I 100 milioni di donne che mancano all'appello

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A l momento mancano all'appello 100 milioni di donne, mai nate o presto morte. In tutte le parti del mondo, ma soprattutto in Paesi sconfinati e prepotentemente emergenti come l'India e la Cina. È un fenomeno di proporzioni allarmanti di cui solo raramente si sente parlare, ed è assai appropriato che adesso Anna Meldolesi lo affronti seriamente nel suo nitido libretto Mai nate (Mondadori Università, pp. 194, 16), dove si analizzano i fatti, si cerca di capirne le motivazioni e si propongono sommessamente soluzioni. 
Varie sono le ragioni per cui in alcune famiglie si preferiscono figli maschi, e li si preferisce a tal punto da sopprimere le eventuali figlie femmine utilizzando le tecniche più diverse, dalla selezione degli spermatozoi alla diagnosi prenatale fino all'infanticidio mirato dei neonati femmina. Si è arrivati a calcolare che «nel 2020 un cinese su cinque potrebbe non riuscire a trovare moglie. I ragazzi maschi al di sotto dei 19 anni, infatti, supereranno le coetanee femmine di 30-40 milioni». Molte di queste ragioni affondano le radici nelle tradizioni di una società patriarcale di un certo tipo, anche se a volte si citano anche particolari condizioni di natura socio-economica. È però prevalentemente la tradizione che porta Paesi come l'Albania, la Georgia, le Filippine, lo Sri Lanka, il Venezuela o l'Armenia a presentare un disarmante quadro di genericidio, cioé di soppressione di embrioni o infanti di sesso femminile. Gli abitanti di questi Paesi importano spesso questa loro usanza anche nelle Nazioni nelle quali si trovano a emigrare, almeno alla prima generazione. Tutto ciò nonostante nel luogo di arrivo non si riscontrino che alcune delle condizioni socio-economiche tipiche del luogo di partenza.
Incalzante ed eccezionalmente documentato, il libro di Anna Meldolesi è un modello di serietà e di impegno, sempre attento all'obiettività, senza mai indulgere alla retorica e alle mitologie oggi imperanti. L'autrice è evidentemente convinta, come me, del fatto che la verità sia la migliore delle mitologie e che una buona causa si serva meglio sforzandosi di essere obiettivi piuttosto che partigiani, perché i miti e i risentimenti passano, la verità resta. Anche con le migliori intenzioni, la non-verità resta non-verità, e non si sa mai quale uso se ne potrà fare in seguito. 
E che questa sia una buona causa non c'è proprio dubbio: non esiste nulla nella natura né nella cultura che possa consigliare di fare a meno di un così alto numero di esseri umani di sesso femminile, anche al di là di ogni considerazione suggerita dalla pietas. Sono veramente lunghi e contorti i percorsi che portano dalla natura alla cultura, e alcuni si presentano francamente incomprensibili. Questo vale soprattutto per quelli di cui non si parla mai e che vengono dati per ovvi o scontati. È quindi opportuno dare per scontato il minor numero possibile di convinzioni sociali: non si sa mai che cosa ne può derivare. E, come è noto, è molto più facile prevenire che correggere.

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