Dell'Utri indagato per estorsione I pm sentono Marina Berlusconi

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«Ricattò il Cavaliere». Il senatore: questi magistrati sono malati


PALERMO — «Stiamo trattando con i suoi legali per definire una data». Usa questa espressione il procuratore aggiunto Antonio Ingroia lasciando intendere che Silvio Berlusconi verrà al più presto a Palermo per deporre come «persona informata sui fatti» nell'inchiesta sulla presunta estorsione in suo danno di cui è accusato l'amico di sempre, il senatore Marcello Dell'Utri. 
I magistrati di Palermo non vogliono sollevare più polemiche di quante non ce ne siano già e per questo nelle parole di Ingroia c'è quasi un tono di giustificazione sul forfait dato lunedì scorso dall'ex premier. «Non è vero che si è rifiutato di venire, ha posto un problema di altri impegni e ora con i suoi legali stiamo cercando di definire un'altra data». Confermata anche la convocazione per il 25 luglio della figlia del Cavaliere, Marina Berlusconi, anche lei come teste e parte offesa nell'ambito della stessa inchiesta. 
Ma da dove nasce questa nuova bomba giudiziaria che esplode proprio nel giorno in cui Marcello Dell'Utri è a Palazzo di Giustizia di Palermo per la ripresa del processo d'appello (anche qui i pm hanno chiesto la convocazione di Berlusconi) dove è imputato per concorso esterno in associazione mafiosa dopo l'annullamento con rinvio in Cassazione della condanna a 7 anni? I magistrati siciliani avrebbero ricostruito un vorticoso giro di denaro da parte di Berlusconi a beneficio di Marcello Dell'Utri.
Al momento si lavora su trasferimenti tutti alla luce del sole, quindi regolari bonifici o altre operazioni bancarie, per somme di vario importo che nell'arco di un decennio avrebbero raggiunto la ragguardevole cifra di oltre 40 milioni. Ultimo passaggio sospetto la vendita della famosa villa sul lago di Como ceduta da Dell'Utri a Berlusconi a un valore molto più alto di quello stimato e tra l'altro a ridosso dell'udienza in Cassazione, il 9 marzo 2012. Secondo una stima del 2004 valeva poco più di 9 milioni di euro e invece è stata ceduta per 21 milioni.
Tutto questo passaggio di denaro farebbe ipotizzare una perdurante e sistematica attività estorsiva da parte di Dell'Utri ai danni di Berlusconi e in alcuni casi anche della figlia Marina per quei rapporti bancari cointestati. La Guardia di Finanza avrebbe ricostruito tutti i trasferimenti in favore del senatore Dell'Utri. E qui la seconda, fondamentale, domanda: perché tanta generosità da parte del Cavaliere? L'ipotesi è che tutto quel denaro sia il prezzo pagato in cambio del silenzio di Dell'Utri su presunti rapporti dell'ex premier con esponenti mafiosi.
La reazione del senatore del Pdl è arrivata in tempo reale appena si è sparsa la notizia della nuova indagine a suo carico. «Pure l'accusa di estorsione — ironizza —, mi manca solo la pedofilia e poi le abbiamo tutte. La verità è che questi magistrati sono malati, sono morbosi» (in serata la replica di Ingroia: «Dell'Utri mi ha definito pazzo e a volte mi ci sento. Mi piace essere un po' pazzo come Borsellino perché continuo a credere che, nonostante tutto, si possa raggiungere la verità sui grandi misteri del Paese»). Quanto alla villa, Dell'Utri ritiene addirittura di averci rimesso. «L'avevo messa in vendita due anni fa per 30 milioni — spiega — questo è il suo valore reale, quindi io ci ho perso». E la perizia del 2004? Per Dell'Utri risale a «otto anni prima quando la casa era ancora in costruzione e quindi il valore era sulla carta».
Immediate anche le reazioni del Pdl con in testa il segretario Alfano che parla di «strane coincidenze». «Ancora una volta come troppe altre volte, apprendiamo dell'ennesima replica di uno stanco copione. Si avvicinano le urne e torna il desidero di aprire la campagna elettorale per via giudiziaria». Per il capogruppo alla Camera Fabrizio Cicchitto si tratta di «giustizia a orologeria». «Non avevamo dubbi — afferma — che la Procura di Palermo avrebbe cercato in tutti i modi di coinvolgere Berlusconi». Da parte sua il procuratore Francesco Messineo ritiene «incongruo controbattere a dichiarazioni legittime che rispecchiano il pensiero di qualcuno. Che poi siano vere o meno, questa è un'altra cosa».

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