De Gennaro e il caso della Diaz «Rispettato lo Stato di diritto»

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«Dolore per le vittime», polemiche sulla solidarietà ai poliziotti

ROMA — «Profondo dolore» per chi a Genova subì «torti e violenze», ma anche «affetto e umana solidarietà per quei funzionari di cui personalmente conosco il valore professionale». Gianni De Gennaro, oggi sottosegretario a Palazzo Chigi con delega ai Servizi, nel luglio 2001, al G8 di Genova, era il capo della polizia. E ieri, tre giorni dopo la sentenza della Cassazione che ha condannato, per il caso della scuola Diaz, Francesco Gratteri, Gilberto Caldarozzi e Giovanni Luperi, superpoliziotti legati a lui da anni di lavoro e successi contro la mafia e il terrorismo, ha voluto render noto il suo pensiero, affidandolo a una nota stringatissima ma altrettanto densa di significati.
Dopo «le scuse» dell'attuale capo della polizia, Antonio Manganelli, rivolte «ai cittadini» che, undici anni fa, subirono «danni». E dopo la reazione a caldo del ministro dell'Interno Annamaria Cancellieri («A Genova furono commessi gravi errori, è giusto che i responsabili paghino»), le parole di De Gennaro erano molto attese. Ecco la nota, dunque: «Le sentenze della magistratura — scrive all'inizio il sottosegretario — devono essere rispettate ed eseguite, sia quando condannano, sia quando assolvono...». Già, perchè lui stesso, processato per un episodio collaterale, fu invece assolto da un'altra sezione della Cassazione, diversa da quella che giovedì scorso ha emanato le condanne. «In seguito alle decisioni per i gravi fatti di Genova - continua - le competenti autorità hanno puntualmente adempiuto a tale dovere, operando con tempestività ed efficacia». Il riferimento è all'immediata sostituzione degli alti funzionari condannati.
Ma De Gennaro ci tiene anche a sottolineare un punto fondamentale: «Per quanto mi riguarda ho sempre ispirato la mia condotta e le mie decisioni ai princìpi della Costituzione e dello Stato di diritto. E continuerò a farlo con la stessa convinzione, nell'assolvimento delle responsabilità che mi sono state affidate in questa fase». Chiarissimo il messaggio: mai, da parte sua, fu calpestata la legge e soprattutto i diritti dei cittadini. Ed è a questo punto che affiora in tutta la sua evidenza il forte contrasto di sentimenti provato in queste ore dal capo della polizia dell'epoca: «Resta nel mio animo - scrive De Gennaro - un profondo dolore per tutti coloro che a Genova hanno subìto torti e violenze. Ed un sentimento di affetto e di umana solidarietà per quei funzionari di cui personalmente conosco il valore professionale e che tanto hanno contribuito ai successi dello Stato democratico nella lotta al terrorismo ed alla criminalità organizzata». 
Giuliano Giuliani, padre di Carlo, il ragazzo ucciso durante il G8, è molto critico: «De Gennaro prova dolore, ma non chiede scusa. Lui era il più alto in grado e quindi lui dovrebbe sentire su di sé tutte le responsabilità di quanto accaduto quella notte alla Diaz. Invece, rispetto alle scuse, anche se di facciata, pronunciate da Manganelli, nelle sue frasi percepisco un sostanziale passo indietro». Durissimo Vittorio Agnoletto, portavoce del Genova Social Forum 2001: «De Gennaro con arroganza rivendica ogni cosa e osa addirittura affermare che tutto a Genova si è svolto secondo la Costituzione. Inaccettabile che resti nel governo. Sono parole di un capobanda che, dopo aver subìto una sconfitta, resta consapevole dell'enorme potere di cui ancora dispone».

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