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03 Novembre 2011
I movimenti e le rivoluzioni non nascono come i funghi. Il cambiamento nella vita personale apre la mente e dona una forza che alimenta chi nel mondo tenta di incarnare intuizioni, idee nuove e saperi antichi, depotenziando la società che si contesta, spostando le energie dal""contro" al "per". Non è la coerenza chiesta al militante o al discepolo. E' voglia di sperimentare, di vivere quel che si intuisce senza aspettare il crollo del sistema o la vittoria elettorale di una sinistra immaginaria. C'è la spinta a fare qualcosa da subito. Non si chiede, si fa. Pratiche diverse diventano lievito per la società civile, creano forme più adeguate ai tempi e soluzioni per i problemi esplosi in ogni campo dell'agire umano.Vengono sperimentate da pionieri in un contesto che può essere personale, locale e planetario. Si ricostruiscono valori, si definisce una nuova cultura. Il cambiamento culturale precede sempre i grandi cambiamenti storici.
Anche per lo psicologo junghiano Ernst Bernhardt nelle epoche di transizione il singolo anticipa lo sviluppo generale. Descrive il cambiamento personale secondo due modalità, a stella marina e a valanga. I gesti quotidiani costruiscono il rivoltarsi della stella marina, movimento dopo movimento, la valanga precipita improvvisa. Ma la prima modalità è nelle possibilità di ognuno di noi. Sono «movimenti non appariscenti, le piccole cose che abbiamo ancora in mano e che possiamo padroneggiare». Così per il cambiamento sociale. Il cittadino ecologico assume la responsabilità civica verso l'ambiente (Andrew Dobson, "Citinzenship and the Environment") e decide di vivere una vita sobria e solidale.











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