contatto con la nuova amministrazione comunale e dopo mesi di silenzi, sembrerebbe fissato per settimana prossima un incontro tra i capi famiglia e l’assessore Granelli".

Nel campo di via Idro 62 abitano 115 rom harvati italiani da oltre 20 anni. Il progetto della Giunta Moratti era quello di trasformarlo in un campo di transito. Il problema della mancanza di corrente elettrica nasce dal fatto che nel campo non esistono contatori individuali. E così viene sospesa ogni volta che la morosità "collettiva"  raggiunge livelli insostenibili. Il 10 marzo scorso una decina di associazioni e la Casa della Carità avevano chiesto "la posa di contatori personalizzati che li ponga nelle condizioni di pagare le bollette o andare incontro alla sospensione della fornitura in caso di morosità in modo individuale e non collettivo. Come in tutti i condomini, le utenze vengano sospese solo alla famiglia morosa". (dp)

 

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